Programmi musicali in Ticino

Lug 13 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 1111 Views • Commenti disabilitati su Programmi musicali in Ticino

Spazio musicale

Anche per la stagione 2018/2019 i ticinesi che amano la musica d’arte non potranno certamente lamentarsi.

Le Settimane musicali di Ascona, giunte alla settantatreesima edizione, hanno annunciato un programma degno della tradizione, in cui trovano spazio concerti sinfonici, sinfonico-corali e da camera. L’inizio avverrà il 6 settembre nella Chiesa di San Francesco a Locarno. Ospite della manifestazione sarà l’orchestra della Tonhalle di Zurigo diretta da Krzysztof Urbanski e con la partecipazione del violoncellista Daniel Müller-Schott. Il programma comprende due lavori famosi dell’Ottocento: il concerto per violoncello e orchestra di Schumann e la seconda sinfonia di Brahms. Importante sarà la parte finale della stagione, quando l’Orchestra della Svizzera italiana, il Coro della Radiotelevisione svizzera e quattro solisti, sotto la direzione di Markus Poschner, si cimenteranno con la Messa da Requiem di Verdi. Una segnalazione speciale meritano poi i due concerti della Serie Début. Il primo verrà affidato al pianista Alex Cattaneo in un programma assai vario comprendente musiche di Bach, Crumb, Ravel e Chopin. Questo musicista è nato a Locarno nel 1997 e dal 2016 frequenta la Scuola universitaria del Conservatorio della Svizzera italiana sotto la direzione di Nora Doallo.

Soddisfazioni importanti promettono anche i concerti dell’Orchestra della Svizzera italiana, sia al LAC, sia all’Auditorio di Besso. L’avvio avverrà il 4 ottobre al LAC con la direzione di Markus Poschner. Speciale sarà l’esecuzione di “Frozen in time” concerto per percussione e orchestra di Avner Dorman con la parte solistica affidata a Martin Grubinger. Ma non mancherà di destare un vivo interesse anche l’esecuzione della prima sinfonia di Bruckner (versione di Linz). Molto gradito sarà, la sera del 10 gennaio all’Auditorio, un concerto con Yuri Bashmet nella doppia veste di direttore e solista di viola; vi parteciperà anche il clarinettista Paolo Beltramini. Verranno eseguiti, e qui sta un aspetto interessante, due lavori di Bruch, un compositore famoso quasi esclusivamente per il concerto per violino e orchestra op. 26, ma che meriterebbe maggiore attenzione. Da segnalare anche l’appuntamento del 14 febbraio, in cui Francesco Piemontesi compirà la notevole impresa di suonare in tre concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven (il primo, il secondo e il quarto). Seguiranno, l’11 aprile, gli altri due.

Un cartellone di grande rilievo ha pubblicato Lugano Musica. Si comincerà con “Il barbiere di Siviglia”, a celebrazione del centocinquantesimo anniversario della morte di Rossini, in un nuovo allestimento tutto luganese, frutto della collaborazione tra RSI, LAC, Lugano in Scena e Lugano Musica. Dirigerà Diego Fasolis alla testa dei Barocchisti e del Coro della Radiotelevisione svizzera (istruito da Andrea Marchiol). La regia sarà affidata a Carmelo Rifici. La seconda manifestazione, con l’Orchestre de Paris guidata da Daniel Harding, farà conoscere il concerto per violino e orchestra numero 2 di Jörg Widmann; solista sarà la sorella del compositore Carolin. Di grande interesse anche il terzo appuntamento: Patricia Kopatchinskaja sarà solista nel concerto per violino e orchestra op. 36 di Schönberg, accompagnata dal Bayerisches Staatorchester sotto la direzione di Kirill Petrenko. Due grandi date saranno quelle del 18 gennaio e del 3 maggio, quando verranno al LAC i Wiener Philharmoniker, direttore Michael Tilson Thomas, rispettivamente i Berliner Philharmoniker, direttore Harding. Sono questi soltanto alcuni dei grandi avvenimenti musicali che daranno lustro al LAC e a Lugano.

Di un’altra dimensione, ma non certo trascurabile, sarà la stagione del Cinema Teatro di Chiasso. Tornerà il pianista Alexander Romanovsky, sia solo, il 15 maggio, in un concerto dedicato a Chopin, sia in duo con il violinista Daniel Lozakovich, il 22 febbraio. Il Lozakovich ha sedici anni ma è già lanciatissimo, anche nel campo discografico. Musiche di Chopin e Ravel eseguirà il pianista Jan Lisiecki il 22 febbraio. Molto atteso sarà poi il concerto dell’8 febbraio, in cui il Cinema Teatro ospiterà il tenore Francesco Meli, accompagnato al pianoforte da Giulio Zappa. Il Meli, che ricordo in un “Elisir d’amore” a Como quando era ancora pressochè sconosciuto e, successivamente, in un concerto a Chiasso, è oggi uno dei cantanti più ammirati e ricercati.

A questo punto mi piacerebbe passare in rassegna i cartelloni dei teatri d’opera più frequentati dai ticinesi: la Scala, il Teatro Regio di Parma e l’Opernhaus di Zurigo. Esito però a farlo. Non ho nulla da eccepire sulla scelta delle opere da rappresentare: solitamente c’è un buon equilibrio tra lavori del grande repertorio, amatissimi dal pubblico, melodrammi di valore minore ma pur sempre degni di essere allestiti e opere moderne. Anche gli interpreti sono generalmente validi. Ciò vale sia per i cantanti sia per i direttori. Sul piano musicale insomma gli spettacoli promettono grandi soddisfazioni.

E allora? Allora il discorso cambia radicalmente quando si passa ai registi. Per la maggior parte di costoro è diventata una gretta e noiosa abitudine cambiare il luogo e il tempo della vicenda. Alcuni anni fa il regista di un’opera data a Como scrisse nella sua nota per il programma di sala che, quando ricevette l’incarico di curarne l’allestimento visivo, il suo primo problema fu di trovare un luogo in cui collocarla. Il problema non esisteva perché l’avevano già risolto il librettista e il compositore e in ogni caso non sarebbe spettato a lui risolverlo. A un interprete si chiede di rispettare con un tantino di umiltà le scelte degli autori. Spesso i registi forniscono spiegazioni traboccanti di intellettualismi che nessuno capisce, forse neppure loro stessi. Ma a parte le astrusità psicologiche e filosofiche, anche nelle piccole cose questi signori mostrano di non possedere sensibilità musicale. Per fare un esempio pensiamo al genere “cabaletta”. Di solito un personaggio manifesta i suoi turbamenti in un recitativo, poi dà espressione ai sentimenti che ne nascono in un’aria e da ultimo, in seguito a qualche avvenimento che sopraggiunge improvvisamente e infiamma il suo animo, fa erompere una cabaletta, ossia un brano ridondante di energia, determinazione e magari anche bellicosità. Nella cabaletta lo stato d’animo del personaggio e di riflesso la musica sembra compiere un balzo. È quindi normale che il cantante scatti verso il proscenio. Che cosa ha combinato il regista per una cabaletta del “Roberto Devereux” visto a Parma? La cantante l’ha eseguita comodamente e tranquillamente seduta. Per non seccare il lettore, e anche me stesso, con opinioni invariabilmente negative, ho preso l’abitudine, nelle mie recensioni, di ignorare semplicemente la parte visiva quando questa è irrispettosa e stravolgente. L’ultima volta l’ho fatto con “Il pirata” di San Gallo.

 

Carlo Rezzonico

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