Echi dal Gran Consiglio

Mar 8 • Dal Cantone, Prima Pagina • 612 Views • Commenti disabilitati su Echi dal Gran Consiglio

Iniziativa cantonale

Lupo: cambio di paradigma mediante la fissazione di un numero massimo di lupi sul territorio nazionale e conseguentemente cantonale

L’Assemblea federale è incaricata di codificare delle disposizioni (articoli) in una Legge federale (Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici) o Decreto federale, affinché sia consentito l’abbattimento di branchi o singoli lupi, a partire dal momento in cui la popolazione degli stessi raggiunge un numero massimo predeterminato in accordo con i Cantoni, tenuto conto delle peculiarità territoriali, ambientali e socio-economiche delle singole Regioni/Cantoni.

Formazione chiara, legislativamente attuabile e motivazione:

Il 7 marzo 2025 è entrata in vigore la modifica legislativa che declassava il lupo da «specie rigorosamente protetta» a «specie protetta», inserendolo nell’Allegato III della Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Denominata in seguito «Convenzione di Berna»).

Il declassamento del grande predatore rende possibile una gestione delle popolazioni, che significa che il lupo rimane protetto, ma in linea di principio la sua caccia è possibile e i singoli Stati hanno un maggior spazio di manovra e una più grande indipendenza.

Le misure di protezione hanno dimostrato tutti i loro limiti, la lentezza delle procedure (analisi genetiche e risarcimenti) è nota e i costi della gestione del lupo gravano pesantemente sulle finanze cantonali.

La Strategia Lupo Svizzera (Edizione 2020) prevedeva una popolazione minima ideale di 12 branchi, distribuiti in 5 regioni, per garantire la coesistenza con gli esseri umani e le attività di allevamento.

La situazione attuale va ben oltre questo numero. Stando agli ultimi dati ufficiali il Svizzera sarebbero censiti oltre 30 branchi costituiti da circa 300 lupi, senza contare quelli transfrontalieri.

Al fine di poter garantire la conservazione della specie lupo e limitare i conflitti con l’agricoltura e la popolazione, nella regione sudorientale della Svizzera, che comprende il Ticino, Grigioni e San Gallo, è previsto che siano presenti almeno 3 branchi. Nel solo Ticino ad oggi sono presenti 8 branchi, 4 coppie e oltre una decina di lupi circolanti. Malgrado gli ordini di abbattimento emanati dal Cantone, non vi è evidenza dei risultati degli stessi, inoltre non bisogna illudersi che essi riescano a contenere la popolazione del grande predatore presente sul territorio cantonale, soprattutto se e quando toccano solo i 2/3 dei cuccioli dell’anno di un branco.

Nel 2025 in Ticino, le conseguenze di tale politica sono nefaste. Dal 1° gennaio 2025 al 27 settembre 2025 sono stati predati 195 capi e 153 dispersi di animali da fattoria, numeri da record che mostrano chiaramente una situazione ormai ingestibile. Molte aziende di allevamento stanno purtroppo chiudendo i battenti con tutte le enormi conseguenze negative del caso, perché l’allevamento di bestiame è utile per tutto il nostro Paese.

Oramai i tempi per salvare il salvabile dell’allevamento ovicaprino di montagna stringono. La situazione è totalmente fuori controllo e il declassamento del lupo prevista nella Convenzione di Berna, permette un cambio di paradigma: ossia passare dalla fissazione di un numero minimo di branchi e lupi presenti in Svizzera alla fissazione di un numero massimo del grande predatore che da un lato ne garantisca la protezione della specie, ma che dall’altro permetta anche una coesistenza con l’allevamento di montagna.

Prendendo come spunto la strategia che viene perseguita in Svezia, che ha un territorio che è undici volte più grande di quello svizzero, con dieci milioni di abitanti contro i nostri nove. E con il nostro stesso numero di lupi: circa 300. Ma il loro piano di gestione prevede di ridurre gli effettivi a 170 esemplari, al fine di gestire i conflitti, specialmente con gli allevatori di renne. Complimenti al Paese nordico e a chi ha preso delle decisioni coraggiose e difficili per tutelare una tradizione ancestrale e un’attività economica importante.

Il 4 dicembre 2025 il Consigliere agli Stati Fabio Regazzi ha depositato una Mozione dal titolo «Introduzione di una base legale per l’abbattimento regolato dei lupi al superamento di una soglia numerica definita» (https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20254464) e analogamente il Consigliere nazionale Alex Farinelli ha depositato una Mozione avente lo stesso tenore presso la Camera Bassa.

Mediante il presente atto parlamentare il Cantone Ticino si chiede all’Assemblea federale di adottare le dovute modifiche legislative nella Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici  (o Decreto) atte ad implementare il cambio di paradigma prevedendo un numero massimo di lupi, rispettivamente di branchi su tutto il territorio svizzero in ciascun Cantone o Regione definita dalla strategia lupo, tenendo conto delle peculiarità territoriali, ambientali e socio-economiche, in funzione della tutela delle attività di allevamento e permettere l’abbattimento degli esemplari del grande predatore, che dovesse superare il contingente massimo stabilito.

Roberta Soldati
Sem Genini

Primi firmatari

Co-firmatari: Ambrosetti – Ay – Balli – Berardi – Corti – Ferrari – Ghisla – Gianella Alex – Piccaluga – Prada – Zanetti

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Interrogazione

Promozione dell’uso del legno ticinese e svizzero negli appalti pubblici

Premessa

L’industria del legno rappresenta un settore strategico per l’economia e l’ambiente della Svizzera e del canton Ticino. Il comparto forestale e della trasformazione del legno impiega numerosi lavoratori, promuovendo una gestione sostenibile delle risorse boschive e valorizzando la filiera corta. In particolare, l’utilizzo del legno ticinese consente di generare valore aggiunto sul territorio, ridurre i trasporti e le emissioni, rafforzando le competenze locali.

L’industria del legno rappresenta da secoli una componente fondamentale del tessuto economico e culturale della Svizzera, in particolare nelle regioni alpine e prealpine. Anche in Ticino, questa filiera ha un impatto importante sia in termini occupazionali che ambientali: il legname locale proviene in larga parte da foreste gestite in modo sostenibile e costituisce una risorsa rinnovabile strategica. Spesso e volentieri il legname ticinese è frutto di lavori e di proprietà che giungono dai nostri patriziati.

La filiera legno ticinese, composta da proprietari forestali, imprese di prima e seconda lavorazione, progettisti e imprese di costruzione, ha dovuto affrontare negli ultimi anni numerose sfide: dalla concorrenza estera, spesso favorita da prezzi più bassi o pratiche industriali meno rigorose, all’aumento dei costi energetici, fino alla carenza di valorizzazione nei bandi pubblici. Ricordiamo che la filiera del legno nel canton Ticino occupa 1’750 professionisti e garantisce la formazione di 220-240 apprendisti sui vari anni di formazione (tra selvicoltori, falegnami e carpentieri) generando una cifra d’affari superiore ai 250 milioni.

In questo contesto, l’impiego del legno svizzero, e in particolare del legno ticinese, negli appalti pubblici assume un valore strategico. Non si tratta soltanto di una scelta ecologica, con una drastica riduzione delle emissioni legate al trasporto e una gestione responsabile del patrimonio forestale, ma anche economica e politica: sostenere le imprese locali significa mantenere posti di lavoro sul territorio, rafforzare le competenze artigianali e industriali, e contribuire alla sicurezza dell’approvvigionamento in un’ottica di economia circolare e di resilienza. Oltretutto, spesso e volentieri il legname ticinese è frutto di lavori e di proprietà che giungono dai nostri patriziati, un elemento fondamentale per il nostro territorio. Questi aspetti sono pure una volontà del legislatore cantonale, precisamente tramite l’art. 28 LCFo, che ha voluto codificare l’uso del legno indigeno segnatamente nel settore dell’edilizia pubblica.

Va altresì considerato che il settore forestale e del legno genera benefici ambientali indiretti come la stabilizzazione dei versanti, la protezione dai pericoli naturali e la conservazione della biodiversità. La valorizzazione di questa materia prima nei progetti pubblici, edilizi, infrastrutturali o paesaggistici, è quindi coerente con gli obiettivi dichiarati di sostenibilità ambientale, climatica ed economica del cantone e della Confederazione.

Occorre inoltre sottolineare che la promozione del legno locale non rappresenta una richiesta innovativa o eccezionale, bensì si inserisce pienamente negli standard costruttivi contemporanei riconosciuti a livello svizzero. In particolare, gli standard Minergie con modulo ECO – oggi riferimento consolidato per l’edilizia sostenibile pubblica e privata – valorizzano esplicitamente l’impiego di materiali rinnovabili, tracciabili e a basso impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita. L’utilizzo di legno certificato e proveniente da filiere regionali rientra già nelle buone pratiche raccomandate per ridurre l’energia grigia, le emissioni legate al trasporto e per rafforzare l’economia circolare. Promuovere il legno ticinese negli appalti pubblici non significa dunque introdurre un criterio straordinario o protezionistico, ma allineare coerentemente le politiche cantonali agli standard tecnici e ambientali oggi considerati stato dell’arte nel settore delle costruzioni sostenibili.

Senza dimenticare che le associazioni ticinesi ufficiali legate al settore del legno da anni collaborano con i responsabili e i promotori del Marchio Ticino regio garantie (Unione Contadini Ticinesi – UCT, alpinavera e il Centro di competenze agroalimentari) per l’utilizzo e la promozione del Marchio Ticino regio.garantie (di proprietà del cantone e gestito appunto dall’UCT; www.marchioticino.ch) non solo sui prodotti agroalimentari bensì anche su quelli legati al legno. Tale collaborazione si sta intensificando in questi mesi per permettere ad ancora più aziende di potersi avvalere di tale importante riconoscimento di provenienza ticinese del legname.

Tuttavia, alcuni recenti esempi destano perplessità.

Si registrano tuttora frequenti casi di opere pubbliche realizzate con legname proveniente dall’estero. Esempi recenti:

•          Le finestre del Palazzo federale realizzate nella Repubblica Ceca.

•          La nuova facciata del palazzo del Dipartimento del Territorio, non in legno locale.

•          Il nuovo liceo di Mendrisio (in cantiere).

•          La nuova palestra di Airolo (non ancora realizzata).

•          La scuola media a Lodrino (non ancora realizzata).

•          Diverse pensiline delle FFS (Chiasso, Quartino, Tenero, Bellinzona).

•          Svariati stabilimenti scolastici di costruzione recente.

Tali casi evidenziano la necessità di una riflessione sull’impiego del legno svizzero nei progetti di edilizia pubblica e nei progetti finanziati con fondi pubblici, al fine di promuovere l’economia circolare e sostenere i produttori locali.

Al contrario, alcuni progetti recenti hanno scelto materiali locali, come:

•          La ristrutturazione della scuola elementare Nord di Bellinzona.

•          Facciata di un nuovo edificio dell’esercito a Monte Ceneri.

•          Capannone dell’esercito ad Airolo.

•          La scuola di San Vittore.

•          Il mercato vecchio della città di Lugano.

Domande

  1. Quanti appalti pubblici, a livello cantonale e laddove noti anche comunale, sono stati assegnati negli ultimi dieci anni impiegando legno ticinese o perlomeno svizzero?
  2. Il Consiglio di Stato dispone di dati statistici aggiornati sull’impiego di legno locale nei cantieri pubblici? In caso affermativo, è possibile conoscerne il dettaglio?
  3. Qual è la posizione del Consiglio di Stato sull’utilizzo di legno ticinese e svizzero nei lavori pubblici?
  4. Esistono ostacoli giuridici, normativi o procedurali che rendono più difficile privilegiare il legno locale negli appalti pubblici?
  5. Il Consiglio di Stato prevede di adottare misure concrete per incentivare l’impiego di legno ticinese, per esempio integrando criteri di preferenza negli atti di gara?
  6. È ipotizzabile l’introduzione di un obbligo o almeno una chiara raccomandazione in favore del legno ticinese e svizzero negli appalti pubblici futuri?
  7. Considerato che il Marchio Ticino è di proprietà del cantone, non ritiene il Consiglio di Stato doveroso cercare in ogni modo di implementare delle misure concrete (vedi punti precedenti) che inducano e invoglino le aziende a fregiarsi di questo importante riconoscimento?
  8. In che misura il canton Ticino tiene conto della legge cantonale sulle foreste (LCFo) per la realizzazione di edifici pubblici?

Conclusione

Alla luce della crescente attenzione per la sostenibilità, la valorizzazione delle risorse locali e il rafforzamento della resilienza economica regionale, riteniamo fondamentale che il canton Ticino promuova in modo più deciso l’impiego del legno locale negli appalti pubblici.

Sem Genini (Lega) – Primo firmatario

Co-firmatari: Simona Buri, Massimo Mobiglia, Patrick Rusconi, Stefano Quadri, Massimiliano Ay, Roberta Soldati, Josef Savary, Giovanni Berardi, Alessandro Cedraschi, Omar Terraneo, Lea Ferrari, Cristina Zanini Barzaghi, Alessandro Mazzoleni, Giovanni Capoferri, Aron Piezzi, Roberta Passardi, Alessandro Corti, Mauro Minotti, Omar Balli, Daniele Piccaluga, Maria Pia Ambrosetti, Andrea Rigamonti, Alex Gianella, Alessio Ghisla, Aline Prada, Andrea Sanvido

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