Il popolo ha parlato: ma a Berna ci si degna di ascoltarlo?

Mar 25 • L'editoriale, Prima Pagina • 140 Views • Commenti disabilitati su Il popolo ha parlato: ma a Berna ci si degna di ascoltarlo?

Eros N. Mellini

Il sistema politico svizzero – in particolare la democrazia diretta – permette al popolo, quando lo ritenga necessario, di intervenire direttamente nella politica mediante il diritto d’iniziativa e di referendum. In pratica, è una sorta di correttivo con il quale un partito riesce a volte a ottenere una maggioranza che gli è stata negata in parlamento. Quando il gioco riesce – come nel caso della 13esima AVS – le conclusioni da trarre sono sostanzialmente due: in primo luogo, quelli che l’hanno bocciata in parlamento (e in seguito hanno condotto una campagna di voto contraria), quali rappresentanti del popolo hanno toppato alla grande e dovrebbero ora recitare il «mea culpa» dandosi da fare affinché la volontà popolare sia attuata senza ostacoli e cavilli. In secondo luogo, è lecita la domanda a sapere se questi parlamentari – e anche i vertici dei partiti – siano coscienti del loro dovere di adempiere a questa volontà.

Una casta «eletti» nel senso di «superiori»

Personalmente, ho l’impressione che troppi deputati, a elezione avvenuta, interpretino il termine «eletti» non come nominati bensì nel senso di «superiori»  o «prescelti da Dio». Una sorta di casta che li rende superiori al popolo, buono sì per eleggerli ogni quattro anni, ma troppo scemo per capire dei problemi che solo loro sono in grado di risolvere.

Ne consegue una vieppiù grave e traumatica frattura fra popolo e politica – o meglio politici – che, invece di esporre onestamente le proprie posizioni, cercano ormai (e purtroppo spesso ci riescono) vieppiù di imporle con minacce di un futuro apocalittico qualora fossero respinte. È il caso di temi ormai planetari (clima, ecologismo, pandemie, eccetera) ma anche, nello specifico, della votazione avvenuta il 3 marzo sulla 13esima AVS.

La casta ha toppato

Da Tio.ch del 4 marzo 2024: «Come verrà finanziata la tredicesima? Ci sono due opzioni possibili: da un lato il Consiglio federale potrebbe proporre al parlamento una propria soluzione di finanziamento oppure inserire i finanziamenti aggiuntivi nella prossima riforma AVS che dovrà essere presentata entro la fine del 2026.

Siccome anche la Confederazione dovrà già versare un importo aggiuntivo compreso tra 800 milioni e un miliardo all’anno per il fondo AVS, c’è la necessità di individuare nuove entrate aggiuntive, ad esempio attraverso un aumento dell’IVA o un aumento dell’imposta federale.»

Concetto del resto candidamente comunicato dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, nella conferenza stampa a seguito della votazione popolare. «In questo senso – ha detto – preparerò un progetto di finanziamento sul quale dibatterà il Consiglio federale.»

Ma – consigliere e consiglieri federali, nazionali e agli Stati, alti papaveri dell’Amministrazione e Berna federale tutta – che cosa non vi è chiaro del messaggio lanciatovi da quel 58,2% (in Ticino 70,98%) dei votanti che ha accettato l’iniziativa per la 13sima AVS, spazzando via l’opposizione incautamente sostenuta dagli organi decisionali di tutti i partiti borghesi (tali solo sulla carta, a quanto pare)?

Un messaggio implicito, ma chiaro

È chiaro, sulle schede di voto non poteva essere espresso – pena l’annullamento del voto – ma trovatemi un solo votante a favore che non abbia implicitamente motivato la sua scelta ritenendo che i soldi per il finanziamento vanno trovati riducendo le spese per gli aiuti all’estero, per l’UE e per Zelensky, nonché gli assurdi importi spesi per l’asilo di richiedenti che non soddisfano i criteri dettati dalla Convenzione di Ginevra! Continuare, come sta facendo la Berna federale, a devolvere miliardi per queste destinazioni significa, capo primo, farsi beffe della volontà popolare e, in secondo luogo, tradire il mandato dei propri elettori di fare il bene del paese e dei propri abitanti, sulle cui spalle si vuole caricare invece un balzello che, alla luce dei fatti, è del tutto ingiustificato.

L’UDC ha comunicato di volersi battere con tutte le sue forze affinché il finanziamento in questione avvenga attingendo alle dette fonti. Il problema è però che, anche raccogliendo qua e là il voto di qualche franco tiratore, difficilmente otterrà a livello parlamentare delle maggioranze che le permettano di portare avanti con successo il discorso. E quindi, avrà anche fatto il suo dovere ma a nulla gioverà, perché la «maledetta» sinistra continuerà a fare orecchio da mercante ai messaggi impliciti della popolazione.

Giusta in questo senso la mozione inoltrata dal consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, volta a finanziare l’AVS «riducendo i contributi all’estero dagli attuali 4,3 miliardi di franchi all’anno a un massimo di 2, contenendo la spesa per l’asilo, ritirando la disponibilità data all’UE nel mandato negoziale di rendere stabili e permanenti i contributi svizzeri “di coesione” e, infine, considerando gli utili della BNS, quando presenti». Personalmente, non sono molto d’accordo sull’attingere agli utili della BNS, che metterebbe a rischio il contributo pagato da questa ai cantoni. Ma, per il resto, la mozione rispecchia al 1000% il messaggio lanciato dal popolo lo scorso 3 marzo. Il problema sta nel fatto che, in un parlamento per la maggior parte eurofilo e sempre lieto di farsi sodomizzare dall’UE, le possibilità che la proposta sia attuata sono praticamente nulle.

Ma perché fermarsi a livello di parlamento?

Proprio la votazione sulla 13esima AVS ha dimostrato che spesso – e l’UDC ne sa qualcosa – la maggior parte del popolo sconfessa la decisione parlamentare. E allora, perché fermarsi alla mozione? Perché, qualora come probabile sarà respinta, non ricorrere a un’iniziativa popolare? Che vada nel senso della mozione Quadri o che in altro modo faccia sì che le spese per l’estero – che testardamente la Berna federale intende portare avanti a scapito dell’AVS – siano sottoposte, oltre una ragionevole soglia per non paralizzare l’attività governativa più dello stretto necessario, al referendum popolare? A un partito che ha a cuore una oculata gestione della cosa pubblica come l’UDC, ma anche a quei residui ancora borghesi di PLR e Centro che difendono l’economia, dovrebbe piacere l’idea. E sono convinto che le 100’000 firme necessarie verrebbero raccolte in un amen. Meditate gente, meditate!

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