La miseria si chiama Sommaruga

Giu 12 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 1158 Views • Commenti disabilitati su La miseria si chiama Sommaruga

Roger Köpper Capo-redattore  Die Weltwoche

Roger Köpper
Capo-redattore
Die Weltwoche

Die Weltwoche, Edizione 22/2015 (www.weltwoche.ch)

 Il Capo-redattore della “Weltwoche” Roger Köppel (che è candidato al Consiglio nazionale sulla lista UDC del canton Zurigo) ci ha cortesemente autorizzati a tradurre e pubblicare ne Il Paese qualche articolo apparso nel suo prestigioso settimanale. Lo ringraziamo di cuore e ne approfittiamo per pubblicare subito il suo seguente articolo di grande interesse e attualità. 

 

Migrazione illegale attraverso il Mediterraneo: la situazione da un punto di vista svizzero.

di Roger Köppel *

La Svizzera, in materia di politica d’asilo, sta marciando nella direzione sbagliata. L’attrattività per l’immigrazione illegale continua ad aumentare. Il Consiglio federale e il Dipartimento della giustizia si rifiutano di applicare la legge sull’asilo. Nell’esecuzione delle misure regnano i malfunzionamenti. Le quote di riconoscimento non sono mai state così alte. Il rimpatrio die richiedenti l’asilo respinti non avviene. Infine, l’incapacità politica di Berna fa salire alle stelle le cifre dell’asilo.

«Tutti [. . .] devono restare»

Nonostante che già oggi la Svizzera occupi il secondo posto, dopo la Svezia, nella classifica dei paesi d’asilo più attrattivi d’Europa, le autorità non intraprendono nulla contro i migranti illegali. Il massimo funzionario della Confederazione in materia di rifugiati, Mario Gattiker, ha spiegato la scorsa settimana alla Radio RTF che la sua più importante priorità è il miglioramento dell’infrastruttura per l’integrazione dei Somali. I segnali sono di apertura. Si è ansiosi di migliorare il più possibile la capacità di accoglienza della Svizzera nei riguardi dei migranti spinti dalla povertà provenienti dall’Africa.

Simbolo della miseria voluta politicamente è la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga. Alla ministra della giustizia manca totalmente la volontà di guardare in faccia alla realtà. In diverse interviste rilasciate alle sue compiacenti giornaliste televisive, ha mantenuto apertamente la sua intenzione di ignorare l’inasprimento del diritto d’asilo richiesto dal sovrano con due revisioni di legge dal 2006.

Non vede limiti alla capacità di accoglienza. Di abusi non vuol sentire parlare. Per Sommaruga è molto più importante che nell’opinione pubblica la Svizzera continui a essere “aperta” e “solidale”. Al momento c’è soprattutto bisogno di “rotte sicure attraverso il Mediterraneo”, ha affermato in  Romandia. Al primo ministro italiano Renzi ha già promesso che anche la Svizzera parteciperà ai “contingenti internazionali di rifugiati”. La generosa conclusione circa i costi per il contribuente, della presidente della Confederazione: “Tutti coloro che necessitano della nostra protezione, devono poter rimanere in Svizzera.”

Ignoranza? Premeditazione? Le esternazioni di Sommaruga costituiscono un appello a gravi violazioni del diritto. Il fatto è che il diritto d’asilo svizzero è stato creato a seguito dei genocidi del secolo scorso, per persone la cui vita e integrità fisica sono direttamente minacciate per motivi politici.  Semplici profughi di guerre o di guerre civili o persone che vogliono fuggire da situazioni sociali ed economiche senza speranza, non hanno diritto all’asilo. Lo si può trovare ingiusto, ma così vuole la legge – sia in Svizzera come pure  nell’Unione europea.

La presidente della Confederazione ha affermato in televisione che il 50% dei migranti illegali che irrompono dal Nordafrica, sarebbe composto da profughi aventi il diritto all’asilo secondo la Convenzione di Ginevra. Il suo più alto funzionario preposto ai rifugiati, Mario Gattiker, ha confermato questa cifra anche nei giornali. È una spudorata menzogna.

In realtà, nel Nordafrica salgono a bordo immigranti economici illegali. Sono persone, spesso giovani uomini, che hanno lasciato da tempo i territori di guerra. Questi emigranti illegali non sono più – ammesso che lo siano mai stati – minacciati nella loro vita e integrità fisica. La loro motivazione è una vita migliore. Ciò è comprensibile, ma non è legale. Secondo l’ONU, ci sono al mondo 230 milioni di migranti in viaggio. E solo da 16 a 20 milioni di loro, neanche il 10%, sono autentici profughi. Chi sale a bordo di un natante in Nordafrica non ha per definizione più diritto all’asilo.

Il 98% riesce ad approdare in Europa

Non sono i più poveri e perseguitati ad affollare le chiatte. Sono i più abbienti e relativamente benestanti, i quali pagano migliaia di franchi per i servizi dei passatori. È davvero tragico e sconvolgente che per circa il 2% la traversata finisca con la morte. Il fatto cruciale è che però  la quota preponderante del 98% dei passeggeri riesce ad approdare sul continente europeo. E poiché l’UE sta migliorando il salvataggio in mare e quindi la percentuale di successo della migrazione illegale sta aumentando verso il 100%, il canale d’immigrazione Mediterraneo guadagna attrattività.

Cacciatori e raccoglitori

La fortezza Europa non esiste. In Africa vive oltre un miliardo di persone. Quanti di loro si trasferiranno dalla povertà al ricco nord, lo vedremo. La rivista d’attualità Der Spiegel pronostica che quest’anno, il numero di domande d’asilo in Germania si moltiplicherà passando da 200’000 a 500’000.

È interessante constatare come la maggioranza dei presunti perseguitati politici rinunci a chiedere l’asilo direttamente negli Stati sulle sponde del Mediterraneo, Spagna, Italia o Grecia. Preferiscono andare – non registrati – in territori benestanti quali la Svizzera, la Germania o la Svezia. Molti dei cosiddetti profughi arrivano dal paese terzo sicuro Turchia.

Certamente nessuno deve rimproverare gli Africani e gli Arabi che vogliono emigrare, di voler utilizzare le porte spalancate che si offrono loro alle frontiere europee meridionali. L’essere umano è cacciatore e raccoglitore. Esso prende tutto ciò che gli si presenta. Oggi è purtroppo più facile intraprendere il difficile viaggio nei generosi Stati sociali d’Europa, che non contribuire allo sviluppo dei propri paesi sotto dei governi corrotti africani o arabi. Chi chiede asilo, può venire nell’UE. Dal momento che i governi europei non prendono più sul serio le loro leggi sull’asilo, loro è la colpa se queste vengono abusate.

Vibrante commozione

Nelle sua apparizioni alla televisione, la presidente della Confederazione Sommaruga manifesta una vibrante commozione. Racconta della miseria delle vittime siriane della guerra e delle cattive condizioni in quelle aree di povertà alle quali la Svizzera – apparentemente invano – da decenni versa miliardi di aiuto allo sviluppo. Il dramma dei rifugiati nel Mediterraneo è anche la prova più tangibile che la “cooperazione allo sviluppo” tanto decantata a Berna, non sta dando alcun risultato concreto. Gli investimenti di denaro pubblico si disperdono. Se così non fosse, non emigrerebbero annualmente centinaia di migliaia di persone dall’Africa all’Europa. L’abuso del diritto d’asilo è una truffa miliardaria nei confronti dei contribuenti.

Sommaruga fa leva sulle grandi emozioni. È vero che in Siria e nel Vicino Oriente sono in atto dei drammi umanitari. Ed è giusto che la Svizzera partecipi a un aiuto finanziario diretto nelle regioni in crisi. Si deve aiutare a costruire campi e infrastrutture nei territori circostanti le zone di guerra, nei quali i perseguitati possano immediatamente trovare protezione e rifugio. Solo così si toglie la materia prima all’industria illegale dei passatori. La tragedia siriana ha decisamente poco a che vedere con la realtà dell’asilo politico in Svizzera. Qui, il gruppo maggiore di richiedenti l’asilo è rappresentato dagli Eritrei, davanti allo Sri Lanka, dove non c’è più alcuna guerra. Il gruppo che cresce più in fretta è quello dei Kosovari, nella cui patria l’ordine sembra essere assicurato da truppe svizzere.

I Siriani menzionati da Sommaruga sono soltanto al terzo posto. Le loro richieste d’asilo hanno raggiunto nel primo trimestre del 2015 una quota di riconoscimento del solo 26,3%, mentre che il 48,2% delle richieste d’asilo dallo Sri Lanka è stato accettato. Com’è possibile che dei rifugiati da un effettivo territorio di guerra raggiungano una quota d’accettazione nettamente inferiore a quella di un paese meta turistica ben frequentata da Svizzeri? Delle leggi su misura e delle particolarità della prassi d’asilo influenzano evidentemente i movimenti dei profughi in modo più marcato che non i presunti obiettivi contro la miseria nel mondo cui mirano i politici come Sommaruga.

Nel 2006, con una decisione popolare, la Svizzera ha inasprito la sua legge sull’asilo. Immediatamente è calato il numero di richieste. Dal 2011 sta aumentando di nuovo. Ciò dipende in modo determinante dal fatto che la conduzione politica abbia o no il coraggio di applicare la legge sull’asilo. Manca la volontà politica. Non ci sono mai stati così tanti “ammessi provvisoriamente”. Queste sono persone la cui richiesta è stata respinta, ma che ciò nonostante si lasciano rimanere nel paese. Il 66% di tutte le persone in procedura d’asilo gode di questo statuto, in totale sono oltre 30’000. Così tante non sono state nemmeno durante la guerra in Iugoslavia.

6800 franchi esenti da imposte

Che l’asilo sia in difficoltà, lo dimostrano anche le quote della criminalità. Nonostante che i richiedenti l’asilo rappresentino solo lo 0,6% della popolazione residente, fra il 2011 e il 2014 hanno commesso il 9% dei reati. Chi viola in tale misura l’ospitalità del paese d’asilo non può essere un vero rifugiato.

Naturalmente, la Svizzera potrebbe ridurre drasticamente il numero delle richieste d’asilo. Se lo volesse. Sotto la conduzione del Dipartimento di giustizia da parte della PPD Ruth Metzler, il numero di richieste d’asilo passò dal 2001 al 2003 da 27’000 a scarse 22’000. Il successore di Metzler, Christoph Blocher (UDC) ne dimezzò il numero a sotto le 11’000. Già l’anno dopo la destituzione di Blocher, sotto Eveline Widmer-Schlumpf (PBD) le cifre dell’asilo aumentarono di nuovo a 16’000. La sua succeditrice Sommaruga (PS) ha prodotto cifre ancora più inquietanti: da 22’500 (2011) siamo ora attorno alle 30’000 richieste. Il segretario di Stato Gattiker è entusiasta dei valori  “eccellenti nel confronto con l’UE”. Nel mondo dei ciechi, il guercio è re.

I costi esplodono. Come l’UDC ha indicato la settimana scorsa in un rapporto totalmente ignorato dai media, a Berna non c’è alcun conteggio trasparente. L’UDC calcola su un miliardo di franchi per la sola Confederazione, e altri due miliardi a livello di cantoni e comuni. A ciò si aggiungono i costi per le esecuzioni delle pene, come pure le spese per l’aiuto allo sviluppo. L’UDC ritiene che la cifra si aggiri attorno ai 6 miliardi di franchi l’anno.

Una famiglia disoccupata di quattro rifugiati può contare nel canton Zurigo su un reddito mensile esente da imposte di circa 6’800 franchi, inclusa una “assistenza familiare socio-pedagogica” del valore di 2’400 franchi al mese.  Chi penetra illegalmente in una casa viene punito. Chi penetra illegalmente in un paese viene premiato con l’aiuto sociale. Quanto troverà la Berna federale la forza di porre fine a questa follia?

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