Accordo-quadro con l’UE: il Diktat dell’onnipotente CGUE spodesterebbe senza pietà la Svizzera

Giu 29 • L'opinione, Prima Pagina • 766 Views • Commenti disabilitati su Accordo-quadro con l’UE: il Diktat dell’onnipotente CGUE spodesterebbe senza pietà la Svizzera

Rolando Burkhard

Nell’ultima edizione de «Il Paese», nel mio articolo «Passaggi evitabili nella via verso la saggezza», ho suggerito, in merito all’accordo-quadro con l’UE, di diventare saggi riflettendo, e non imitando o addirittura a seguito delle cattive esperienze. E quindi ho sostenuto il totale rifiuto di questo trattato di sottomissione.

L’ultima sentenza della Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) dovrebbe esserci d’insegnamento

Questo accordo ci assoggetta totalmente alla legislazione dell’UE esistente e futura e, di conseguenza, alla giurisdizione dell’UE tramite la CGUE. Come questa prenda le sue decisioni l’ha dimostrato in una recente sentenza nel caso della Germania, e ciò dovrebbe esserci d’insegnamento.

Si trattava di questo: la Germania voleva introdurre una vignetta per le vetture private (analoga alla nostra vignetta autostradale). La CGUE l’ha proibito, perché sarebbe illegale e discriminante in quanto praticamente andrebbe a colpire solo i proprietari e conducenti di vetture di altri Stati UE; ai proprietari di vetture indigeni, infatti, l’onere della vignetta sarebbe compensato mediante una riduzione della tassa di circolazione. La CGUE ha quindi ritenuto che la misura trasgredirebbe il divieto di discriminazione dell’UE, nonché i princìpi del libero accesso al mercato interno UE. La Germania, in quanto Stato membro dell’UE, può digrignare i denti ma deve accettare questa sentenza dell’UE. In alternativa, per il paese ci sarebbe solo una «Dexit».

Solo la Germania…

Ciò, a prima vista, sembrerebbe riguardare solo la Germania e non la Svizzera. Ma attenzione! Perché proprio con questa sentenza, la CGUE ha dimostrato ancora una volta a che punto sia vincolata a un’unica cosa: l’integrazione europea, costi quello che costi. E così, già solo la minima presunta «discriminazione» di cittadini UE (ossia anche moderati vantaggi per i propri cittadini da parte di singoli Stati UE) viene stroncata senza pietà sul nascere, legalmente proibita e annullata. Ciò vale, beninteso, per gli Stati membri dell’UE; Dio salvi gli altri Stati (di seconda categoria) che, come la Svizzera, cercano con l’UE solo una ragionevole collaborazione economica.

…o anche l’accordo-quadro?

Veniamo all’accordo-quadro (accordo istituzionale) con l’UE. Nella forma attualmente presentata, non ha la benché minima chance, fintanto che il popolo sarà chiamato a esprimersi al riguardo. Ma la Berna federale chiede solo ancora alcuni chiarimenti, peraltro puramente cosmetici, da parte della Commissione UE, unicamente su tre punti, mentre la problematica di fondo (assoggettamento incondizionato al diritto UE e – soprattutto – alla giurisdizione UE, è completamente ignorata.

Nel corso dei loro prossimi colloqui, la Berna federale e la Commissione UE potrebbero perfino avvicinarsi sull’uno o sull’altro dei tre punti, ma il problema principale non sarà comunque risolto. La Commissione UE può anche tranquillamente fare qualche concessione pro forma, sapendo che poi, in caso di una controversia concreta, la Corte di giustizia UE metterà ordine nell’interesse dell’integrazione europea.

La speranza in concessioni durature da parte dell’UE è una pura illusione

Stabiliamo innanzitutto una cosa: la soluzione prevista per l’accordo-quadro con un cosiddetto «tribunale (paritetico?) arbitrale» è uno specchietto per le allodole. Questo non può decidere autonomamente niente d’importante, bensì deve riprendere pedissequamente le decisioni della CGUE. Come queste sarebbero, la CGUE l’ha dimostrato chiaramente ancora una volta nel caso della vignetta autostradale tedesca.

È perciò una pura illusione credere che la Svizzera possa sperare nella comprensione della CGUE quando chiede delle soluzioni che anche minimamente si scostano dal dogmatico percorso dell’UE. Ciò vale per:

  • la protezione dei salari; già la benché minima preferenza data alla manodopera indigena non avrebbe più alcuna chance, decisioni popolari tipo «Prima i nostri!» sarebbero carta straccia;
  • la normativa sulla cittadinanza dell’Unione, che prevede un più generoso diritto di soggiorno e un più veloce accesso all’aiuto sociale per gli stranieri UE, nonché criteri più restrittivi per l’espulsione dei criminali stranieri;
  • il regime di sovvenzioni dell’UE, che proibirebbe alla Svizzera di creare per le aziende svizzere delle condizioni-quadro migliori di quelle in vigore nell’UE.

Già solo delle piccole norme eccezionali svizzere sarebbero considerate dalla CGUE come sproporzionate e discriminanti e quindi rifiutate di principio. E con l’accordo-quadro saremmo appunto totalmente assoggettati alla legislazione e alla giurisdizione dell’UE.

Chi, con questi presupposti, crede oggi ancora che si possa trovare con l’UE una soluzione consensuale duratura per l’accordo-quadro, soffre di visioni. E chi ha visioni – diceva l’ex-cancelliere tedesco Helmut Schmidt – farebbe bene a consultare un medico. Considerando gli esorbitanti costi della medicina, è meglio diventare saggi tramite la riflessione.

 

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