L’oasi felice UE

Giu 23 • Dal Mondo, In terza, L'opinione, Prima Pagina • 522 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Questa raccolta di informazioni è stata eseguita 13 giugno del 2023. Il 13 giugno del 1995 la Francia annuncia l’abbandono della moratoria nucleare.

Addio presidente!

Imprenditore, editore, presidente del Milan e presidente del Consiglio per ben quattro volte. Ecco la poliedrica vita del Cavaliere, Silvio Berlusconi. Un pezzo di storia se n’è andato. Silvio Berlusconi è morto all’età di 86 anni. Il Cavaliere è morto all’ospedale San Raffaele di Milano dove era ricoverato da venerdì scorso per accertamenti legati alla leucemia mielomonocitica cronica che lo affliggeva da parecchi mesi. Una malattia che lo aveva costretto a un ricovero di 45 giorni, terminato solo il 19 maggio scorso. In mattinata, il fratello Paolo e i figli Piersilvio, Barbara, Marina ed Eleonora erano andati a dargli l’ultimo saluto. Berlusconi ha iniziato la sua carriera nel mondo dell’edilizia e ha costruito le case del futuro. Ha cambiato il modo di fare la televisione. Ha portato il Milan sul «tetto del mondo». Ha fondato il centrodestra dando una nuova casa ai moderati che l’avevano persa. Silvio Berlusconi è stato un imprenditore e un politico di successo che ha centrato tutti gli obiettivi che si era ripromesso di raggiungere. Silvio Berlusconi è stato il presidente del Consiglio dei ministri più longevo di tutti i tempi. Il Cav ha traghettato l’Italia da Tangentopoli alla «Seconda repubblica», ha condotto il Paese nell’Eurozona ed è stato il protagonista della crisi dello spread. Ma qual è il lascito in politica estera del fondatore di Forza Italia? L’ex presidente del Consiglio, artefice del centrodestra italiano, non ha mai rinunciato ai suoi punti di riferimento (gli Stati Uniti d’America). La sua era una concezione orgogliosamente liberale del mondo, perfettamente inquadrata nel panorama popolare europeo. Ma per capire la figura storica di Berlusconi è doveroso ricordare uno dei suoi predecessori eccellenti, Bettino Craxi. Craxi fu il primo, vero trasformatore, in un certo senso un antesignano. Il leader socialista alterò il paradigma del presidente del Consiglio: non più una carica «collegiale», ma un ruolo predominante anche nella comunicazione, un premier senza premierato. Una personalità forte capace di affermarsi e accreditarsi soprattutto all’estero. D’altronde, Craxi e Berlusconi sono stati gli unici uomini politici italiani a parlare al Congresso USA. Berlusconi credeva nel bisogno, avvertito per primo da Craxi, di conferire all’Italia la centralità che meritava ai tavoli internazionali e nell’ambito dell’alleanza atlantica. Per contrastare inoltre il protagonismo franco-tedesco, contro cui il creatore di FI si è scagliato in una storica e lunga battaglia esplosa negli ultimi anni ai vertici del governo italiano e personificata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (padre dell’intervento militare in Libia), entrambi considerati i responsabili della caduta del quarto governo Berlusconi dodici anni fa. (Omissis) I suoi detrattori lo hanno accusato di seguire pedissequamente le direttive di Washington, con cui, a differenza di Bruxelles, c’è sempre stata una fortissima sintonia. Con Bush junior alla Casa Bianca, il governo italiano ha garantito l’appoggio alle missioni in Iraq e Afghanistan, ricevendo per questo un importante attestato di stima da Barack Obama nel 2010. Il presidente democratico, pur vedendo con diffidenza la relazione di Berlusconi con il presidente russo Vladimir Putin, ringraziò personalmente il capo del governo italiano quando confermò l’impegno a incrementare la presenza italiana nella ISAF, la forza NATO in Afghanistan. La svolta epocale, ispirata dall’amministrazione repubblicana di inizio millennio, è avvenuta però in Medio Oriente: Berlusconi è stato probabilmente il presidente del Consiglio italiano più filoisraeliano di tutti i tempi. «La difesa di Israele – scriveva il Cavaliere nel 2015 – oggi più che mai è la difesa delle ragioni della libertà, della democrazia, del pluralismo civile e religioso». Profetiche poi le sue parole sulla crescente minaccia cinese, contro cui l’Europa dovrebbe prendere le giuste misure per fermare il «disegno espansionista» di Pechino. Oggi Silvio Berlusconi è scomparso a 86 anni. Nel libro Berlusconi – The Diplomat, i professori Emidio Diodato e Federico Niglia usano una metafora efficace per spiegare la politica estera del Cav: «La storia della politica estera di Berlusconi può essere interpretata come un’opera teatrale in cui egli è sempre il personaggio principale». Ora può calare il sipario.

(Gianluca lo Nostro Giugno 2023)

L’esercito UE e la Sfida della NATO: cos’è successo alla forza di intervento rapido

Mancano sempre meno settimane al decisivo appuntamento di ottobre, quando la Forza d’intervento rapido dell’Unione Europea istituita nel 2022 con la nuova Bussola Strategica (Strategic Compass) di Bruxelles dovrebbe essere messa in campo per la sua prima esercitazione operativa nel Golfo di Cadice, in Spagna. Ma il corpo da 5mila unità con cui l’Unione Europea dovrebbe provare a testare i prodomi di un esercito comune è ancora ben lungi dall’essere pienamente costituito. La EU Rapid Deployment Capacity (EU RDC) dovrebbe garantire capacità d’impiego sui teatri aerei, terrestri e navali a formazioni multinazionali sotto il controllo diretto dell’EU Military Comitteee. A oggi però, nessun paese membro sta facendo sforzi strutturali per rendere questo corpo una sorta di «jolly» operativo capace di essere schierato sotto l’egida UE nei maggiori teatri di crisi nel mondo. La volontà di potenziare la potenzialità di dispiegamento rapido dell’UE mirava inizialmente a superare i mai applicati EU Battlegroups, organizzati dal 2007 e mai ufficialmente dispiegati in teatri operativi. «A circa un anno dalla pubblicazione della Strategic Compass, il 9 marzo 2023 il Comitato degli affari esteri del Parlamento europeo (AFET) ha approvato un report per definire meglio le caratteristiche da attribuire a questo nuovo strumento, considerato chiave per l’autonomia strategica dell’Unione», nota Pandora. Il modello è quello delle forze d’intervento rapido sovente utilizzate negli scenari di crisi in ambito atlantico. Non a caso nella Bussola Strategica è stata valorizzata per l’UE «la storica e proficua collaborazione con la NATO», la quale di recente «è stata rinsaldata, con la stipula di un nuovo accordo di cooperazione, la dichiarazione congiunta firmata il 10 gennaio 2023. Si tratta della terza dichiarazione congiunta, dopo quella di Varsavia nel 2016 e di Bruxelles del 2018, nell’ambito di una partnership più che ventennale». (Omissis). Stati come Francia, Italia e Germania saranno decisivi per permettere la creazione di appoggi logistici, rifornimenti materiali e garanzie operative a un progetto che a oggi tutti, dal 2021 in avanti, hanno avallato senza mai metterlo al centro delle proprie strategie militari e geopolitiche. Perfino Parigi, paladina dell’autonomia strategica europea, sta preferendo il potenziamento del proprio deterrente. L’esempio delle missioni europee antipirateria e di missioni comunitarie come Eufor Congo o Eufor Chad insegna che solo una prospettiva chiara e precisa dell’impegno di contingenti europei può mettere in campo le condizioni perché i maggiori governi comunitari ne strutturino la composizione. (Omissis). La guerra in Ucraina ha riportato le grandi battaglie convenzionali in Europa e può aver rappresentato un freno a uno sviluppo a tutto campo dell’EU RDC. La cui prospettiva operativa rimane e, visto il ridotto coinvolgimento francese, può vedere potenzialmente l’Italia giocare un ruolo guida. Una forza europea d’intervento rapido capace di muoversi in scenari di crisi regionali in aree quali il Nord Africa e il Sahel può rappresentare un’utile proiezione dell’Europa nell’estero vicino che Roma è potenzialmente in grado di utilizzare per i suoi scopi. Il paese che più avrà iniziativa politica nell’EU RDC e nella difesa europea si potrà muovere, inoltre, per accaparrarsi pregiati appalti industriali. Del resto, una forza comune chiamerà una certa standardizzazione degli armamenti. L’European Policy Centre ricorda che i paesi UE hanno «sei volte più sistemi d’arma in servizio degli Stati Uniti, tra cui 17 diversi tipi di carri armati principali e 27 diversi obici», e «nell’attuale quadro di cooperazione strutturata permanente (Pesco) gli impegni relativi all’allineamento reciproco dei rispettivi apparati di difesa dovrebbero essere sostenuti sia dall’UE che dalla NATO per migliorare l’interoperabilità delle forze e sviluppare capacità di difesa congiunte dei paesi dell’UE». Garantendo all’Alleanza atlantica di poter continuare a giocare le grandi partite globali e all’UE di fare da gendarme al suo estero vicino, in autonomia. Con una partita che vedrebbe primi attori quei paesi maggiormente decisi a puntare a un’Europa della difesa complementare e non supplente alla NATO. Un vestito che si sposa perfettamente con il disegno strategico dell’Italia. (Andrea Muratore giugno 2023

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