Per favore, continuate così!

Lug 24 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 104 Views • Commenti disabilitati su Per favore, continuate così!

Dalla Weltwoche del 15.07.2026, un interessante articolo di David Biner

Hanno preso di mira il consigliere federale Martin Pfister, ma anche il direttore generale dell’UBS Sergio Ermotti, gli imprenditori Urs Wietlisbach, Peter Spuhler, Fredy Gantner e il caporedattore della NZZ Eric Gujer. L’ultimo della lista è stato il consigliere federale Albert Rösti, alla sua seconda volta. Questi uomini di mezza età, tutti di successo, capitalisti ineccepibili, sono stati vittime di un collettivo eco-comunista. Sono stati importunati durante eventi più o meno pubblici, impediti di parlare, zittiti a forza di urla e messi alla gogna.
Con le loro azioni, i «criminali climatici» vogliono ottenere «una transizione equa verso una società post-fossile». «Finché continuerete a tornare, anche noi torneremo», minacciano le loro prossime vittime. Coercizione, censura, imposizione del silenzio agli avversari politici – il collettivo si muove al primo livello della violenza politica. E verrebbe da pensare di avere a che fare con piccoli criminali, aspiranti Meinhof in versione ecologista. Ma in realtà bisognerebbe lodare e incoraggiare questi attivisti climatici: per favore, continuate così! – almeno fino alle elezioni del 2027.

Un tedesco chiede più disobbedienza

In realtà, sono proprio questi agitatori climatici a frenare sotto sotto l’onda verde. Con le loro azioni di protesta, sono riusciti a allontanare gli elettori fluttuanti fra il rosso e il verde, i nuovi elettori e gli indecisi. I Verdi sono scomparsi dalle elezioni nazionali del 2023, perdendo quasi il 3,5 per cento della loro quota di voti rispetto al 2019, oltre a Lisa Mazzone, una politica di talento e figura di spicco nel Consiglio degli Stati, che non è stata rieletta. La clamorosa sconfitta elettorale e, di conseguenza, anche le ambizioni fallite di entrare nel Consiglio federale sono state in parte dovute al fatto che i Verdi non hanno mai preso le distanze in modo reale e con piena determinazione dai «klimakleber» (attivisti climatici che si incollano a strade o monumenti, NdT) e dalle loro azioni.
Nel sistema politico svizzero, dove chiunque può lanciare un’iniziativa o un referendum e dove ogni elettore può esprimersi ogni anno su circa una dozzina di questioni concrete, non c’è spazio per queste forme di protesta. Se si ritiene che il mondo stia andando a rotoli a causa di Ermotti, Gujer e Rösti, bisognerebbe mettere ai voti se anche gli altri la pensano così. La disobbedienza civile come forma di espressione narcisistica di singoli poveri di spirito – si pensi all’attivista ambientale e trasvolatore condannato Max Voegtli – non trova spazio nella cultura politica svizzera.
In questo contesto, non sorprende che tra i membri di questo gruppo disorganizzato ci sia un tedesco, Peter Tillessen. Il suo compito è quello di realizzare materiale fotografico che possa poi essere pubblicato sui social media. Tillessen vive in Svizzera da ben trent’anni. Quindici anni fa ha ottenuto la cittadinanza, racconta al telefono. Una decisione affrettata, come ora risulta evidente. Infatti, l’integrazione, a quanto pare, non è andata per il meglio. Tillessen non apprezza la democrazia diretta svizzera, un sistema politico unico al mondo. Le iniziative popolari non bastano a cambiare una società, sostiene. Occorre quindi ricorrere maggiormente alla disobbedienza civile.

Lisa Mazzone

In tutta la Svizzera, persi 23 seggi dei Verdi

Al momento tutto sembra indicare che Tillessen e i suoi amici stiano spingendo ulteriormente i Verdi verso l’abisso politico. Secondo i calcoli della NZZ am Sonntag, nelle sedici elezioni cantonali tenutesi dal 2023 i Verdi hanno perso 23 seggi, più di qualsiasi altro partito. Sulla base di questa tendenza negativa, una proiezione dell’istituto di ricerca GfS suggerisce che i Verdi perderanno anche alle elezioni nazionali del prossimo anno. Sembra che stiano perdendo elettori a favore del PS, il partner principale dello schieramento di sinistra. Una parte degli attuali elettori dei Verdi non andrebbe nemmeno più a votare.
Ma l’allarmismo adolescenziale degli ecoattivisti non è ben accolto non solo in occasione delle elezioni, ma anche nei referendum. Sui referendum, le loro azioni non sembrano avere un’influenza positiva. L’iniziativa sul fondo per il clima, che mirava anch’essa a una società libera dai combustibili fossili, è stata respinta lo scorso marzo con il 70% dei voti contrari. Sarà interessante vedere come si comporteranno gli attivisti climatici nella campagna referendaria sul divieto di costruzione di nuove centrali nucleari. Con la costruzione di nuove centrali nucleari si potrebbe produrre in futuro energia a basse emissioni di CO₂ senza dover ricorrere al petrolio e al gas. Una cosa è certa: più gli attivisti climatici combattono la costruzione di nuove centrali nucleari con le loro azioni ben poco svizzere, maggiori sono le possibilità che alle urne si riesca finalmente ad abolirne il divieto di costruzione.

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