Chi è conservatore? (2a parte)

Lug 25 • L'opinione, Prima Pagina • 307 Views • Commenti disabilitati su Chi è conservatore? (2a parte)

Termina qui il libro scritto dall’avvocato Tettamanti che ce ne ha cortesemente concesso la riproduzione a capitoli nel nostro giornale. Siamo sicuri che abbia suscitato nei nostri lettori lo stesso interesse che ha destato in noi redattori e ringraziamo vivamente l’avvocato Tettamanti per la sua disponibilità.

Si dice che la signora Thatcher, nella sua famosa borsetta, avesse sempre con sé un testo che diceva: «Non si può creare benessere se si demotivano i risparmiatori. Non si possono rinforzare i deboli, se si indeboliscono i forti. Non si possono aiutare i lavoratori salassando i datori di lavoro. Non si sviluppa la fratellanza coltivando l’odio di classe. La sicurezza sociale non può basarsi su soldi presi in prestito. Se si spende più di quanto si guadagna (mio appunto: e ciò vale anche per gli Stati) si va incontro a difficoltà. Non ci si può aspettare coraggio e forza di carattere se all’iniziativa e indipendenza viene resa difficile la vita.

È un’illusione pensare di continuamente aiutare l’umanità pretendendo di fare ciò che l’umanità per conto suo sa e deve fare, oltretutto in modo migliore.»

Rifacendoci a Roger Scruton (1944-2020), uno dei più attenti studiosi contemporanei del conservatorismo, potremmo anche dire che l’essere conservatori è una maniera particolare di posizionarsi che cerca di giudicare il mondo (e dunque anche l’economia, la politica, gli affari e la società in genere) possibilmente con freddezza e non lasciandosi influenzare da desideri tanto emotivi e belli quanto irrealizzabili, che servono talvolta quale pretesto per chi li propaga e quale specchietto per le allodole per chi ci casca.

Originalissima e interessante è la metafora di Michael Oakeshott (1901-1990), importante politologo e filosofo britannico, il quale vede in politica gli esseri umani come se essi veleggiassero in un mare che non ha sponde né porti ai quali attraccare e nessuna possibilità di ancorarsi. Noi ci troviamo su un’enorme nave che deve continuamente trovare il modo di stare a galla, per imperfetta che sia la navigazione. Si tratta – aggiungo io – della inesorabile condanna e dello splendido fascino dell’avventura umana.

Il mondo, la società a volte non possono che essere assecondati, accompagnati nella loro evoluzione (con tutte le complesse dinamiche che essi esprimono e affrontano), ma a due condizioni.

La prima è quella di non pensare che per evolvere si debba distruggere quanto fatto in precedenza, senza tener conto del fatto che l’evoluzione per affermarsi ha bisogno di un passato, di fondamenti e di esperienze su cui appoggiarsi: e questo patrimonio ci è dato dalla nostra storia, dalla nostra cultura.

L’altra condizione è quella di rinunciare alla pericolosa confusione fra evoluzione e rivoluzione, con la nefasta conseguenza di imporre altrettanto nefaste ideologie per mezzo di rivoluzioni cruente oppure di lenti rivolgimenti destabilizzanti volti a distruggere la società esistente (come purtroppo si sta facendo oggi) per seguire fallaci utopie.

Ovviamente non potrà mai definirsi o essere un conservatore chi condivide la visione della società di Karl Marx (espressa, è opportuno precisarlo, con Friedrich Engels in un testo del 1845 pubblicato post mortem nel 1932). Chi aderisce a questa analisi dottrinaria «ritiene di fatto che la società deve regolare la produzione generale. In tal modo questa griglia ideologica mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare così come mi viene voglia senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico», vale a dire inseguire sogni confusi e irrealizzabili (come ampiamente dimostrato): sono i sogni effimeri di chi ignora

la realtà con le sue effettive evidenze, le sue inconfutabili prove dell’esperienza, le sue asprezze, e più in generale il mistero di bene e di male della natura umana, l’impasto di grandezza e di meschinità, di limiti e di ardimenti della persona. Chi sogna così, in modo anche comprensibile ma inesorabilmente fallace, non può essere un conservatore.

Finisco qui. Con una piccola chiosa: chi si sente autenticamente conservatore ha il sacrosanto diritto di valutare lui stesso, in scienza e coscienza, tutta questa complessa e affascinante materia. E di decidere come giudicare, comportarsi e dunque vivere, di conseguenza.

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