Un esercizio alibi per evitare di decidere

Feb 23 • Dal Cantone, Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 49 Views • Commenti disabilitati su Un esercizio alibi per evitare di decidere

Roberta Soldati Deputata UDC in Gran Consiglio

Una premessa è d’obbligo: l’UDC condivideva nel suo obiettivo di fondo l’iniziativa della Commissione della gestione e finanze per la revisione della spesa dello Stato, discussa e approvata durante l’ultima sessione di Gran Consiglio. Tuttavia, ciò che l’UDC ha criticato è stata la tempistica in cui essa è stata proposta e le circostanze della sua attuazione.

Va precisato che dal 15 ottobre 2018 (da ben oltre 5 anni!) è pendente una nostra iniziativa generica denominata «La revisione dei compiti va fissata nella legge».

Il concetto di «ciclo economico» è chiaro a tutti: dopo dei periodi di crescita, seguono dei periodi di crisi, dopo di che l’economia si riprende, e così via.

Per evitare di essere presi alla sprovvista quando il ciclo finanziario positivo muta in quello negativo, l’UDC aveva appunto proposto, mediante un’iniziativa generica, di inserire nella Legge sulla gestione finanziaria e sul controllo dello Stato, un nuovo articolo che prevedeva la creazione di una Commissione mista (composta da rappresentanti del Gran consiglio e del Consiglio di Stato) che nei periodi di situazione di equilibrio finanziario avrebbe dovuto occuparsi della revisione dei compiti dello Stato, con facoltà di avvalersi di professionisti esterni.

Nella finanza pubblica, i risanamenti finanziari strutturali devono e possono avvenire soprattutto nei momenti in cui le finanze sono sane; questo per evitare di essere presi in contropiede quando il ciclo di segno positivo muta in segno negativo.

È inconcepibile, infatti, che la «revisione dei compiti dello Stato o revisione della spesa» venga invocata sempre e solo nei momenti di deficit. In questo caso sì che si lasceranno sul campo parecchi «morti e feriti».

A differenza dell’atto parlamentare UDC, l’iniziativa proposta dalla Commissione della gestione e discussa in Gran Consiglio, creava una base legale provvisoria sotto la pressione dei risparmi, anziché una base legale duratura nel tempo, quale misura operativa di parsimonia ed economicità.

Come detto, seppur condivisibile negli obiettivi, poiché riprendeva l’intento del nostro atto parlamentare, l’iniziativa proposta dalla Commissione della gestione, non era condivisibile sotto il profilo della tempistica e delle circostanze di attuazione.

Sulla tempistica

L’iniziativa prevedeva che entro 3 mesi dovesse essere costituita, in collaborazione fra la Commissione della gestione e Consiglio di Stato, una «Commissione di progetto» o «Comitato guida» (sotto questo aspetto essa riprendeva il concetto di «Commissione mista» contenuto nell’atto parlamentare UDC). 

Successivamente entro 6 mesi bisognerebbe definire il progetto, e qui, nella migliore delle ipotesi, arriveremo a fine 2024 per avere un Messaggio contenente le richieste di crediti per il conferimento del o dei mandati.

Poi ci sarà un vuoto temporale sia sui tempi della procedura di concorso e attribuzione degli incarichi, sia del periodo necessario per procedere con le analisi da parte degli esperti.

In seguito, dalla consegna dei rapporti degli esperti, il Consiglio di Stato avrà tempo 9 mesi per allestire un Messaggio operativo e il Gran Consiglio dovrà decidere entro 12 mesi come intervenire.

Ci sono ben 30 mesi di passaggi burocratici e amministrativi fra Governo e Parlamento.

Siamo nel 2024, e volendo essere positivi che le tempistiche verranno rispettate, è chiaro che si incominceranno a vedere dei risultati solo nel 2026.

Nel 2027 ci saranno le prossime elezioni cantonali, per cui, sempre in un’ottica positiva, l’attuazione di alcune misure proposte, verrà implementata non prima della prossima legislatura, 2028 -2031.

La necessità di procedere con dei risparmi si fa invece impellente, in particolare a causa del tempo perso negli ultimi 3 anni e dell’impossibilità di applicare nel tempo il volume delle misure-spot proposte dal Governo unitamente al preventivo 2024.

L’iniziativa della Commissione della gestione, più che un rimedio, appare dunque essere un esercizio alibi per evitare di decidere ora e tirare per le lunghe, al fine di distogliere l’attenzione dal vero obiettivo: ossia il pareggio dei conti.

Così facendo, a breve, scatterà l’aumento automatico delle imposte. 

È questo che si vuole?

Sulle circostanze di attuazione

I costi di tale operazione non sono stati minimante quantificati, né tanto meno sono stati inseriti dei «tetti massini» di spesa.

In questo periodo di disavanzo finanziario occorrono delle misure di risparmio e non studi costosi a medio-lungo termine senza sapere dove si andrà a parare.

Peraltro, lo scorso anno era stata commissionata una perizia, una sorta di spending review comparativa generica.

Orbene, i risultati di questa perizia, sono stati accantonati.

Questo documento sottolineava che il Ticino spende in ogni settore della sua attività di più della media degli altri Cantoni.  In certi ambiti, spende molto di più e in altri meno, ma la realtà numerica diceva chiaramente che in determinati settori bisognerebbe iniziare ad agire con urgenza e non attendere risultati di perizie e studi

Circa 20 anni fa venne attuata la stessa iniziativa della Commissione della gestione, che sfociò nei vari Rapporti allestiti dalla società Arthur Andersen. Il mandato di allora aveva quale oggetto la verifica globale dell’Amministrazione cantonale, comprendente la gestione: amministrativa, finanziaria, delle risorse, dei contributi, che spaziava su tutte le materie: ossia sociale, istruzione, sicurezza, giustizia, sanità, economia, territorio e ambiente.

Allora poche misure vennero implementate, mentre la maggior parte di esse, quelle più incisive e necessarie, vennero messe in un cassetto.

A pagina 43-46 del Rapporto riassuntivo finale della società Arthur Andersen, venivano indicate diverse raccomandazioni, suddivise in: «miglioramenti a breve termine» e «obiettivi del Piano d’azione» teso quest’ultimo, a rendere durevoli i miglioranti proposti, specificati poi nei vari Rapporti di approfondimento. Vi fu un nulla di fatto.

Nel Rapporto Arthur Andersen, si leggeva che l’intento «è quello di migliorare l’efficacia e l’efficienza del servizio pubblico».

Inoltre: «il metodo che suggeriamo consiste in una trasformazione dell’Amministrazione Cantonale. Essa deve poter utilizzare al meglio i fondi pubblici che le sono messi a disposizione, allo scopo di poter realizzare efficacemente le politiche decise dal Sovrano (ossia il popolo);

e ancora: il dispositivo proposto pone le basi per un corretto controllo della spesa pubblica e per la diminuzione della pressione fiscale».

L’iniziativa della Commissione della gestione era una fotocopia dello stesso esercizio che venne fatto agli inizi del 2000.

Il gruppo parlamentare UDC era convinto (e lo è ancora!) che le conclusioni e le misure che verranno proposte al termine di questo nuovo esercizio, non siano molto diverse da quelle di allora e il probabile insuccesso di questa operazione molto costosa è già scritto.

Durante l’ultima seduta di Gran Consiglio, il gruppo UDC fatto richiesta formale di votare la nostra iniziativa del 2018 per permettere di avere una base legale nella Legge sulla gestione finanziaria che potesse essere duratura nel tempo e che avrebbe permesso di poter continuare il lavoro costante per garantirne un monitoraggio continuo nel tempo.

Ciò sarebbe stato un passo corretto per impostare i lavori, non solo sotto la pressione di fare risparmi e tagli ma, al contrario, con una giusta motivazione di produrre servizi dello Stato in modo efficiente ed efficace, così come nell’intento della perizia Arthur Andersen, che forse andrebbe ripresa dal cassetto dove è stata rinchiusa.

Purtroppo, il Gran Consiglio non ha accolto la nostra proposta.

Per tutti questi motivi il gruppo UDC non ha dunque sostenuto l’iniziativa della Commissione della gestione, approvata invece dal Gran Consiglio.

Come di dice: «chi vivrà vedrà e i nodi verranno al pettine».

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