Votazioni federali del 22 settembre
Basta continuare a penalizzare le regioni rurali e di montagna
A ogni nuova opportunità di investimento e sviluppo delle regioni di montagna, gli ambienti ecologisti insorgono e molto spesso ricorrono. Basti pensare al recente caso dei parchi solari ad alta quota, ma non va diversamente anche per le nuove dighe: dove da una parte viene invocata la realizzazione e l’impiego di energie rinnovabili e dall’altra vi è una ferma opposizione alla loro costruzione, poiché i bacini occupano spazio e non sono esteticamente presentabili. Questo ci costringerà a importare ancora più energia di origine fossile dall’estero. Per molti ecologisti, che vivono nelle città o nelle aree urbane, le regioni di montagna devono rimanere delle riserve dove recarsi di tanto in tanto per fare delle passeggiate, ma non luoghi dove delle persone vivono, lavorano, vogliono trascorrere la loro vita e dare un futuro ai propri figli. Se questi cittadini, una volta per tutte, si degnassero di comprendere la realtà delle persone che vivono nelle zone rurali e parlassero seriamente con loro, essi capirebbero i motivi per i quali le loro proposte, come l’iniziativa sulla biodiversità, sulla quale saremo chiamati a votare il prossimo 22 settembre, è estrema e problematica da attuare. Quest’iniziativa contiene delle proposte che danneggiano le regioni rurali e di montagna; proprio quelle regioni che certi ambienti dicono, a parole, di voler aiutare. Convertire ulteriori superfici agricole per promuovere la biodiversità significa mettere in serio pericolo dei posti di lavoro e il relativo indotto. I prodotti agricoli e i prodotti dell’economia alpestre, ossia i tanto benamati formaggini che mangiamo volentieri al grotto o acquistiamo nei negozi, in futuro saremo costretti a importarli dall’estero, dove non ci sono regole di controllo come in Svizzera. L’iniziativa sulla biodiversità nasconde dunque anche una buona dose di ipocrisia, per cui votiamo un secco NO il prossimo 22 settembre.
(Bio)diversità nell’agricoltura svizzera
La biodiversità include la diversità degli habitat, delle specie e dei geni. Ciò è molto importante anche e soprattutto nell’agricoltura svizzera. Infatti, le famiglie contadine coltivano nei loro campi p.es. 51 varietà di cereali, 72 di patate, 117 di erbe, 252 di vite e più di 500 di mele. Dalle varietà locali a quelle più diffuse. Negli ultimi anni hanno perfezionato e ottimizzato l’utilizzo di terreni agricoli che qui da noi sono limitati. In media, un’azienda agricola qui ha solo 1/3 della dimensione dei nostri vicini francesi, tedeschi o italiani: nonostante ciò, 1 ettaro su 5 in Svizzera è già oggi occupato da un prato estensivo, da una fascia fiorita o da altri elementi che favoriscono la biodiversità. Inoltre, la metà dei cereali in Svizzera viene coltivata con un uso minimo di prodotti fitosanitari e il 18% della superficie agricola è Bio. Il modello svizzero, basato su un’agricoltura di piccola scala e ricca di diversità, è un successo riconosciutoci nel mondo ed è estremamente valido per le esigenze del nostro paese. L’idea alla base è la ricerca di un equilibrio tra produzione e biodiversità. Gli iniziativisti ritengono però che l’impegno delle agricoltrici e degli agricoltori svizzeri è insufficiente e che si favorisce troppo la produzione. Vogliono quindi sostituirla con la biodiversità: il 30% del nostro paese dovrebbe essere posto sotto protezione inviolabile. L’uso sostenibile ed equilibrato del territorio non sarebbe più possibile e la Svizzera diventerebbe una nazione sotto tutela ambientale. E la produzione? Sostituita da maggiori importazioni e che siano gli altri a pagarne le conseguenze. Questa non è la strada giusta. Ci tengo a sottolineare che il settore agricolo non sarebbe il solo a essere colpito gravemente. Il nuovo articolo costituzionale riguarderebbe tutto il territorio svizzero e ciò che esso contiene. Indifferentemente se si tratta di aree urbane o regioni di montagna, di infrastrutture pubbliche o turistiche, di edifici aziendali o abitazioni private. Il testo si mantiene volutamente vago, perché sarebbero poi gli uffici federali ad emanare regolamentazioni sempre più stringenti e onerose, quando non saranno dei divieti fin da subito. La priorità sarà salvaguardare e promuovere la biodiversità, un obiettivo velleitario a causa dei fattori al di fuori del nostro controllo. A cui seguirebbero le richieste di sempre maggiori spazi e risorse per la biodiversità. A farne le spese sarebbero le imprese, le regioni rurali e di montagna, il turismo, l’economia forestale, ma anche lo sviluppo delle energie rinnovabili, dato che una parte importante del territorio svizzero verrebbe messo sotto tutela legale. A farne le spese saremmo tutti noi, cittadine e cittadini elvetici. Il 22 settembre diciamo quindi sì a una promozione equilibrata della diversità in Svizzera, ma NO all’iniziativa estrema sulla biodiversità.
SÌ alla riforma della LPP: crea una giustizia intergenerazionale
Il 22 settembre, decideremo sulla riforma del regime pensionistico professionale (LPP). La riforma è di importanza fondamentale per salvaguardare il nostro collaudato sistema a tre pilastri. Stabilisce la rotta per un sistema pensionistico equo e sostenibile per tutte le generazioni.
È positiva la ragione principale alla base della riforma: l’aspettativa di vita in Svizzera è aumentata notevolmente. Le pensioni devono quindi durare più a lungo. Tuttavia, alcune pensioni sono attualmente finanziate in modo incrociato a spese dei lavoratori. Questo è ingiusto e sarà corretto con la riforma della LPP. Ma circa l’85% degli assicurati non è interessato perché la loro cassa pensione ha già effettuato questo adeguamento.
Con la riforma della LPP, stiamo assicurando il secondo pilastro ai giovani e alle generazioni future. E stiamo rafforzando il nostro sistema a tre pilastri nel suo complesso. Questo è importante perché ci sono tentativi da parte della sinistra di abolire il nostro modello di successo e sostituirlo con una pensione statale per i cittadini.
Tutte le pensioni attuali sono garantite
È importante sottolineare che tutti gli attuali pensionati non sono interessati dalla riforma. Le loro pensioni sono e restano garantite in modo inalterato. Anche la generazione transitoria dai 50 anni e oltre riceverà un’equa integrazione pensionistica per attutire l’impatto degli adeguamenti.
La riforma ridurrà anche i contributi LPP per i dipendenti più anziani. Da tempo ci si lamenta del fatto che i costi non salariali del lavoro per i dipendenti più anziani sono troppo alti e quindi contribuiscono alla disoccupazione degli anziani. La riforma corregge questo aspetto.
Sono profondamente convinto che dobbiamo organizzare il sistema pensionistico in modo che sia equo per tutte le generazioni. La riforma della LPP soddisfa questo requisito. Garantisce una distribuzione equa tra giovani e anziani. L’equità intergenerazionale non è una promessa vuota, ma una pietra miliare della nostra convivenza. Ecco perché il 22 settembre esprimerò un deciso SÌ alla riforma della LPP.
SÌ al regime pensionistico svizzero LPP
Il nostro sistema pensionistico di vecchiaia si basa su tre pilastri: l’AVS, la previdenza professionale (LPP) e il risparmio personale. Questo sistema a tre pilastri è invidiato da tutto il mondo. Ma dobbiamo prendercene cura. Soprattutto del regime pensionistico professionale LPP.
Oggi molti dipendenti con un lavoro part-time non sono in grado di risparmiare per una pensione LPP. Anche molti dipendenti con stipendi bassi non ricevono una pensione LPP. Questo è un enorme svantaggio. Se il 22 settembre 2024 diremo SÌ alla riforma della LPP, in futuro saranno assicurati circa 100’000 redditi aggiuntivi. Questo permetterà ai lavoratori part-time e alle persone con più datori di lavoro (soprattutto alle donne) di risparmiare per una pensione LPP. Lo stesso vale per le persone con redditi più bassi. Tutti loro beneficiano anche dei contributi LPP dei datori di lavoro: possono risparmiare un capitale fino alla pensione e addirittura aumentarlo grazie agli interessi.
È quindi un mistero perché la sinistra sia contraria a questa riforma della LPP. Dopo tutto, i principali beneficiari sono le donne, i lavoratori part-time e le persone con un reddito più basso. Ma anche i lavoratori più anziani, sopra i 50 anni, ne trarranno vantaggio: i loro contributi LPP saranno ridotti rispetto a oggi. Questo migliorerà le loro possibilità sul mercato del lavoro.
Se vuoi rafforzare il nostro sistema pensionistico svizzero, vota SÌ alla riforma della LPP!
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