La Germania ha vinto la Seconda guerra mondiale?
Dalla Weltwoche del 23 aprile 2025, un articolo di Hubertus Knabe*)

L’8 maggio la Repubblica Federale Tedesca commemora la fine della guerra, avvenuta ottant’anni fa. Si parla del «Giorno della Liberazione», come se i Tedeschi fossero stati tra le vittime e avessero contribuito a sconfiggere il nazionalsocialismo.
Il primo paese occupato da Adolf Hitler non fu l’Austria o la Cecoslovacchia, bensì la Germania. È questa l’impressione che si potrebbe avere seguendo gli attuali dibattiti nella Repubblica federale sulla fine della Seconda guerra mondiale. Politici di ogni orientamento ricordano con espressione solenne il «giorno della liberazione», come viene sempre più spesso definita la capitolazione incondizionata della Wehrmacht. Il fervore con cui lo fanno ricorda la frase del giornalista Johannes Gross: «Più passa il tempo dalla fine del Terzo Reich, più forte diventa la resistenza contro Hitler e i suoi seguaci»
Dopo una funzione religiosa nella Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, distrutta durante la guerra, l’8 maggio i vertici dello Stato tedesco si riuniranno al Bundestag per una cerimonia commemorativa. Julia Klöckner, la nuova presidente del Parlamento, ha dichiarato la data giorno di presenza obbligatoria, pertanto i deputati che non si presenteranno dovranno pagare una multa di 200 euro. La politica della CDU terrà un discorso incentrato principalmente sulle donne, seguito dall’intervento del presidente federale. È stato invitato anche il corpo diplomatico, solo la Russia e la Bielorussia sono state escluse.
Giorno non lavorativo a Berlino
Anche i Länder tedeschi vogliono commemorare la fine della guerra ottant’anni fa. In sette Länder l’8 maggio è giorno di commemorazione nazionale. Proprio la Germania orientale, dove alla fine della guerra l’Armata Rossa commise innumerevoli atrocità, si distingue come precorritrice in questo senso. Dopo il Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il Brandeburgo, la Turingia e Berlino, anche la Sassonia si è recentemente unita all’iniziativa, dopo che la CDU ha aiutato la sinistra a ottenere la maggioranza per una mozione in tal senso. Nell’ovest, solo Brema celebra una «Giornata della liberazione dal nazionalsocialismo».
A Berlino quest’anno l’8 maggio è addirittura festivo. La coalizione tra CDU e SPD ha così confermato una precedente decisione del governo regionale rosso-rosso-verde uscito dalle elezioni. Quest’ultimo aveva già concesso ai cittadini un giorno festivo in più, in occasione del 75° anniversario. Secondo il suo portale Internet, quest’anno il governo regionale organizza una settimana a tema con oltre cento eventi in occasione della «Giornata della Liberazione». Il momento clou sarà la prima esecuzione di un oratorio intitolato «Liberazione».
Tutto questo ha poco a che vedere con la realtà storica. Nessuno dei tre alleati aveva intenzione di liberare i tedeschi nel 1945. L’obiettivo era sconfiggerli, in modo così completo da costringerli alla resa incondizionata. «Ora siamo davanti alla tana da cui gli aggressori fascisti ci hanno attaccato», aveva ordinato il maresciallo sovietico Chernyakhovsky ai suoi soldati il 12 gennaio 1945. «Ci fermeremo solo dopo averli eliminati tutti». Non ci sarebbe stata pietà per nessuno. E il 10 maggio 1945 il presidente degli Stati Uniti Harry S. Truman disse al suo Stato Maggiore: «La Germania non è stata occupata per essere liberata, ma come Stato nemico sconfitto».
Anche i Tedeschi erano ben lungi dall’accogliere con giubilo le forze alleate. Ciò non solo a causa degli stupri di massa e delle fucilazioni avvenuti durante l’ingresso dell’Armata Rossa. La maggioranza della popolazione rimase infatti fedele ad Adolf Hitler fino alla fine. A differenza di altri paesi, in Germania non si formarono unità partigiane né scoppiarono rivolte.
Al contrario, la Wehrmacht continuò a opporre una resistenza accanita fino all’ultimo, soprattutto sul fronte orientale. I combattimenti proseguirono anche dopo il suicidio di Hitler, avvenuto il 30 aprile 1945. Quando Berlino capitolò finalmente il 2 maggio, nella battaglia per la capitale tedesca erano morti altri 170.000 soldati. Per gli storici è quindi fuori discussione: ottant’anni fa non fu la Germania a essere liberata, bensì l’Europa dai Tedeschi.
Quando finalmente i Tedeschi furono sconfitti, gli Alleati non pensarono certo a concedere loro la libertà. Le truppe dei vincitori occuparono invece il territorio tedesco fino all’ultimo angolo. Esse esercitavano il potere governativo e ogni attività politica, anche quella degli oppositori di Hitler, doveva essere autorizzata da loro.
Per milioni di Tedeschi, la fine della guerra significò addirittura il contrario della liberazione. Nonostante la resa incondizionata, gli Alleati fecero prigionieri quasi undici milioni di soldati della Wehrmacht. Oltre tre milioni furono deportati nei campi di lavoro forzato dell’Unione Sovietica, dove un terzo di loro morì. Anche centinaia di migliaia di civili furono arrestati e quasi 280.000 deportati nei campi di lavoro sovietici. Inoltre, l’URSS annesse un quarto del territorio del Reich tedesco e instaurò una nuova dittatura tra l’Oder e l’Elba, che cadde solo nel 1990.
La vittoria degli Alleati significò la liberazione per gli oltre 700.000 sopravvissuti nei campi di concentramento tedeschi. Lo stesso vale per gli otto milioni di prigionieri di guerra stranieri e lavoratori coatti, anche se Stalin rimise immediatamente in carcere i suoi connazionali. Dopo l’8 maggio anche i disertori e gli oppositori del regime poterono tirare un sospiro di sollievo e le vittime delle persecuzioni razziali poterono uscire dai loro nascondigli. Tuttavia, nel 1945 la stragrande maggioranza dei Tedeschi si trovava dall’altra parte della barricata.
«Catene della schiavitù hitleriana»
Già molto presto in Germania si manifestò l’esigenza di liberarsi dal ruolo di colpevoli. Per primi, i Tedeschi dell’Est passarono dalla parte degli sconfitti a quella dei vincitori. Il loro compito fu particolarmente facile, poiché l’Unione Sovietica aveva sempre mascherato l’occupazione di altri paesi come liberazione. Nel manifesto di fondazione del KPD del giugno 1945 si affermava infatti che l’Armata Rossa e i suoi alleati avevano portato al popolo tedesco «la pace e la liberazione dalle catene della schiavitù hitleriana».
Dopo la fondazione della DDR, il SED (Partito Socialista Unificato di Germania, NdT) dichiarò l’8 maggio giorno festivo. Fino all’introduzione della settimana lavorativa di cinque giorni nel 1967, era addirittura un giorno non lavorativo. Le strade e i negozi erano addobbati con bandiere e striscioni e le classi scolastiche venivano portate nei cimiteri militari sovietici, dove dovevano ascoltare discorsi di propaganda comunista. Articoli di giornale patetici ringraziavano l’Armata Rossa per la liberazione, anche se questa aveva nuovamente imposto una dittatura ai tedeschi dell’Est. «Liberazione?», si mormorava sarcasticamente nella DDR guardando i saccheggi sovietici, «sì, dagli orologi e dalle biciclette!»
Ma il termine offriva anche un sollievo. Se nel 1945 la Germania era stata «liberata», logicamente anche i Tedeschi appartenevano alle vittime di Hitler. E poiché lo Stato del SED era in «unione fraterna» con l’Unione Sovietica, i Tedeschi dell’Est si trovavano comunque dalla parte dei vincitori della guerra. Inoltre, poiché la DDR si dichiarava «Stato antifascista» e sosteneva che gli ex nazisti esistessero solo nella Germania occidentale, non era più necessario fare i conti con la colpa e il coinvolgimento.
Nella Repubblica Federale Tedesca una simile reinterpretazione avvenne solo più tardi. Sebbene le potenze occidentali vincitrici avessero già concesso libere elezioni nelle loro zone nel 1946, dal punto di vista dei leader politici, l’8 maggio non c’era nulla da festeggiare. La situazione cambiò solo nel 1970, quando la coalizione social-liberale organizzò per la prima volta una cerimonia commemorativa e il presidente federale Gustav Heinemann tenne un discorso. Cinque anni dopo, il suo successore Walter Scheel parlò di «liberazione dall’esterno», perché i Tedeschi non erano stati in grado di liberarsi da soli dal «giogo» del nazionalsocialismo.
Infine, nel 1985, il presidente federale Richard von Weizsäcker tenne il suo famoso discorso in cui dichiarò con autorevolezza: «L’8 maggio è stato un giorno di liberazione. Ci ha liberati tutti dal sistema disumano della dittatura nazionalsocialista». Questa affermazione, che da allora non è stata quasi mai omessa in alcun discorso, era tanto più significativa in quanto suo padre era stato condannato a Norimberga a sette anni di reclusione per crimini contro l’umanità.
Dopo la riunificazione, la nuova visione della storia della Germania occidentale è stata estesa anche alla Germania orientale, dopo che questa era finalmente riuscita a liberarsi. Ai quadri destituiti del SED, che ora si chiamava PDS, questo andava benissimo, dato che ora anche l’Occidente definiva l’Unione Sovietica come liberatrice. Nel 1995 il capo di Stato tedesco invitò per la prima volta le potenze vincitrici a Berlino per una cerimonia ufficiale per celebrare l’8 maggio insieme al presidente francese, al primo ministro britannico, al vicepresidente degli Stati Uniti e al primo ministro russo. La Repubblica federale era così entrata a far parte del circolo dei vincitori.
Da allora, poco è cambiato nella reinterpretazione della storia secondo cui la Germania nel 1945 sarebbe stata liberata e non sconfitta. Nel 2020, a 75 anni dalla fine della guerra, il presidente federale Frank-Walter Steinmeier voleva superare le commemorazioni precedenti invitando 1600 ospiti provenienti dalla Germania e dall’estero a una cerimonia ufficiale davanti al Reichstag. Ma la pandemia di coronavirus mandò all’aria i suoi piani. I politici dei Verdi, del FDP e della Sinistra chiesero allora che l’8 maggio fosse dichiarato festa nazionale in tutta la Germania.
I vertici della Repubblica federale tedesca vorrebbero commemorare anche quest’anno insieme alle potenze vincitrici del 1945. Tuttavia, la brutale guerra di Putin contro l’Ucraina rende impossibile un’apparizione congiunta. E sembrava dubbio anche che Trump fosse disposto a festeggiare con l’Europa la vittoria su Hitler. Ma per i politici e i media che dettano l’agenda, è ormai fuori discussione: anche la Germania è stata una vittima del nazionalsocialismo.
« Fate come dico e non come faccio! Hat Deutschland den Zweiten Weltkrieg gewonnen? »
