Migranti, la Francia fa la cresta sui soldi africani. E l’Unione europea non dice niente

Dic 14 • L'opinione, Prima Pagina • 1082 Views • Commenti disabilitati su Migranti, la Francia fa la cresta sui soldi africani. E l’Unione europea non dice niente

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccoglier queste notizie il 30 novembre 2018. IL 30 novembre del 1786, il granducato di Toscana è il primo stato al mondo ad abolire la pena di morte 232 anni fa.

Migranti, la Francia fa la cresta sui soldi africani. E l’Unione europea non dice niente

Omissis. In soldoni, accade che 14 Stati africani ex colonie francesi sono costretti a utilizzare come valuta ufficiale una moneta che è controllata al 100% dal Tesoro francese. Anticipo fin da subito che non si tratta soltanto di una questione strettamente monetaria, ma dannatamente politica e sociale, perché è la causa principale dell’emigrazione dalla zona sub-sahariana.

Tante volte diciamo: aiutiamoli a casa loro, facciamo crescere lì le condizioni per uno sviluppo. Meraviglioso. Se non fosse che, se volessimo mandare 10 euro per sostenere un progetto solidaristico in Camerun oppure fare un investimento in dollari o altra moneta in Senegal, accade che di questi soldi mandati in Africa, metà resta come riserva di denaro (che serve per cambiare valuta quando fanno acquisti all’estero) e l’altra metà resta nelle casse del Tesoro francese. Avete letto bene: tutto il denaro cambiato in Franco Cfa – ripeto: moneta ufficiale delle 14 ex colonie francesi – viene inviato alle banche centrali africane ma almeno la metà resta nelle casse francesi come garanzia del cambio fisso Cfa/euro. Il tutto nel silenzio dell’Europa e soprattutto della Bce perché non ha alcun controllo su questa moneta visto che il tasso di cambio dipende dalla Banca centrale francese.

Intervistato da Filippo Barone per Night Tabloid, il professore bocconiano Massimo Amato rivela che “al momento su questo conto di garanzia ci sono l’equivalente di 10 miliardi di euro che contribuiscono, visto che sono piazzati in titoli del debito pubblico francese, in parte a finanziare il debito pubblico francese”. Il giornalista vuole essere certo di aver compreso bene e rimarca: lei mi sta dicendo che la Francia paga parte del suo debito pubblico coi soldi africani? “Sì, sì”, risponde il professore della Bocconi, esperto di moneta. Esattamente come denuncia da anni Konaré. La Francia fa la cresta sui soldi africani.Omissis

(https://www.ilfattoquotidiano.it/BLOG di Gianluigi Paragone)

Gli uffici centrali di Deutsche Bank sono stati perquisiti

Gli uffici del quartier generale di Deutsche Bank, a Francoforte, sono stati perquisiti per un’indagine su un presunto riciclaggio di denaro. I sospettati sono due dipendenti, che, secondo gli investigatori, avrebbero aiutato dei clienti a riciclare del denaro proveniente da operazioni criminali. L’indagine è partita da alcuni documenti contenuti nei cosiddetti “Panama Papers”, diffusi da un’inchiesta giornalistica internazionale nel 2016, e contenenti migliaia di informazioni su operazioni finanziarie nei paradisi fiscali. Al centro dell’indagine c’è proprio una divisione di Deutsche Bank alle Isole Vergini che, secondo gli investigatori, nel 2016 ha gestito 900  clienti e 311 milioni di euro.

Oltre agli uffici centrali, i 170 agenti coinvolti nell’operazione hanno perquisito anche uffici a Eschborn e Gross-Umstadt, alla periferia di Francoforte. Deutsche Bank è la più grande banca tedesca; dopo la notizia della perquisizione, le sue azioni sono calate del 3 per cento. Omissis.

(Il post 27 novembre 2018)

Se qualcuno si stupisce della democrazia

Uscendo dall’incontro di sabato sera con Juncker, il premier Conte si è vantato che il suo governo in soli sei mesi ha cambiato l’Italia.

Nulla di più vero, il Paese è cambiato eccome. Lo spread è schizzato a oltre trecento punti, la disoccupazione è aumentata, la produzione industriale diminuita, la crescita si è azzerata, gli italiani sono più poveri di 145 miliardi e il peggio, secondo tutte le previsioni, pare che debba ancora arrivare. Più che un cambiamento è una vera rivoluzione, peccato solo che sia al ribasso. E peccato che avvenga con la stampella di una parte, oggi maggioritaria, del centrodestra. Matteo Salvini ieri ha detto che esclude rimpasti di governo, una strategia che ricorda quella del «tanto peggio tanto meglio», soprattutto meglio per lui, che più il Paese va giù più la sua Lega si tira su. Omissis.

(Il giornale.it Alessandro Sallusti 26/11/2018)

I profitti di Ikea sono calati del 40 per cento, per via di grandi investimenti

Ingka, la holding che possiede la gran parte dei negozi di arredamento da montare Ikea del mondo, ha detto che i suoi profitti sono calati del 40 per cento nell’ultimo anno fiscale passando da 2,47 miliardi di euro a 1,47 miliardi. I risultati dipendono da una grande trasformazione del suo modello di business, che ha previsto grandi investimenti nella logistica al servizio della vendita online e nell’apertura di nuovi negozi più vicini ai centri città e in città più piccole. Il prezzo di queste operazioni, ha spiegato il Financial Times, non è stato addebitato ai clienti.

Le vendite complessive, nei primi otto mesi del 2018, sono aumentate del 2 per cento, e quelle online del 45 per cento. Tra gli investimenti, che sono ammontati a 2,8 miliardi di euro, una parte è stata dedicata all’acquisto di parchi eolici in Finlandia e in Portogallo, e dei boschi in Lettonia e negli Stati Uniti. Ikea, che dà lavoro a 160mila persone, ha annunciato il taglio di 7.500 posti di lavoro nel settore amministrativo nel mondo.

(Il Post 29 novembre 2018)

Amazon si è iscritta al registro degli operatori postali in Italia

Omissis. La società di e-commerce Amazon si è iscritta al registro italiano degli operatori postali in Italia, come si apprende dall’ultimo aggiornamento dell’elenco diffuso dal ministero dello Sviluppo economico. Amazon Italia Logistica e Amazon Italia Transport, entrambe con sede a Milano e di proprietà di Jeff Bezos, sono entrate nella lista che include le 4.463 aziende che operano in Italia nel settore della logistica. La scorsa estate l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) aveva multato le due aziende per aver esercitato in maniera abusiva l’attività postale di consegna dei pacchi. La sanzione ammontava a 300 mila euro e prevedeva anche l’obbligo di iscriversi al registro degli operatori postali.

(il Post 27 novembre 2018)

La Gran Bretagna, in crisi economica, trattiene l’oro altrui…

Omissis. Il Venezuela, Paese in gravissime difficoltà economiche, ha chiesto ad agosto di riavere, con cortese urgenza, 14 tonnellate di lingotti d’oro. Siamo ormai a dicembre e il prezioso metallo è ancora a Londra. Come rivela il “Sole 24 Ore” di oggi, la cosa sconcertante è che esisterebbe una clausola che consente alla Gran Bretagna di “non restituire l’oro sovrano in custodia e di impedirne anche la visione”. Quale Paese può aver firmato un accordo del genere? O la clausola è stata aggiunta successivamente? Ed è stata approvata dai “clienti”? C’è da dubitarne. Omissis Pure gli Stati Uniti hanno il vizietto di far finta di niente: la Germania ha dovuto minacciare una crisi diplomatica per riavere il proprio oro, e ha dovuto sbraitare per un anno.

Questi atteggiamenti sono sconvolgenti: è come se la nostra banca non volesse più ridarci i nostri soldi o ci impedisse di accedere alle nostre cassette di sicurezza. Allora chiediamoci: perché uno Stato moderno, civile, avanzato e democratico si comporta così? L’unica spiegazione è: perché ha paura della crisi economica e cerca di conservare oro finché è possibile, anche se quell’oro… non è suo. Da qui a pensare che ne abbia già disposto in qualche modo e, quindi, non ce l’abbia più in custodia avendolo utilizzato e speso, il passo è breve: e fa venire i brividi.

(Post n°2053 pubblicato il 29 Novembre 2018 da Massimo Coppa)

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