Per sopravvivere

Dalla Weltwoche del 23.12.2025 alcune interessanti riflessioni di Christoph Blocher *)
Nel 2026 sarà necessario mettere da parte le questioni politiche irrilevanti. Fare ciò che è fondamentale per la sopravvivenza e lasciare stare il resto.
La fine dell’anno è il momento ideale per tracciare un bilancio critico dell’attuale politica svizzera. Innanzitutto salta all’occhio che il nostro paese si sta occupando di troppe questioni irrilevanti ma costose, trascurando i veri problemi. Cosa occorre fare? Chi decide il nostro futuro? Noi o gli altri? Anche noi finiremo presto sommersi dai debiti? La libertà è ancora garantita? Cosa facciamo per evitare che nel nostro paese scoppi una guerra? Quali sono i pericoli derivanti dall’immigrazione incontrollata (causa di quasi tutti i mali)? Cosa succederebbe se ci trovassimo di fronte a un altro caso di too big to fail?
Bisogna diventare più modesti
Per troppo tempo abbiamo dovuto fare i conti con costosi abusi, quali la costante crescita della spesa pubblica, il sovradimensionamento dell’apparato statale, l’indebolimento della difesa nazionale, l’espansione sfrenata del sistema sociale, l’inefficienza del sistema di asilo, gli aiuti allo sviluppo dannosi e costosi o le inefficaci sovvenzioni all’energia eolica e solare. Per non parlare poi di questioni superflue come i dibattiti sul genere o sul clima. È tempo di cambiare!
La domanda fondamentale è: chi decide il futuro del nostro Paese? Siamo noi o sono altri? Di attualità in questo momento: la Svizzera lo lascerà decidere all’UE? Finora in Svizzera sono il popolo e i cantoni a decidere. È quanto sancito dalla Costituzione. Con i nuovi accordi di sottomissione all’UE, quest’ultima diventerebbe il legislatore in Svizzera. È quindi necessario eliminare in ogni caso questi dannosi accordi di adesione a Bruxelles.
La domanda fondamentale è: chi decide il futuro del nostro paese?
Com’è la situazione per quanto riguarda il mantenimento della pace? Dopo la guerra fredda, negli anni Novanta è stata proclamata la pace eterna come realtà. La difesa nazionale, in particolare l’esercito, è stata smantellata. Ma ovunque guardiamo, c’è la guerra. Ecco perché anche per la Svizzera il mantenimento della pace è di fondamentale importanza. La nostra neutralità è lo strumento più importante per il mantenimento della pace, perché garantisce che la Svizzera non venga attaccata. Grazie alla nostra neutralità, anche le più grandi guerre mondiali sono state evitate dalla Svizzera e la pace è stata mantenuta nel nostro paese per secoli.
Ma per prevenire la guerra occorrono credibilità, affidabilità e fiducia. Ciò è possibile solo se la neutralità svizzera è permanente (perpetua), armata (grazie a un esercito di difesa) e completa (integrale). Essere neutrali non significa solo vietare gli interventi militari all’estero, ma anche i mezzi coercitivi non militari (sanzioni economiche, sanzioni diplomatiche, restrizioni di viaggio). È proprio questo ritorno a una neutralità svizzera credibile che richiede l’iniziativa apartitica sulla neutralità.
Chi osserva i problemi quotidiani del paese (aumento del debito pubblico, calo del benessere, stress da densità demografica, problemi scolastici, premi di cassa malati, carenza di alloggi, disordini nelle strade, aumento della criminalità e cementificazione del paesaggio) deve riconoscere che tutto ciò è dovuto principalmente all’immigrazione incontrollata. Nel 2026, con l’approvazione dell’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni», sarà finalmente possibile porre fine a questa situazione.
l rischio di una crisi dell’indebitamento
Dopo il fallimento del Credit Suisse e la sua acquisizione da parte dell’UBS, in Svizzera esiste ormai un’unica grande banca attiva a livello globale. In caso di crisi, questa non potrà più essere salvata da un’altra banca svizzera. A causa della sua importanza (too big to fail), il fallimento dell’UBS trascinerebbe l’intero paese nel baratro economico. Anche con un capitale proprio del 100%, una banca (come qualsiasi altra impresa) è sempre minacciata dal fallimento. A causa del rischio insostenibile per la Svizzera, UBS dovrebbe essere suddivisa in due istituti separati: una UBS Svizzera e una banca autonoma per le attività americane, ovvero due banche completamente separate. Si tratta di un compito fondamentale per la sopravvivenza della Svizzera.
L’enorme indebitamento dei paesi industrializzati occidentali ha un effetto dirompente sulla stabilità politica ed economica. L’intero sistema creditizio dipende in ultima analisi dalla fiducia. Quando la fiducia viene meno, il debitore crolla. La Francia è altamente vulnerabile in questo senso, così come l’UE. Anche la Germania sta ora seguendo questa strada. E in Svizzera i politici di sinistra e persino dei partiti borghesi vorrebbero smantellare il freno all’indebitamento. Eppure, sarebbe facilmente possibile finanziare sia le spese supplementari necessarie per la difesa nazionale sia la 13a rendita AVS, senza aumentare le imposte e i contributi. Ma bisogna volerlo e farlo. Qui manca proprio questo. Occorre quindi correggere la situazione.
*) Già consigliere federale e nazionale UDC
