Il bosco ha bisogno dell’uomo

In queste settimane si solleva da parte dell’amministrazione forestale l’allarme che i boschi non riescono a rinnovarsi a causa della pressione degli ungulati. Da qui poi i soliti cavalcano la necessità di assicurare la presenza del lupo quale mezzo di pressione. Rattrista il fatto che un tema così complesso come le dinamiche legate al bosco venga ridotto a questo singolo aspetto con un mantra disinformante, legato più a ideologia che a conoscenza. Questi personaggi e movimenti hanno delle grosse responsabilità in merito all’attuale situazione in cui versano i boschi alpini e sarebbe opportuno che si rendessero conto di quanti errori hanno già commesso in passato demonizzando l’agricoltura, la presenza e attività umana, e puntando solo su dinamiche naturali.
Per il bosco Cantone e Confederazione fanno tanto ma nella nostra realtà è una goccia nel mare. Il bosco in Ticino è troppo esteso, troppo invecchiato e troppo sporco. Gli alberi sono cresciuti a dismisura mentre l’humus su cui poggiano è povero. Finiscono per ammalarsi e sradicarsi molto facilmente. Il sottobosco è sporco con decenni di accumulo di fogliame e rami che, oltre a generare un’infinità di funghi, rappresenta un pericoloso combustibile anche vicino agli abitati. Con tutto questo combustibile il bosco quando brucia arreca maggiori danni anche in profondità. Il bosco negli ultimi trent’anni si è divorato i terreni dell’agricoltura di montagna raggiungendo quasi il 60% di tutta la superficie cantonale. Non vi è più sufficiente alternanza tra spazi coperti da bosco e prati, il tutto a scapito delle esigenze alimentari degli ungulati e di habitat di uccelli e di insetti.
Coloro che gridano alla necessità del lupo oggi, sono gli stessi che regolamentando all’inverosimile l’ambiente a scapito dell’attività umana, le sue capacità e tradizioni, una sana ed efficiente cultura, hanno creato le premesse affinché il bosco nelle Alpi assuma pericolose dinamiche, costose ambientalmente, finanziariamente e anche a livello di sicurezza.
Per gestire il bosco abbiamo bisogno di strade forestali e agricole che raccordino anche i vari rustici ma è diventato quasi impossibile costruirne a causa delle procedure infinite e dei ricorsi. Dove si è riusciti a costruire strade vediamo ancora oggi una buona gestione del territorio. Per pulire il bosco avevamo bisogno della gente ma tutta una serie di divieti l’ha allontanata. L’estrema regolamentazione dei rustici ha fatto cambiare le nostre abitudini. Un tempo il bosco era gestito da tutti e veniva regolarmente tagliato e pulito. Un solo incendio oggi inquina molto di più di tutti i fuochi all’aperto con cui si teneva pulito il sottobosco. Gli ungulati sono incrementati a dismisura a seguito di una regolamentazione della caccia all’inverosimile che ne compromette il prelievo. Gli ungulati hanno bisogno dei pascoli creati dall’agricoltura per foraggiarsi ma questi sono sempre di meno e allora brucano nel bosco. L’agricoltura è stata demonizzata e oggi si demonizza la mucca, il vago pascolo, la pecora. Hanno fatto scappare gli agricoltori. Un piccolo letamaio all’aperto che era un’oasi di vita, di insetti e di enormi zucche è stato dipinto come incredibile fonte di inquinamento. Risultato: i prati sono stati abbandonati e ingoiati dal bosco. Gli insetti, le rondini e altri uccelli ne soffrono.
Con il lupo si continua a fare scappare la poca agricoltura di montagna che ancora resiste e assicura spazi verdi. In un solo anno sono stati abbandonati numerosi alpeggi. Questa gente, contraria all’uomo, alle sue attività e capacità di convivenza con la natura, continua a produrre gli stessi errori e sarebbe ora che tutti lo capissero.
Non dobbiamo essere nostalgici ma è importante riadattare le strategie e tornare a gestire il bosco e il sottobosco, tornare a far crescere l’agricoltura di montagna e i rustici riattati, credere di più nell’attività benefica dell’uomo e delle comunità montane nei confronti della natura e della gestione attiva, tornare a rileggere la cultura, le tradizioni e le capacità che i nostri vecchi hanno applicato con estrema efficienza nella gestione del bosco per riadattarle nel contesto odierno. Abbiamo bisogno di tutti e di tanta infrastruttura affinché i nostri boschi rappresentino una risorsa e non un enorme pericolo.
Cleto Ferrari, Gambarogno
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