Da Palazzo federale

Mar 21 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 326 Views • Commenti disabilitati su Da Palazzo federale

Niente rientri, i miliardi dell’AVS rimangono in America (grazie al PS!)

È di giovedì 12 corrente la notizia che l’AVS ha circa 40 miliardi di franchi depositati in una banca statunitense e che il Consiglio nazionale ha respinto una mozione della sua Commissione economia e tributi che chiedeva di fare dietrofront. I contrari sono stati 98 (PLR, sinistra e Verdi liberali), i favorevoli 89 (UDC e maggioranza del Centro) e gli astenuti 8. In pratica, si voleva incaricare il Consiglio federale di sollecitare Compenswiss a revocare il mandato alla State Street Bank International per affidarlo a una banca svizzera. Secondo il relatore Thomas Matter (UDC/ZH), i fondi sono di importanza sistemica per il paese. La società madre americana è soggetta al diritto americano. «Anche se il rischio è certamente basso, non si può escludere del tutto che prima o poi gli USA facciano valere i propri interessi contro la Svizzera, qualora ciò si rendesse necessario dal punto di vista americano», ha detto.

Se un domani il governo USA imponesse sanzioni alla Svizzera, la banca sarebbe costretta a rispettarle. La soluzione giusta non è quella più economica ma quella più sicura.

La consigliera nazionale Kathrin Bertschy (PEV-ZH) ha per contro asserito che i vantaggi di lasciare i capitali in America «sono evidenti». L’AVS, per la deputata del PEV, risparmierà nei prossimi cinque anni, circa dai 3 ai 5 milioni di franchi (!). Dal 2024, UBS non è più la   banca depositaria del fondo di compensazione AVS/AI/IPG/AD della Confederazione.

A subentrare all’istituto elvetico (dopo 26 anni) è stata la State Street Bank di Boston, più precisamente la filiale di Zurigo dell’ufficio di Monaco dell’istituto nordamericano.

Il patrimonio gestito ammonta in totale a 46 miliardi di franchi, 40 dei quali appartenenti all’AVS. Una quindicina di miliardi sono fisicamente gestiti negli USA. Questo cambio era stato deciso dal CdA di Compenswiss, che è l’istituto che gestisce il fondo. L’incarico era stato conferito su concorso alla banca statunitense, sulla base della sua esperienza, delle sue competenze tecniche, del rapporto qualità-prezzo, della solidità finanziaria e della sua reputazione. La banca depositaria svolge un ruolo esclusivamente amministrativo che consiste nel garantire la corretta custodia degli attivi dei suoi clienti, calcolare i rendimenti, fornire rapporti e una panoramica degli attivi.

Ora, in caso di sanzioni gli USA potrebbero bloccare questi miliardi dell’AVS!

Come è potuto accadere? Per 26 anni una banca svizzera ha custodito i fondi dell’AVS ma, l’anno scorso, il consiglio di amministrazione dell’AVS ha deciso diversamente.

E ora i miliardi sono in mano americana. Questa decisione è del tutto incomprensibile.

I fondi di compensazione AVS/AI/IPG sono di grande importanza per il nostro paese.  Si tratta del sistema di previdenza svizzero, che è essenziale e per il quale, in ultima analisi, i contribuenti sono responsabili. Ultimamente abbiamo dovuto assistere più volte al crollo o addirittura al fallimento di istituzioni essenziali per il sistema. 

Abbiamo quindi presentato una mozione, perché i fondi AVS devono essere gestiti da una banca svizzera. Non permetteremmo mai che, per esempio, il gruppo energetico Axpo venga rilevato dai cinesi!

Il PS in totale contraddizione!

Purtroppo, la maggioranza del Consiglio nazionale ha deciso diversamente. In primis, il PS. La sinistra vuole lasciare i miliardi dell’AVS agli Americani. Non posso che stupirmi: il partito del «Fuck you, Mister Trump» non vuole acquistare aerei da combattimento americani, ma accetta senza alcun problema che i nostri miliardi dell’AVS vengano depositati in una banca statunitense?
Non è possibile che affidiamo a mani straniere una cosa così importante come i nostri fondi AVS. L’UDC continuerà a lottare affinché il patrimonio delle pensioni ritorni in Svizzera.

Interpellanze del consigliere nazionale Piero Marchesi

Piero Marchesi Consigliere nazionale UDC

Ennesima adozione automatica delle sanzioni UE nei confronti della Russia – La Svizzera ritorni alla neutralità!

Testo

Il Dipartimento DEFR ha annunciato che la Svizzera ha deciso di adottare il 16° pacchetto di sanzioni dell’UE nei confronti della Russia. Tale decisione segue una linea politica ormai consolidata, per cui il nostro paese si limita ad accodarsi alle scelte dell’UE senza un’autonoma valutazione dell’opportunità e delle conseguenze di tali misure per la Svizzera.

Il Consiglio federale, pur ribadendo a parole la neutralità svizzera, nei fatti ha ormai assunto un atteggiamento di totale allineamento alle posizioni dell’UE. Il principio di neutralità non è solo una questione simbolica, bensì un pilastro della politica estera svizzera che ha garantito stabilità, credibilità e capacità di mediazione nei conflitti internazionali. Con l’adozione sistematica delle sanzioni europee, la Svizzera – che è stata classificata dalla Russia come «Paese ostile» – si pone sempre più come parte di un blocco, minando la propria autonomia decisionale e la sua tradizionale posizione di terzietà.

Ora, con il riposizionamento della nuova amministrazione Trump, che sta rivedendo il proprio impegno nei confronti del conflitto in Ucraina, si apre uno spazio di riflessione e di riadattamento anche per la Svizzera. Continuare a seguire acriticamente le decisioni di Bruxelles rischia di precludere qualsiasi possibilità di un ruolo attivo della Confederazione nel favorire il dialogo e la pace.

Alla luce di quanto sopra, si chiede al Consiglio federale:

  1. Per quale motivo la Svizzera continua ad adottare automaticamente le sanzioni UE invece di sfruttare l’attuale contesto internazionale per rivedere la propria posizione e recuperare un profilo più neutrale?
  2. Come giustifica la sua politica di allineamento con l’UE, considerando il mutato atteggiamento degli Stati Uniti e il rischio di compromettere il ruolo storico della Svizzera come mediatore?
  3. Quali passi concreti intende intraprendere per recuperare la credibilità della Svizzera come paese neutrale e promotore della pace?
  4. Ha valutato le ripercussioni di questa politica sulla capacità della Svizzera di offrire i propri buoni uffici in futuro?
  5. La Svizzera intende sviluppare criteri indipendenti per l’adozione di sanzioni o continuerà a seguire automaticamente le decisioni di Bruxelles senza un’autonoma analisi?
  6. Non crede che questa decisione possa, in qualche modo, compromettere le relazioni economiche che la Svizzera intrattiene con gli USA?

Rafforzare il confine svizzero: ripristino delle recinzioni per fermare le entrate illegali

Motivazione

Numerosi paesi europei, compresi Stati confinanti con la Svizzera, hanno adottato misure strutturali per proteggere i propri confini nazionali dall’immigrazione illegale, come l’installazione di recinzioni. L’Austria, ad esempio, ha rafforzato in modo significativo il proprio confine settentrionale nell’area del Brennero con infrastrutture fisiche. Tali misure non solo proteggono il suo territorio da ingressi irregolari, ma permettono anche di prevenire un possibile afflusso di massa di migranti.

Considerato l’alto numero di persone che soggiornano illegalmente in Italia e il continuo arrivo di migranti intenzionati a entrare nel nostro paese, la possibilità di uno scenario simile nella zona di Chiasso, del Malcantone e delle altre zone più sensibili, appare sempre più concreta. Alla luce di questi sviluppi, si chiede al Consiglio federale quali misure intende adottare, in parallelo ai maggiori controlli alle frontiere, per evitare che il confine svizzero risulti un punto di facile attraversamento per l’immigrazione illegale.

Testo

Si chiede al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Considerato che il confine verde non è più presidiato e che la sua permeabilità facilita l’ingresso

illegale in Svizzera, il Consiglio federale dispone di un piano per rafforzare il controllo del confine

nazionale, in particolare nell’area di Chiasso, del Malcantone e delle zone ritenute più sensibili?

2. In caso contrario, intende avviare a breve una pianificazione per l’installazione di misure di protezione fisiche, come recinzioni o ostacoli, in modo da supportare in maniera più efficace le attività di sorveglianza del Corpo delle Guardie di confine?3. Esistono già le necessarie basi legali in materia di costruzione, pianificazione territoriale, selvicoltura e gestione del paesaggio, affinché si possa procedere rapidamente con l’installazione di strutture di protezione lungo il confine e con la creazione di zone libere da ostacoli per migliorare la sorveglianza.

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