L’oasi felice UE

Nov 26 • L'opinione, Prima Pagina • 244 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato oggi 16 novembre 2021 di raccogliere le informazioni. L’ingegnere  britannico John Ambrose Fleming, il 16 novembre 1904 ottiene il brevetto per la invenzione  del diodo, la prima delle valvole termoioniche ; diventerà uno dei principali componenti degli apparecchi elettronici.

Tutte le divisioni nell’occidente sull’ambiente dopo il COP26

Il COP26 di Glasgow ha segnato un punto importante, dopo il precedente G20 di Roma, nella definizione del duplice problema del cambiamento climatico e della transizione energetica come sfida globale cui si dovranno approcciare tutte le nazioni del pianeta. L’Occidente ha puntato, in quest’ottica, a mostrarsi coeso attorno all’asse costituito da Unione europea e Stati uniti, sempre più attenti a mostrarsi compatti nella consapevolezza che la partita del clima e della transizione sia, in primis, geopolitica e risulti fondamentale tanto sul piano concreto (economia, società, sicurezza) quanto su quello del soft power. Schematizzando, dopo G20 e COP26 l’UE e gli USA restano fedeli all’idea di ridurre le emissioni di anidride carbonica assai rapidamente, mentre paesi come Cina, India, Indonesia, Messico o Arabia Saudita sono decisamente più prudenti, ma hanno aperto a un compromesso politico importante. Omissis. Il comunicato finale mediato dall’accordo USA-Cina è indubbiamente un risultato importante. Ma dalle negoziazioni è emersa un’Europa maggiormente ambiziosa sul fronte dei cambiamenti climatici rispetto agli Stati uniti di Joe Biden e non contenta della fine della guerra dei dazi su acciaio e alluminio con le sue conseguenze in termini di impegni comuni per la decarbonizzazione dei settori. Per la Germania, in particolare, il documento finale del COP26 avrebbe dovuto chiarire che i principali responsabili delle emissioni devono intensificare i loro sforzi, «in particolare quelli che non hanno fatto abbastanza rispetto ai target 2030» fissato dagli accordi di Parigi, come ha affermato Jochen Flasbarth, segretario di Stato al ministero dell’ambiente. Un segnale a Cina e India? Non solo, anche una «puntura di spillo» agli USA in controtendenza con gli obiettivi annunciati nel 2015 dopo la fase anti-ambientalista della presidenza Trump. Omissis. Tra gli alleati degli USA, infine, una nazione gioca una partita autonoma: l’Australia, alleato numero uno di Washington nel Pacifico, la pensa invece molto diversamente sul fronte della transizione e punta ancora forte sul carbone. Dopo avere rifiutato di firmare l’impegno a eliminare l’uso del carbone concordato da 40 Paesi durante la conferenza sul clima dell’ONU COP26 l’Australia, nel comunicato ufficiale post-conferenza, rincara la dose sostenendo che continuerà a vendere carbone «per decenni nel futuro», temendo che a livello climatico uno stop del suo settore possa essere inutile e vedendo la sostituzione delle sue esportazioni con quelle di Indonesia o Russia. Omissis. Il fronte occidentale sui cambiamenti climatici è dunque tutt’altro che compatto. E questo mostra la complessità di una materia come la transizione energetica e la sfida ambientale: un problema globale la cui soluzione passa però per sensibilità nazionali molto diverse, dinamiche produttive e sfide sistemiche. Perché a parole tutti vogliono salvare il mondo ma, nei fatti, nessuno intende pagare per primo i costi di una transizione senza precedenti nella storia umana.

(Insiderover 14 novembre  2021 Andrea Muratore)

Vaccini, così cala l’efficacia dopo i 6 mesi

«La protezione dal contagio passa dal 76 al 50%, quella dalla malattia severa scende di 10 punti». Il ministro della sanità, Roberto Speranza, in settimana ha annunciato il via libera (da dicembre) alla terza dose anche per gli over 40. L’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità spiega i motivi dell’accelerazione: «Dopo i 6 mesi si osserva una forte diminuzione dell’efficacia vaccinale nel prevenire le diagnosi in corrispondenza di tutte le fasce di età». Al momento, comunque, il tasso di ospedalizzazione per i non vaccinati resta sette volte più alto rispetto agli immunizzati e sei volte più alto rispetto a chi ha fatto la seconda dose da più di 180 giorni

(Di FQ 13 novembre 2021

La discussione su Brexit fra Unione europea e Regno unito ha trovato un nuovo tema su cui avvitarsi

La discussione su Brexit fra Unione europea e Regno unito ha trovato un nuovo tema su cui avvitarsi: l’articolo 16 del protocollo sull’Irlanda del Nord. Un piccolo bigino per sapere di cosa si tratta, dato che nelle prossime settimane potremmo dovercene occupare di nuovo. Il protocollo prevede che dopo Brexit l’Irlanda del Nord rimanga nel mercato unico e nell’unione doganale europea, per evitare la costruzione di una barriera fisica fra Irlanda del Nord e Irlanda. Questo comporta che le merci che vengono spedite dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord, e che di fatto entrano nel mercato europeo, debbano passare da lunghi controlli e procedure burocratiche prima di partire: cosa che crea moltissimi problemi alle aziende britanniche. Da mesi, il timore dell’Unione europea è che il Regno unito stia cercando un cavillo per evitare di imporre i controlli e le procedure del protocollo: e potrebbe avere trovato la norma che fa al caso suo nell’articolo 16 del protocollo, che prevede che in caso di «problemi di natura economica, sociale o ambientale», il Regno unito o l’Unione europea possano sospendere unilateralmente alcune parti del protocollo. Il Regno unito potrebbe attivare l’articolo 16 per far precipitare la situazione – magari sotto Natale, quando ci saranno enormi problemi di consegne in tutto il paese – e strappare all’Unione europea condizioni più favorevoli di quelle attualmente previste dal protocollo. Se succede davvero, lo avete letto prima qui.

(Il post Konrad novembre 2021)

 

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