A Zurigo “Bella addormentata” sotto cattiva stella

Nov 13 • Prima Pagina • 10 Views • Commenti disabilitati su A Zurigo “Bella addormentata” sotto cattiva stella

Spazio musicale

La pandemia rende assai difficile la vita a chi organizza spettacoli e concerti. Il LAC cerca di salvare il salvabile del suo programma, sia concentrando gli sforzi sugli allestimenti propri, che non richiedono di far capo ad altre istituzioni, sia mettendo a profitto la struttura della sala, che consente molta flessibilità. Una decisione radicale ha preso fin dal principio il teatro di San Gallo: attuazione del cartellone senza cambiamenti, tranne il numero degli spettatori ammessi, che non deve superare il limite stabilito dalla autorità. Ci vuole davvero un bel coraggio per rappresentare un’opera davanti a cinquanta spettatori. L’Opernhaus di Zurigo ha optato invece per la chiusura. Così sono risultati vani i provvedimenti presi allo scopo di portare avanti in qualche modo la stagione, in particolare per presentare il nuovo atteso allestimento della “Bella addormentata” con la coreografia di Christian Spuck. L’orchestra è stata collocata in una sala prove e la musica trasmessa con mezzi tecnici molto avanzati nella sala normale, dove c’era il pubblico. D’altra parte si è creata per la compagnia di balletto una specie di comunità in cui ballerine e ballerini potevano danzare senza alcuna precauzione tra di loro, però con regole ferree verso l’esterno, per tenere il virus al di fuori del gruppo. Purtroppo, fin dal principio l’argine non ha funzionato e parecchi spettacoli sono stati soppressi. Poi è venuto, come detto, il blocco totale.

Evidentemente si potrà esprimere una opinione sulla nuova versione della “Bella addormentata” solo dopo averla vista, quando la pandemia lo avrà permesso. Tuttavia, l’intervista a Christian Spuck pubblicata sulla rivista dell’Opernhaus contiene elementi interessanti, di cui dò un riassunto. Occorreva decidere se seguire a passo a passo la coreografia tradizionale di Petipa oppure rendersene indipendenti e tentare vie nuove, ad esempio includendo nello spettacolo anche aspetti di critica sociale. Lo Spuck ha scelto la seconda possibilità e fatto largo a parecchie cose inconsuete. La netta opposizione di Bene e Male, che caratterizza la vicenda originale, lascia ora il posto a una concezione sfumata, dove i personaggi maligni presentano qualche lato positivo mentre quelli buoni non sono sempre meritevoli di lode incondizionata. Così Carabosse, la fata cattiva, perde in parte la sua negatività; inoltre, invece di assumere sembianze grottesche e di limitarsi a gesti sconnessi, acquista, per così dire, la dignità di un personaggio danzato. D’altra parte però, il re e la regina commettono l’errore di proteggere eccessivamente la figlia, facendola crescere come in una boccia di cristallo, al riparo da ogni sia pur piccolo pericolo, ma ritardando in tal modo lo sviluppo della sua personalità. Naturale conseguenza di questa visione del dramma è la soppressione del grande divertimento finale, giudicato inutile alla vicenda e destinato soltanto a fornire occasioni di virtuosismo ai solisti. Siccome però la musica delle varie danze è bellissima, il coreografo la ricupera parzialmente inserendola qua e là nel corso dell’azione.

Ripeto, di questa “Bella addormentata” si potrà parlare criticamente solo dopo averla vista. Mi limito pertanto ad alcune considerazioni su singoli aspetti. Esiste nella versione originale un rapporto strettissimo tra vicenda e musica. L’intenzione di Petipa e Cajkovskij emerge in modo lampante fin dal preludio. Lo apre un “fortissimo” di tutta l’orchestra, che si scuote con un tema angoloso, ostico e violento, presentando inequivocabilmente la fata cattiva e il dominio del Male. Ma dopo gli ultimi secchi accordi e una pausa generale con corona si cambia mondo: tempo “andantino”, note gentilmente ribattute degli archi alti, figurazioni dell’arpa e, da ultimo, con il flauto e il corno inglese, un motivo dolcissimo, suadente, “profumato”, per farci conoscere la Fata dei lillà, la fata buona. Attorno a quel motivo il discorso musicale si infittisce, raggiunge il “fortissimo” e segna la vittoria trionfale delle forze positive. La contrapposizione tra Bene e Male, che poi continua in tutto il resto del balletto, non poteva essere più evidente. Certamente l’allontanamento da questo schema semplice o, se si vuole, semplicistico, per inoltrarsi in problemi relativi ai conflitti tra generazioni, all’eccesso di protezione da parte dei genitori, al tardivo raggiungimento della maturità per finire con l’amore e la sessualità, non dev’essere stato facile per il coreografo. C’era il rischio di urtare la musica. Mi pongo la domanda se, volendo affrontare temi di tale portata e complessità, non sarebbe stato preferibile creare uno spettacolo completamente nuovo: nuovo il libretto, nuova la musica e nuova la coreografia.

 

Carlo Rezzonico

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