Memorabile «Bayadère» nella versione Nureyev alla Scala

Giu 28 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 42 Views • Commenti disabilitati su Memorabile «Bayadère» nella versione Nureyev alla Scala

Spazio musicale

«La Bayadère» è un balletto che risponde al gusto per lo spettacolo grandioso di soggetto esotico. Si presentano subito alla mente analogie con l’«Aida», apparsa nel 1871 e quindi solo sei anni prima della «Bayadère». Quella rievoca la monumentalità dell’antico Egitto e importanti avvenimenti storici, questa è suggestivamente ambientata nell’India dei fachiri e dei bramini. Entrambe pongono al centro dell’azione la rivalità spietata tra due donne. L’imponenza dei quadri da un lato e i conflitti in amore tra le antagoniste, ciascuna avente un temperamento assai forte, dall’altro lato portano lo spettacolo a una complessità e lunghezza eccezionali. Non c’è dubbio che il genere «opera» possegga le risorse con cui far fronte validamente a un impegno siffatto. Ma si può dire la stessa cosa per l’arte della danza? Molti ne dubitano e trovano che qui tutto si riduce ad alcuni movimenti del corpo molto ripetitivi aventi il solo scopo di soddisfare un vago desiderio di grazia ed eleganza oppure di offrire all’occhio piacevoli geometrie. Lavori di grande estensione – continuano a dire – creano noia e non lasciano traccia sulla sensibilità del pubblico mentre la musica scritta appositamente per i balletti tradizionali è spesso banale e irrilevante.

Ora «La Bayadère» presentata alla Scala in giugno nella versione di Nureyev ha smentito nel più chiaro dei modi le obiezioni degli scettici. L’inventiva coreografica non ha soste e si manifesta, non soltanto nelle variazioni e nei passi a due, ma anche, il che è straordinario, nei numeri di gruppo, passando dal grottesco alla raffinatezza o dal tenero lirismo alla drammaticità. Un elogio senza riserve ha meritato il corpo di ballo milanese, giunto, sotto la direzione di Manuel Legris, a un livello di disciplina ed efficienza non inferiore a quello delle migliori compagnie del mondo. Molto ammirati i solisti e le soliste nelle variazioni, nei passi a due e nelle danze per piccoli gruppi. In questo balletto agiscono, come detto sopra, due personaggi femminili di importanza pressoché uguale: Nikiya, la baiadera, e Gamzatti, la rivale. Nella rappresentazione alla quale ho assistito (la seconda, il 6 giugno) Vittoria Valerio ha dovuto sostituire, presumo con breve preavviso, l’indisposta Martina Arduino. La sua interpretazione di Nikiya ha preso quota progressivamente con l’avanzare dello spettacolo e nel terzo atto ha ottenuto incondizionata approvazione. L’altra donna era Alice Mariani, una ballerina sempre distinta, dalla tecnica ineccepibile e dalle linee purissime; nella coda del passo a due del secondo atto ha scatenato un vortice di applausi con una serie di giri impeccabili. Corretto è stato Marco Agostino nei panni di Solor. Pure corretto può essere definito l’allestimento scenografico di Luisa Spinatelli, autrice anche dei costumi.

Sul piano musicale Kevin Rhodes ha diretto molto encomiabilmente. Non ha avuto timore di leggere la partitura per quel che è, ossia senza compiere inutili e fastidiosi sforzi per nasconderne o attenuarne i difetti, come i fragori di qualche passaggio o la troppo scoperta orecchiabilità di certe melodie, offrendo d’altra parte esecuzioni più che lodevoli dei momenti belli, ce ne sono parecchi, a dispetto dei critici che sprezzano i lavori di Minkus e degli altri compositori specializzati, il secolo scorso, nella produzione di partiture per balletti: menziono l’accompagnamento alla scena di rivalità tra le due donne nel secondo quadro del primo atto, dove Nikiya minaccia la rivale con un’arma ma viene trattenuta da una serva oppure la morte della baiadera, morsa dal serpente nascosto in un mazzo di fiori offertole da Gamzatti: qui non ci sono soltanto ritmi frizzanti o carezzevoli languori ma vera drammaticità e sentimenti intensi.

Carlo Rezzonico

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