Echi dal Gran Consiglio
Interrogazione
Affinché nessun bambino non debba più essere messo in «in lista d’attesa» per poter incontrare la mamma o il papà non affidatario!
A che punto è il potenziamento dei punti d’incontro?
Il 21 giugno 2024 l’assemblea dei presidenti delle autorità regionali di protezione ha inviato una lettera all’Ufficio presidenziale del Gran consiglio, al Dipartimento socialità e sanità, e al Dipartimento delle istituzioni, dal titolo «Difficoltà operative e potenziamento strumenti valutativi e di protezione a disposizione delle ARP».
Uno dei punti contenuti nella suddetta missiva (ribadito ancora in successive occasioni) era la difficoltà di trovare disponibilità nei punti d’incontro per accogliere i diritti di visita sorvegliati bambino-genitore non affidatario. Seppure siano stati ampliati, essi non riescono a fare fronte alla crescente richiesta, con conseguenti lunghi tempi di attesa, soprattutto laddove vi è la necessità di attuare dei diritti di visita frequenti (importanti per i bambini più piccoli).
È pacifico che la carenza di questo servizio viola il principio fondamentale dei bambini di intrattenere un rapporto equilibrato e costante con il genitore non affidatario (mamma o papà).
Nella seduta del 21 novembre 2022 il Gran consiglio aveva accolto alcuni auspici contenuti nella mozione no. 1576 datata 25 gennaio 2021, depositata dalla sottoscritta e cofirmatari, in particolare nel rapporto della Commissione sanità e sicurezza sociale veniva scritto:
«La Commissione ritiene inoltre molto importante affrontare in futuro il tema da un punto di vista di un ulteriore miglioramento qualitativo. In particolare, ritiene che, dal punto di vista relazionale e di accompagnamento all’autonomia genitoriale, nonostante i progressi svolti, vi sia ancora un margine di manovra. Per quanto concerne la qualità, uno dei punti che non è stato considerato nelle indagini effettuate è la durata degli incontri sorvegliati, che è pressoché sempre di 1 ora ogni 15 giorni e che, da quanto emerso, non vengono aumentati, sia nella durata che nella frequenza, proprio per problematiche legate alle possibilità dei punti d’incontro. Inoltre, la Commissione auspica di valutare la possibilità e la fattibilità di una diffusione più capillare dei punti di incontro, tenendo in considerazione anche le particolarità del territorio ticinese.»
Sempre nel rapporto commissionale si prendeva atto delle rassicurazioni avute dall’ufficio preposto di voler effettuare ulteriori monitoraggi periodici da parte dell’Ufficio del sostegno, al fine di evitare la creazione di una lista d’attesa, ma anche in un’ottica di rafforzamento qualitativo delle prestazioni erogate.
Si precisa che nell’allora messaggio governativo emergeva che: «Il presente Consiglio si impegna a mettere in atto delle modalità per rafforzare la collaborazione tra le autorità, gli uffici cantonali e i prestatori di servizio coinvolti e quindi migliorare il processo di erogazione della prestazione nel suo complesso. In questo modo si intende assicurare ulteriormente il diritto dei minorenni di intrattenere una relazione costruttiva con i propri genitori e a questi ultimi di recuperare, dove possibile, il ruolo genitoriale e l’esercizio di adeguate relazioni personali.»
Quanto segnalato nello scritto di quasi un anno fa dai presidenti delle ARP è un segnale d’allarme, che non può essere ignorato, poiché dimostra che la carenza dei punti d’incontro persiste. A mente dell’infrascritta tale segnalazione è ancora attuale.
Secondo i dati emersi risultava già allora una lista di attesa di bambini che dovevano attendere per incontrare i genitori. Stante alle informazioni ricevute, tale lista è ancora in essere. Fatto inaccettabile in uno Stato di diritto!
È dunque fondamentale che il Consiglio di Stato prenda posizione sulle criticità emerse (già note al momento della votazione del Gran consiglio del 21 novembre 2022), pianifichi e attui i necessari correttivi, laddove ha avuto il tempo necessario per effettuare i monitoraggi promessi.
Mediante il presente atto si chiede al Consiglio di Stato:
- Dal 2021 a oggi, è stato effettuato il monitoraggio della situazione promesso nel messaggio no. 8042 del 18 agosto 2021? Se sì, secondo quali criteri? Quali sono le criticità e i risultati emersi? Quali le soluzioni previste? Quali tempistiche di attuazione?
- Un aspetto emerso in sede di analisi della mozione 1576 era che il diritto di visita presso i punti d’incontro era pressoché sempre di 1 ora ogni 15 giorni. Ciò era dovuto alla carenza delle disponibilità del servizio che non permetteva un incremento dei diritti di visita. A oggi la situazione è rimasta invariata, oppure ci sono stati dei miglioramenti? In caso affermativo, si chiede che vengano specificati e dettagliati i dati della frequenza e durata dei diritti di visita esercitati presso tutti i punti d’incontro presenti sul territorio cantonale.
- A oggi, quanti bambini risultano essere «in lista di attesa» per poter accedere a un punto d’incontro per esercitare il legittimo diritto di vista con il genitore non affidatario?
- Come intende il governo attivarsi per potenziare in modo capillare i punti d’incontro come contenuto nella mozione del 25 gennaio 2021 e approvato come auspicio dal Gran consiglio?
- Risulta che l’Associazione ticinese famiglie affidatarie (ATFA) abbia ricevuto un aumento del sussidio (in base alla legge famiglie) per la realizzazione di un centro nei pressi della Stazione di Lugano, nel quale avrebbero potuto svolgersi dei diritti di visita sorvegliati. A quando l’apertura di questo centro?
- In che modo il governo ha implementato e concretizzato la tematica nel Piano d’azione cantonale contro la violenza?
- Intende il Governo avvalersi anche degli assistenti sociali attivi nei comuni e nelle associazioni civili per potenziare il servizio, ma anche il principio della capillarità territoriale, per le casistiche meno gravi?
Interrogazione
Detenuti stranieri e sovraffollamento record: l’espulsione dei criminali stranieri resta lettera morta?
Nel 2025, leggiamo sull’edizione de La Regione odierna, il sistema penitenziario ticinese ha raggiunto una sovraoccupazione senza precedenti, tale da essere definita dalle autorità stesse come una situazione eccezionale mai vissuta prima nel cantone. A dichiararlo sono sia Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie, sia Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia del Dipartimento delle istituzioni. La pressione sulle strutture detentive è diventata critica, in particolare presso le due principali prigioni del cantone situate al Piano della Stampa a Lugano: il carcere giudiziario, riservato agli imputati in detenzione preventiva, e il carcere penale, destinato ai condannati.
I dati parlano chiaro:
- il carcere giudiziario, che dispone di 88 posti, ha raggiunto recentemente un picco storico di 100 detenuti in carcerazione preventiva;
- attualmente, sono presenti 97 prevenuti, costringendo il trasferimento di 12 detenuti al carcere penale, che è ora anch’esso pienamente occupato;
- per fare spazio, sono stati riattivati locali precedentemente destinati ai lavori di ristrutturazione del comparto femminile.
All’interno di questo contesto preoccupante, va considerata la composizione della popolazione carceraria ticinese e nazionale: a livello svizzero, il 74% dei detenuti è straniero, ma tra questi: solo 1.330 hanno un permesso di soggiorno regolare, 716 sono richiedenti l’asilo, e 2.850 si trovano in situazione irregolare. In Ticino, nel 2023, il 73% dei detenuti era straniero. Una parte di questi è composta da soggetti non domiciliati, entrati nel paese solo per delinquere, rientranti nel fenomeno del cosiddetto «turismo criminale».
Infine, un ulteriore elemento di criticità riguarda la recidiva: secondo l’Ufficio federale di statistica, il 49,9% degli adulti condannati nel 2017, è stato nuovamente condannato entro tre anni; il 24,2% è stato reincarcerato nello stesso periodo.
Nel 2010, l’iniziativa popolare «per l’espulsione dei criminali stranieri» è stata approvata dal popolo svizzero e ticinese, e e ha introdotto l’art. 121 cpv. 3-6 della Costituzione federale, poi tradotto nell’art. 66a CP, che prevede l’espulsione obbligatoria per reati gravi, salvo «casi di rigore». Tuttavia, i dati evidenziano una scarsa applicazione del meccanismo: nel 2023, in Ticino, solo il 62% delle espulsioni ordinate è stato eseguito. A ciò si aggiunge, secondo dati in nostro possesso, il fatto che la cosiddetta clausola di rigore è invocata dai giudici in circa il 40% dei casi a livello nazionale.
Questi dati suggeriscono che una parte rilevante del sovraffollamento carcerario potrebbe essere causata anche dalla presenza di criminali stranieri recidivi, che non sono stati espulsi al termine della prima condanna. Una migliore applicazione dell’espulsione obbligatoria prevista dalla Costituzione potrebbe contribuire ad alleggerire la pressione sulle strutture carcerarie, migliorare la sicurezza e rispondere in modo più coerente alla volontà popolare espressa nel 2010.
Ci permettiamo quindi di porre al Consiglio di Stato le seguenti domande:
- Quanti detenuti sono o sono stati presenti complessivamente nelle strutture carcerarie ticinesi negli ultimi 5 anni? Quanti di essi erano di nazionalità straniera?
- Tra i detenuti stranieri, negli ultimi 5 anni, quanti:
- con un permesso di soggiorno in Svizzera (B, C, L);
- al beneficio dello statuto di rifugiato (B per rifugiati);
- al beneficio dello statuto S;
- al beneficio di un’ammissione provvisoria (F);
- richiedenti l’asilo con una procedura in corso al momento dell’arresto (N);
- richiedenti l’asilo con una domanda d’asilo respinta;
- sono stati nuovamente incarcerati dopo aver espiato una prima condanna in Ticino o in un altro Cantone svizzero (recidiva);
- Quanti stranieri detenuti negli ultimi 5 anni risultavano non domiciliati in Svizzera (cioè, presumibili «turisti del crimine»)?
- Quante espulsioni ai sensi dell’art. 66a CP sono state ordinate negli ultimi 5 anni in Ticino? E nel dettaglio quante di esse:
- sono state effettivamente eseguite;
- non sono ancora state eseguite o non verranno eseguite. Per quali motivi?
- In quanti casi i giudici ticinesi hanno rinunciato all’espulsione, facendo capo alla clausola di rigore, negli ultimi 5 anni? Su quale base e con quale motivazione
- Esiste un sistema di monitoraggio interno che rileva quanti detenuti espellibili rientrino nuovamente in Svizzera dopo l’espulsione (eventualmente anche sotto falsa identità o con altro status)? Se sì, con quali risultati?
- Il Consiglio di Stato ritiene che una maggiore effettività dell’espulsione dei criminali stranieri potrebbe contribuire a ridurre il sovraffollamento carcerario cantonale? Ha effettuato stime o proiezioni in tal senso?
- Quali misure concrete intende adottare il Consiglio di Stato per migliorare l’applicazione delle espulsioni e ridurre l’abuso della clausola di rigore?
« Attività Forte Mondascia Serve un cambiamento radicale in materia d’immigrazione »




