14’000 impianti eolici abbandonati negli USA

Set 29 • Dal Mondo • 2116 Views • Commenti disabilitati su 14’000 impianti eolici abbandonati negli USA

Energia eolica: traduciamo qui un interessante articolo apparso nel portale belga “Le peuple” lo scorso 27 settembre a firma Jacques D’Eville

Gli Stati americani sono stati ben presto i primi beffati dalla « religione » del vento e dai suoi apostoli !

Dal 1981, sotto la spinta degli “Evangelisti verdi”, i governi di diversi Stati americani, fra cui la California e Hawaii, hanno lanciato la costruzione di quelle che chiamano “Wind farms”. I finanziamenti di questi megaprogetti sono stati evidentemente sostenuti con le tasse dei contribuenti. Come in Belgio, dalle tasse pagate dai cittadini…

Ci sono voluti dieci anni per rendersi conto che gli impianti eolici non sono redditizi per ragioni evidenti: energia intermittente e quindi rendimento totalmente insufficiente, costi di manutenzione e di funzionamento estremamente elevati… perché affinché i meccanismi degli impianti eolici non si guastino, bisogna che girino. Il colmo è doverli fare girare quando non c’è vento!

Ma s’è presentato pure un altro dilemma, si sono dovuti fermare gli impianti eolici per quattro mesi l’anno, perché decimavano migliaia di uccelli migratori. Uno dei siti eolici ha registrato più di 10’000 uccelli uccisi nel corso di un anno!

I finanziatori americani e i contribuenti US sono gente pragmatica e hanno fatto i loro conti. La bolla energetica eolica è valida unicamente con i sussidi dei governi dei diversi Stati. E con grande disperazione di tutte le lobbies e associazioni d’illuminati verdi, i governi hanno deciso di fermare tutto. Il risultato globale è apocalittico, oltre a costituire un’enorme perdita finanziaria.

Quindi, ormai da anni, 14’000 impianti eolici ristagnano, si rompono e arrugginiscono nelle immense “Wind farm” abbandonate per sempre. Dei patrimoni spesi per la gloria del dogma verde.

Mi rimane una domanda importante: gli ecologisti belgi (ma la domanda è legittima anche in Svizzera, NdT.) hanno effettuato degli studi di reddittività sulle loro elucubrazioni? … A meno che non si dicano che i cittadini belgi pagheranno comunque! In Belgio si può predire un uguale disastro! Non è riprovevole lanciare un paese in una tale avventura, senza prima confrontare i successi e i fiaschi in questo settore riscontrati in altri Stati?

Nelle vere professioni ciò si chiama “un ritorno d’esperienza”. Ma può darsi che gli ecologisti belgi, isolati sulla loro nuvoletta, imbevuti dei loro dogmi e forti del loro integralismo, non diano retta agli altri. O forse le onde hertziane non attraversano le pareti delle caverne nelle quali vivono!

 

JACQUES D’EVILLE

 

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