Gobbi: “Chiedere il casellario? Ha evitato di importare criminali stranieri!”

Mar 22 • L'opinione, Prima Pagina • 684 Views • Commenti disabilitati su Gobbi: “Chiedere il casellario? Ha evitato di importare criminali stranieri!”

Avrebbe addirittura mandato in crisi ogni relazione tra Svizzera e Italia. Avrebbe compromesso i rapporti con tutti gli altri nostri vicini. Ci hanno dato dei razzisti, pronti a costruire muri alle frontiere che nemmeno Trump pochi anni dopo… Il tutto per aver osato introdurre una misura che tutelasse l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio: l’obbligo della presentazione del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B e G. Era la primavera del 2015 e ancora un altro fatto di sangue avvenuto poco tempo prima a opera di uno straniero con regolare permesso, ma ottenuto presentando una falsa autocertificazione, aveva fatto scattare l’ennesima sirena d’allarme. Come capo del Dipartimento delle istituzioni impegnato nel migliorare la sicurezza dei ticinesi, la strada giusta era una e soltanto una: limitare il più possibile pericoli come quelli appena citati. E l’introduzione del casellario giudiziale diventava quindi una necessità. Detto, fatto.

Oggi, a distanza di alcuni anni, e dopo che il Consiglio di Stato nel 2016 confermò la bontà di quella soluzione, sono i dati nudi e crudi a darci ragione: delle 95’020 domande di rilascio e di rinnovo di permessi B e G esaminate dall’Ufficio della migrazione (periodo aprile 2015-dicembre 2018), 579 hanno comportato maggiori approfondimenti, presentando indicatori di rischio; in 251 occasioni, considerata la gravità delle condanne subite dal richiedente, è stata emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso. La misura si è rivelata uno strumento efficace anche in virtù del suo effetto deterrente che di fatto scoraggia chi sa di non avere un passato irreprensibile oppure di non disporre delle condizioni necessarie all’ottenimento del permesso. In effetti, il numero dei casi per i quali si è reso necessario un ulteriore approfondimento è calato anno dopo anno: 216 nel 2016, 137 nel 2017, 92 nel 2018.

In tre anni e mezzo 251 persone non sono state lasciate entrare in Ticino, o non hanno più ottenuto un permesso di residenza, grazie a questa misura. Non è un dato di poco conto, anzi. I risultati raggiunti mi permettono di proseguire sulla strada intrapresa, proprio per garantire quella sicurezza che i ticinesi giustamente reclamano e per dimostrare che qualche arma a disposizione l’abbiamo. Basta avere il coraggio politico di proporla e di applicarla, con coerenza e fermezza, convinti che il bene comune e il benessere dei ticinesi passa anche, se non soprattutto, da queste misure.

È l’ennesimo punto in comune concreto del programma che unisce Lega dei Ticinesi e UDC, dando un senso compiuto alla congiunzione delle liste per l’elezione del Consiglio di Stato. Far vincere questi nostri principi in occasione del 7 aprile: è la sfida che ci siamo dati tutti assieme e che personalmente sto portando avanti con impegno in questi ultimi 8 anni passati in Governo alla testa del Dipartimento delle istituzioni.

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