L’oasi felice UE

Dic 10 • L'opinione, Prima Pagina • 256 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato raccogliere queste notizie il giorno 2 dicembre 2021. Il 2 dicembre1942 alla Università di Chicago, Enrico Fermi tiene la prima dimostrazione di reazione nucleare a catena accendendo la prima pila atomica . Al presidente Roosevelt viene inviato un messaggio in codice di conferma: il navigatore  italiano è sbarcato nel nuovo mondo.

Coronavirus

In tutta Europa siamo ormai entrati nel pieno della quarta ondata della pandemia. Entro la fine dell’inverno «quasi tutti saranno vaccinati, guariti o morti», ha avvertito con una certa enfasi il ministro della Salute Jens Spahn. I paesi dell’Europa dell’Est, che hanno un tasso di vaccinazione assai basso, stanno registrando dati che ricordano molto quelli del 2020. Persino in Portogallo, uno dei paesi più avanti nella campagna vaccinale, il governo ha reintrodotto alcune restrizioni fra cui l’obbligo della mascherina al chiuso. L’OMS ha avvertito che entro marzo altre 700mila persone in Europa e in parti dell’Asia potrebbero morire di COVID-19.

Dalla mappa aggiornata settimanalmente dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) è sparito il colore verde. Nel giro di qualche giorno, vedrete, torneranno a farsi sentire quelli che chiedono all’Europa di «fare di più». Ma quello che le istituzioni europee potevano fare, in gran parte lo hanno già fatto. La fornitura dei vaccini procede con costanza in tutti gli Stati dell’Unione, e non si registrano particolari penurie o difficoltà burocratiche. Il contratto firmato a fine maggio dalla Commissione europea per acquistare 1,8 miliardi di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech entro il 2023 garantirà dosi sufficienti per tutti quelli che vorranno vaccinarsi. L’infrastruttura che permette di vaccinarsi in Estonia e farsi riconoscere il Green Pass in Portogallo, in Irlanda o a Malta funziona eccome. Periodicamente, la Commissione Europea dà indicazioni ai governi nazionali per trovare un approccio comune, soprattutto sulla libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione. Giovedì, per esempio, ha diffuso una raccomandazione per ridurre da 12 a 9 mesi la durata del Green Pass dal primo ciclo vaccinale. Ma se la quarta ondata si rivelerà tanto pesante quanto la prima e la seconda, si comincerà a parlare di un nuovo Recovery Fund, o di quello che alcuni chiamano già «Recovery Fund permanente»: il primo è stato approvato ormai un anno e mezzo fa, quando ancora non sapevamo esattamente cosa aspettarci dalla pandemia. Ora che sappiamo che per uscirne ci vorrà ancora qualche anno, è un tema che prima o poi bisognerà affrontare.

(il post Konrad 27 novembre 2021)

Kurz lascia la Politica: la rapidissima fine di una carriera folgorante

Da astro nascente della politica europea a uomo «libero» privo di qualsiasi carica. La parabola politica di Sebastian Kurz, ex cancelliere austriaco e attuale leader della ÖVP, sembra essere giunta al suo definitivo capolinea. Il 35enne viennese, infatti, stando a quando riferisce il suo entourage e in attesa di un comunicato ufficiale che dovrebbe giungere a breve, avrebbe deciso di abbandonare definitivamente gli incarichi pubblici. In molti puntano sulla nascita di suo figlio come fattore scatenante per questa decisione. Come scrive Agi, queste sarebbero state le parole di Kurz rivolte in confidenza a un amico: «Quello è stato il momento in cui ho capito che ci sono ancora tante cose belle nella vita a parte la politica. È stato un capitolo entusiasmante, ma è ora di fare qualcosa di nuovo». I media austriaci, in particolare la Krone Zeitung, ha riferito che la nascita di Konstantin «ha fatto la differenza» e fatto «scattare qualcosa» nella mente dell’ex cancelliere. Omissis.

(Inside over 2 dicembre 2021 Lorenzo Vita)

 La Nuova Politica Agricola Comune

Durante la plenaria di questa settimana, il Parlamento europeo ha approvato definitivamente la nuova Politica Agricola Comune (PAC), il principale strumento europeo che regola i sussidi per le aziende agricole, che in tutto rappresentano circa un terzo del bilancio pluriennale dell’Unione. L’accordo trovato ha stabilito le modalità con cui verranno erogati 270 miliardi di euro fra il 2023 e il 2027, cioè nella seconda parte del bilancio pluriennale iniziato nel 2021 (fino al 2022 saranno in vigore accordi transitori approvati l’estate scorsa). L’accordo è rimasto lo stesso approvato in estate da Consiglio e Parlamento. Le principali novità riguardano i cosiddetti «ecoschemi», cioè la percentuale dei fondi collegata a pratiche di agricoltura giudicate sostenibili. Il Parlamento europeo chiedeva di vincolare almeno il 30 per cento dei fondi, il Consiglio partiva da una quota inferiore al 20 per cento. Il compromesso è stato trovato a metà strada al 25 per cento. Un altro elemento nuovo rispetto al passato, che peraltro non era presente nella proposta della Commissione ed è stato inserito soprattutto su spinta del gruppo del Partito socialista europeo, è la cosiddetta condizionalità sociale: dal 2025 i fondi potranno essere erogati soltanto alle aziende che rispettino alcuni parametri sui diritti dei lavoratori imposti dall’Unione (dal 2023 i paesi potranno cominciare ad adeguarsi ai nuovi parametri in maniera volontaria). Le principali critiche al compromesso riguardano il fatto che l’accordo non ha risolto i problemi strutturali della PAC: per esempio, la scarsità di vincoli con cui viene erogata la maggior parte dei finanziamenti, e il rischio che questi vengano distribuiti secondo logiche clientelari da parte dei governi nazionali, come accaduto di recente per esempio in Ungheria e Repubblica Ceca, oppure vengano ottenuti da aziende già ricche e molto poco sostenibili. Un rappresentante di una lobby di piccoli agricoltori ha fatto notare a Euractiv che circa il 2 per cento dei beneficiari dei fondi riceve circa un terzo dello stanziamento totale. L’approvazione definitiva è solo il primo passo della nuova politica agricola comune, che dovrà essere applicata concretamente dagli Stati – che dovranno elaborare dei piani strategici, altra novità di quest’anno – mentre la Commissione dovrà elaborare i cosiddetti «atti delegati», con cui proporre integrazioni al corpo principale della PAC. Si intravedono già i primi ostacoli: Euractiv ha scoperto che, a meno di sorprese, i governi nazionali vorrebbero eliminare del tutto o quasi i riferimenti al Green Deal in tutta la legislazione secondaria, che comprende anche gli atti delegati.

(il post Konrad 27 novembre 2021)

La politica svedese

Mercoledì è stata una giornata un po’ pazza per la politica svedese. Al mattino, Magdalena Andersson era diventata la prima prima ministra donna nella storia del paese, dopo aver sostituito il suo compagno di partito, il socialdemocratico Stefan Lofven. Sette ore dopo però, la Andersson si è dimessa dal suo incarico. Per capire cosa sia successo va inquadrato meglio il turbolento periodo che sta attraversando la politica svedese. Lofven era a capo di un governo di minoranza accusato di avere gestito male la pandemia e altre questioni più piccole. Lofven si era quindi dimesso per dare un segnale, come si dice in questi casi: Andersson era stata indicata dal suo partito come soluzione temporanea, dato che fra meno di un anno si voterà per rinnovare il Parlamento. In questo momento però, i Socialdemocratici hanno pochissimo capitale politico da spendere, e quel poco che avevano lo hanno speso male. Poche ore dopo l’entrata in carica di Andersson, il partito ha raggiunto un accordo con la Sinistra sulla nuova legge di bilancio, che però ha fatto arrabbiare il Partito di Centro, che a quel punto ha deciso di votare contro. In Parlamento quindi, la legge di bilancio proposta dalla maggioranza non è passata: i Verdi hanno allora deciso di ritirarsi dalla coalizione di maggioranza, per manifesta debolezza. «C’è una prassi costituzionale per cui quando un partner della maggioranza si ritira, un governo di coalizione dovrebbe fare altrettanto», ha spiegato Andersson. Nei prossimi giorni a meno di ulteriori sorprese Andersson dovrebbe riprovare a formare un governo e a fare approvare la legge di bilancio: se non ci riuscirà, sarà un problema bello grosso.

(il post Konrad 27 novembre 2021)

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