Il festival delle riunioni «blabla»

Lug 8 • L'opinione, Prima Pagina • 171 Views • Commenti disabilitati su Il festival delle riunioni «blabla»

Non si contano più: G7,G20, WEF a Davos, URC a Lugano, tutti meeting all’insegna delle chiacchiere, strette di mano, pacche sulle spalle, salamelecchi e pantagruelici pranzi e cene, sempre a carico dei contribuenti. Risultati? A parte le gastriti, le indigestioni e i postumi delle sbornie a base di Champagne, dei «grandi della terra» (?) – si fa per dire – assistiamo a una  sempre più totale confusione con  protagonisti figure discutibili, quelle, per intenderci, che dovrebbero farci uscire dalle sabbie mobili nelle quali ci hanno trascinati e invece fanno a gara per incasinare il mondo. Quanto manca alla mezzanotte?

Sull’URC di Lugano e l’autoincensamento praticato «ad abundantiam» dai noti apprendisti stregoni della pseudo politica federale per questa discutibile manifestazione, ci limitiamo al sostantivo «flop» che, a parte i disagi subiti dalla popolazione per soddisfare la boria di pochi, ci costerà uno o fors’anche entrambi gli occhi  della testa!

A proposito, riformuliamo la domanda: a quanto ammonta la fattura? Ah già, l’avevamo dimenticato: «la Svizzera è ricca e quindi…»

Non facciamoci soverchie illusioni sui risultati di questo «grande evento epocale». Molti illustri – si fa sempre per dire – personaggi l’hanno data buca inviando solo gregari e sciacquette. Ciò dovrebbe suscitare qualche perplessità. Ah già, c’è in ballo la ricostruzione dell’Ucraina! Ma intanto continuano i combattimenti, i massacri, i bombardamenti e la fornitura di armamenti, che di certo non contribuiranno a far cessare il conflitto tuttora in atto. Abbiamo la netta impressione, anzi la convinzione, di essere presi per i fondelli, forse ci stiamo sbagliando; eppure, qualcosa ci dice che ci stanno inchiappettando alla grande!

A vent’anni  – ahimè parecchi anni orsono! – durante la cerimonia di consegna dell’arma d’ordinanza e il giuramento di fedeltà alla Patria e al Reggimento, il sottoscritto avrebbe sicuramente dato la vita per il suo paese!  Ne era fiero, così come del nostro esercito, definito «formidabile» dallo scrittore statunitense John McPhee. Purtroppo, nel corso degli anni, l’amore, l’attaccamento, l’affetto per questo piccolo lembo di terra è andato scemando, si è raffreddato grazie soprattutto a coloro che hanno optato per il disfattismo, il multiculturalismo a oltranza, le porte spalancate a tutti, con i noti nefasti effetti collaterali e la pretesa di voler ottenere sempre più diritti, ignorando bellamente quelli che sono i doveri.

In quanto a riconoscenza, a parte le incomprensibili regalie in fatto di facili naturalizzazioni e la totale palese indifferenza da parte di coloro che ne hanno beneficiato, l’integrazione, per i neocittadini «svizzeri», non pare suscitare grande interesse. Chi glielo fa fare? Tanto hanno già tutto e di più. Siamo sempre più convinti che a dover essere integrati, fra non molto toccherà a noi!

Stiamo parlando di altre culture, quelle che dovrebbero portarci «ricchezza e opportunità» come se piovesse! Il solito mantra propinatoci  dai troppi Giuda disposti a vendersi per 30 denari pur di apparire.

Guai a parlare di patriottismo – non fa trendy – di libertà, d’indipendenza, di tradizioni e valori. Insomma, dobbiamo «aprirci», «adeguarci», «capire»  e fra non molto, andando di questo passo, «sparire»!

Questi sono i disastrosi effetti del buonismo, del politicamente corretto, inculcati dal pensiero unico, oltre che da un’imponente pandemia d’imbecillità globale!

Questo paese sta per essere inesorabilmente svenduto al prezzo di saldi, con la complicità di quei partiti che amano definirsi «storici» e nei quali militano sempre più spesso iscritti dai nomi esotici, impronunciabili, che contribuiscono a rottamare scientemente la nostra storia, con la complicità di coloro che dovrebbero averla a cuore. Personalmente, lo consideriamo un tradimento, passibile del plotone d’esecuzione! A completare l’indegno misfatto, un’incomprensibile, morbosa propensione all’autolesionismo, che fra pochi anni pagheremo a caro prezzo.

Quo vadis  Svizzera? Probabilmente a ramengo e verso l’inesorabile estinzione!

 

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