Lettera aperta a Roberta Soldati
Gentile Signora Avvocato Roberta Soldati,
leggo sempre i Suoi obiettivi e preziosi interventi su «Il Paese».
L’ultimo, pubblicato il 14/11/25, sottolinea una ormai vera, autentica e insensata calamità, la sempre più massiccia presenza – e, ahimé, l’inspiegabile tolleranza – del lupo, meglio di branchi di lupi che in pratica hanno preso possesso dei nostri boschi e che seminano terrore e morte presso allevamenti di pecore ed agnelli e pure di daini, ormai totalmente fuori controllo.
Accanto al dramma delle assurde uccisioni, è doveroso annoverare il dolore e lo sconforto di decine di alpigiani e contadini che vedono le loro greggi decimate dalla furia di branchi di lupi, che per loro natura e per istinto hanno l’unico scopo di uccidere; da non sottovalutare pure l’ormai generale rinuncia da parte dei contadini alla preziosa economia vecchia di secoli che la pastorizia genera, visto il totale disinteresse e l’inspiegabile testardaggine dell’autorità preposta.
Di recente è pure aumentato il pericolo diretto verso le persone nei paesi e negli agglomerati, sempre più esposte alla presenza dei lupi per niente impauriti dalla presenza dell’uomo. È proprio necessario, ci si chiede, attendere che un lupo sbrani un bambino indifeso, magari al suo ritorno dalla scuola?
È ora, ed è già tardi, di procedere alla totale eliminazione di questa calamità, introdotta da menti malate, irresponsabili e insensibili, nelle cui teste prevale il desiderio di un assurdo ritorno a una natura preistorica, ormai totalmente fuori tempo e fuori luogo rispetto all’epoca in cui viviamo.
Gentile Signora Avvocato La ringrazio per l’attenzione che dedica a questa calamità e Le auguro un meritato successo per i suoi preziosi interventi.
Con cordialità e simpatia La saluto e La ringrazio fin d’ora
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