Obbligo del burqa per evitare un «fallimento sessuale», e divieto del burqa quale «fallimento cristiano»?

Mar 19 • L'opinione, Prima Pagina • 214 Views • Commenti disabilitati su Obbligo del burqa per evitare un «fallimento sessuale», e divieto del burqa quale «fallimento cristiano»?

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Dunque, il 7 marzo, il popolo svizzero ha approvato il divieto del burqa. Fin dal giorno dopo, si sono succedute precipitosamente le prime interpretazioni di questa decisione. Una delle più diffuse è stata quella secondo cui gli Svizzeri hanno avuto paura del terrorismo islamico che, in altri Stati a noi vicini (in primis la Francia), è ormai all’ordine del giorno. In Svizzera ci sono stati risparmiati finora dei gravi atti di terrorismo. Ciò può naturalmente cambiare in qualsiasi momento, ma non credo questo sia stato l’argomento determinante per il SÌ al divieto del burqa.

I motivi sono ben più profondi

No, io credo che i motivi a monte del divieto del burqa siano molto più profondi. Il popolo, nel suo complesso, ha quasi istintivamente una sensibilità per i problemi fondamentali della società molto più grande di quella dei governanti del momento. La si può anche chiamare «intelligenza collettiva». I politici possono anche dichiarare irrazionali le decisioni popolari che non gradiscono, perché non soddisfano le loro aspettative – e forse, a volte, lo sono davvero. E tuttavia, sono raramente, per non dire mai, sbagliate.

Ma torniamo al divieto del burqa: le poche donne che indossano il burqa in Svizzera non hanno finora preoccupato nessuno. Tutt’al più, si guarda di sfuggita con sorpresa una donna che cammina in strada completamente velata. E non si conoscono finora da noi dei casi in cui queste donne nascondessero delle cinture esplosive sotto il vestito ai fini di un attentato. Ben più a lungo e con maggiore interesse si guarda una donna in minigonna o in bikini. Ciò è umano (inteso come uomo!). Ma ne parliamo più sotto.

Il divieto del burqa è un segno di debolezza

No, io credo che il divieto del burqa approvato dal popolo – come è già stato il caso con quello dei minareti – sia più da ascrivere al, peraltro motivato, timore di una crescente (non necessariamente violenta) islamizzazione della nostra società. Minareti e burqa sono puri simboli – e di per sé nemmeno così minacciosi – di questa inarrestabile tendenza. Da noi l’Islam è sentito come una religione estremamente forte e aggressiva, che minaccia di sopraffare la nostra cultura occidentale cristiana. E il popolo percepisce istintivamente che questa evoluzione non va nella direzione giusta.

Che per frenare questa evoluzione occorra un divieto, è un segno di debolezza. Se vivessimo meglio la nostra cultura occidentale cristiana, se ne avessimo cura e, se del caso, la difendessimo adeguatamente, tali divieti non sarebbero necessari. Ma non lo facciamo. Da noi, il Cristianesimo è finito su un binario morto. Le nostre chiese nazionali (sia la cattolica che la riformata) ci predicano incessantemente più tolleranza verso chi professa una religione diversa, invece di dare ai propri credenti delle solide basi. I crescenti abbandoni delle chiese parlano chiaro. Qui non ci sono iniezioni con il vaccino C (Cristiano) contro il virus I (Islam). E il crescente assenteismo nelle chiese si ripercuote inevitabilmente sulla politica: è forse un caso che quello che un tempo era il CVP (PPD) non osa più esporre la «C» nel nome del partito, optando per un’amorfa «Alleanza di centro»?

Un’ipotesi azzardata: obbligo del burqa islamico per meri motivi sessuali?

Torniamo ancora una volta al burqa. Segnatamente, alla domanda perché un musulmano vuole che sua moglie, rispettivamente le sue mogli, si velino quando escono di casa. Secondo me, ciò non ha nulla a che vedere con qualche versetto più o meno male interpretato del Corano, bensì unicamente con due cose: da una parte, con il concetto islamico di donna (apparentemente, le donne nell’Islam sono di esclusiva e intoccabile proprietà dell’uomo di turno); e dall’altra, l’enorme diffidenza degli uomini musulmani circa la castità delle proprie figlie e la fedeltà coniugale delle proprie mogli. A cominciare dal loro delirio di verginità, per continuare con la castrazione dei custodi dei loro arem e per finire con la pretesa di vietare alle «proprie» donne – mediante l’obbligo del burqa – di mostrarsi in pubblico non velate. Perché – non voglia Dio (Allah)! – che facciano gli occhi dolci a un altro uomo e siano da questo rimorchiate e sedotte. A qualunque costo, si vuole soffocare sul nascere tale concorrenza. L’obbligo islamico del burqa, perciò, non è a mio avviso dettato da motivi religiosi, bensì dal panico degli uomini di fronte a una concorrenza sessuale.

 

 

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