Consuntivo del cantone – Non ci sono sorprese, i conti dello Stato vanno male, anzi peggio!

Apr 30 • Prima Pagina • 225 Views • Commenti disabilitati su Consuntivo del cantone – Non ci sono sorprese, i conti dello Stato vanno male, anzi peggio!

I risultati altamente deficitari del Consuntivo 2020 del cantone presentati lo scorso 14 aprile, contengono certamente i primi effetti del Covid 19, ma lo squilibrio ha origini ben più lontane e profonde.

Per una volta non menzioniamo cifre; proviamo a spiegarci a parole, con la speranza di ottenere maggiore attenzione attraverso un ragionamento politico in senso stretto. La pandemia non fa altro che mettere in luce, e con anticipo, quello che noi da anni andiamo ripetendo: si sono ottenuti alcuni pareggi dei conti, ma i risanamenti non sono mai stati fatti. Il male che affligge la finanza pubblica cantonale è ormai identificabile chiaramente da parte di chi, invece di osservare unicamente i numeri annuali, si china ad approfondire le tendenze in atto da tempo. Riteniamo inutile, in questa sede, entrare nei dettagli delle voci di spesa o dei Dipartimenti. Lo faremo in modo puntiglioso al momento del dibattito in Gran Consiglio. Qui ci basta di nuovo stigmatizzare il disimpegno del Governo e dei partiti di Governo a entrare in materia di numerosi atti parlamentari del gruppo UDC, una dozzina, che sono stati o bocciati o ancora non evasi. Atti che proponevano, in tempi non sospetti e non sotto la pressione dell’emergenza, di adottare alcune misure mirate e pertinenti per controllare la spesa e per sgravare selettivamente i contribuenti e le aziende.

Con questo comunicato vogliamo solo, da una parte lanciare di nuovo l’allarme a occuparsi seriamente del risanamento finanziario e, dall’altra, invocare un’unità di intenti tra le forze politiche per portare a casa il risanamento al più presto possibile. Lo squilibrio è strutturale e non di tipo congiunturale. In altre parole, i deficit enormi previsti fino al 2024, con la relativa esplosione del debito pubblico, non si risaneranno da soli; la ripresa economica, ammesso e non concesso che ci sarà, non basterà. Qui lo squilibrio è profondo e lo è da diversi anni. Le imposte pagate da tutti i contribuenti persone fisiche non bastano per fare gli stipendi di tutti i dipendenti del Cantone, tutte le imposte pagate dai cittadini e dalle aziende non riescono a coprire i sussidi erogati dallo Stato, le spese di funzionamento crescono di annoin anno nonostante lo Stato continui a fare suppergiù le stesse cose.

La spesa continua a salire più velocemente delle entrate e del gettito fiscale. Per colmare i deficit senza agire sulla spesa che galoppa indisturbata occorrerebbe aumentare le imposte a carico dei cittadini del 25%. La

crescita economica degli ultimi dieci anni non ha mantenuto le promesse né in posti di lavoro creati per i domiciliati, né nell’aumento del salario mediano, né nel gettito di imposte delle persone giuridiche; ha invece aumentato i lavoratori stranieri e i frontalieri, la disoccupazione, l’assistenza, l’emigrazione dei ticinesi e il malessere sociale diffuso. Quindi, i conti non si pareggeranno da soli semplicemente aspettando l’economia in ripresa per strizzare poi le aziende o i lavoratori.

Pur non essendo in Governo, noi dell’UDC sentiamo il dovere verso i cittadini e le aziende di forzare il lavoro di risanamento e ci siamo presi l’onere e il tempo per elaborare una via di uscita.

Abbiamo allestito recentissimamente un piano di correzione che abbiamo sottoposto alle altre forze politiche, e auspichiamo che si possa entrare al più presto in materia. Facciamo questo per impedire che vengano alzate le imposte e le tasse a tutti, in un momento nel quale i sacrifici non devono farli i cittadini ma lo Stato, tramite un comportamento di spesa efficiente ed efficace, oltre che parsimonioso e rispettoso dell’economicità.

Per questa ragione, se il nostro piano annunciato e presentato agli addetti ai lavori non sarà preso in considerazione e approfondito, procederemo direttamente con l’allestimento di decreti legislativi per risanare le finanze e contandoci poi direttamente in Parlamento. E ricordiamoci: a settembre il popolo ticinese avrà l’occasione di votare per l’introduzione del referendum finanziario obbligatorio!

UDC Ticino

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