L’oasi felice UE

Giu 10 • L'opinione, Prima Pagina • 350 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 30 maggio 2022. Il 30 maggio 1982 la Spagna aderisce al patto Atlantico.

 

L ’Unione europea sta faticando a trovare una linea comune sul pacchetto di sanzioni

Dopo alcuni mesi di unità e condivisione quasi totali, l’Unione europea sta faticando a trovare una linea comune sul pacchetto di sanzioni, il sesto, da imporre alla Russia: questo perché, inevitabilmente, per alzare il tiro, dovrà comprendere una misura che non è facile da far digerire a tutti i paesi membri, cioè il blocco alle esportazioni di petrolio russo. L’opposizione più forte viene dall’Ungheria di Viktor Orbán, che è appena stato rieletto alla guida del Paese. L’ostruzionismo di Orbán non si spiega solo con la forte dipendenza dell’Ungheria dal petrolio e dal gas russi, ma anche con la vicinanza politica dei due governi: in questi mesi il leader ungherese si è anche rifiutato di inviare armi agli ucraini, e i media ungheresi – quasi del tutto sotto il controllo di Orbán – hanno fatto circolare informazioni distorte e teorie del complotto filorusse. Il piano della Commissione europea, proposto ormai a inizio maggio, è di limitare gradualmente l’acquisto di petrolio per arrivare a uno stop delle importazioni del petrolio greggio in sei mesi, e in un anno a quelle del petrolio raffinato. Una «bomba atomica» sull’Ungheria secondo Orbán – a cui comunque la Commissione aveva offerto una deroga sui tempi – un problema non insormontabile secondo altri osservatori. Questa decisione isola ancora di più l’Ungheria anche dal cosiddetto gruppo di Visegrád, l’alleanza dei paesi dell’Europa orientale composta da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia: tutti, oggi, sono favorevoli allo stop alle importazioni di petrolio russo. Per molti di loro l’opposizione alla Russia è più forte dell’insofferenza verso l’impostazione centralizzata della Commissione europea. Non è chiaro se e quando l’Ungheria cederà. Lunedì e martedì si terrà un Consiglio europeo straordinario, ma un eventuale accordo è ancora in bilico. Orbán si rifiuta anche solo di discutere di stop alle importazioni, a meno che la Commissione sborsi decine di miliardi di euro al governo ungherese per indennizzarlo, e che sblocchi i fondi del cosiddetto Recovery Fund, attualmente in stallo per gli estesissimi dubbi su dove andranno a finire questi soldi una volta arrivati in Ungheria. Il piano complessivo presentato dalla Commissione per risolvere parzialmente la crisi energetica, anche quella che eventualmente si presenterà con le sanzioni sul petrolio russo, si chiama REPowerEU: prevede un fondo da 210 miliardi di euro, da pescare soprattutto fra i soldi inutilizzati del Recovery Fund. Ma non è detto che vada in porto: sia perché approvare un altro complesso piano che si intrecci col Recovery Fund non è semplicissimo, sia perché diversi paesi hanno delle perplessità sulle ricadute ambientali del REPowerEU, che potrebbero confliggere con gli obiettivi e gli impegni del Green Deal.

(Il post Konrad 28maggio 2022).

Vaiolo delle scimmie, siamo di fronte a una nuova pandemia? Cosa sappiamo finora.

Neanche il tempo di allontanarsi da una pandemia che già lo spettro di altre incombe su scala globale. Sono oltre cento i casi confermati o sospetti di vaiolo delle scimmie, parente meno letale del vaiolo, che sono stati rilevati nelle ultime due settimane al di fuori dell’Africa. L’emergere del virus in popolazioni diverse e geograficamente distanti tra di loro, in luoghi dove di solito non appare, ha allarmato gli scienziati. Quanto rischia l’uomo? Siamo di fronte a una nuova pandemia? Il virus è stato rilevato per la prima volta nelle scimmie a fine anni cinquanta, ma si pensa si trasmetta all’uomo da animali selvatici come i roditori o da altre persone infette. Fino a oggi, si sono verificate poche migliaia di casi ogni anno e tutti nella parte centro-occidentale dell’Africa. I pochi casi segnalati in altre parti del mondo erano quasi sempre associati a viaggi o importazione di animali infetti da «aree a rischio». Ora invece, i casi rilevati al di fuori dell’Africa hanno già superato il numero totale di quelli riscontrati al di fuori del continente dal 1970, ovvero quando per la prima volta è stata descritta l’infezione anche nell’uomo. Questa rapida e inattesa diffusione ha messo tutti in allerta. Da quando la campagna di eradicazione tramite vaccinazione per il vaiolo si è conclusa con successo negli anni settanta, il vaiolo non era più una minaccia globale e per molto tempo non si è più pensato a questo virus o a quelli strettamente correlati. Da allora, ci sono stati sporadici focolai in Congo, Nigeria e nel 2003 negli Stati Uniti, quando alcuni roditori importati dal Ghana infettarono una settantina di persone. Ma, prima di creare una nuova ondata di allarmismo, va ricordato che il vaiolo delle scimmie non è il SARS-CoV-2, non si trasmette facilmente da persona a persona (e questo ne rallenta la diffusione) e, poiché è correlato al vecchio e noto virus del vaiolo, sono già a disposizione sia vaccini che trattamenti molto efficaci. Quindi, è giusto attivare una corretta sorveglianza epidemiologica, ma niente panico! Sappiamo, ad esempio, che il vaiolo delle scimmie si diffonde grazie al contatto con i fluidi corporei, come la saliva, e che una persona infetta probabilmente contagia molto meno rispetto a quanto riesca a fare SARS-CoV-2. Entrambi i virus possono causare sintomi simil-influenzali, ma il vaiolo delle scimmie provoca anche ingrossamento dei linfonodi e caratteristiche lesioni su viso, mani e piedi. Omissis. Da quanto sappiamo al momento, gli attuali focolai probabilmente non richiederanno particolari strategie di contenimento, quali la vaccinazione, perché anche nelle aree in cui il vaiolo delle scimmie si verifica più di frequente, esso rimane ancora un’infezione rara. Ma, come sempre in questi casi, solo il lavoro di tracciamento e di sequenziamento dei nuovi casi aiuterà a capire l’evoluzione del virus, l’andamento dell’infezione e la presenza di mutazioni potenzialmente pericolose per l’uomo. Niente panico quindi, ma occhi aperti.

(il fatto quotidiano maggio 2022 – Inside Over16 maggio Adele Ferrari)

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