Echi dal Gran Consiglio

Mozione
Il Ticino si faccia parte attiva per condizionare i negoziati della Confederazione conl’Unione Europea
Lo scorso 29 marzo 2023, il Consiglio federale ha conferito ai vari ministeri il mandato di definire
gli elementi chiave per l’avvio di nuovi negoziati con l’Unione Europea (UE).
Come sottolineato dai più prestigiosi commentatori, fra cui Tito Tettamanti sul corriere del Ticino del 14 aprile 2023, l’obiettivo del negoziato è l’accettazione da parte della Svizzera dell’«acquis européen», cioè di tutta la legislazione europea in blocco, compresa la competenza giurisdizionale della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Su questo punto Bruxelles è intransigente.
Se ciò non costituisce ancora la formale adesione della Svizzera all’UE, nella sostanza si tratta di un passo irreversibile.
Una volta accettata la competenza dei giudici stranieri e la superiorità del diritto europeo per rapporto al diritto interno, si scivolerà automaticamente nel trattato di incorporazione della Svizzera nell’Unione Europea.
Tutti i professori universitari di diritto costituzionale svizzeri (per tutti Häfelin/Haller/Keller Schweizerisches Bundestaatsrecht, 8° ed, Zurigo 2012, n. 199), riconoscono che l’entratanell’Unione Europea conduce a una liquidazione di fatto della Svizzera così come la conosciamo oggi, poiché condurrebbe al trasferimento di diritti costituzionali fondamentali a un organo sovrannazionale, ridurrebbe le competenze delle Camere federali e limiterebbe l’esercizio dei diritti democratici (quali il referendum e l’iniziativa popolare costituzionale e legislativa).
L’art. 55 Cost. afferma che i Cantoni devono collaborare alle decisioni di politica estera che toccano i loro interessi essenziali e le loro competenze. La legge federale concernente la partecipazione dei Cantoni alla politica estera della Confederazione (LFPC) concreta il dettato costituzionale affermando che i Cantoni partecipano alla preparazione alla politica estera per garantire la considerazione dei loro interessi e delle loro competenze segnatamente nella conclusione, modifica e denuncia dei trattati internazionali.
L’assunzione da parte del Consigliere federale Ignazio Cassis del Dipartimento degli affari esteri ha destrutturato la politica della Svizzera verso gli Stati stranieri e gli organismi internazionali diminuendo la certezza e aumentando l’imprevedibilità, se non l’improvvisazione.
È dunque di supremo interesse del Cantone Ticino di farsi già fin d’ora parte proattiva nelle trattative con l’Unione Europea per impedire che alti funzionari della Confederazione impegnino la Svizzera con accordi che costituiscono l’anticamera dell’accettazione dell’«acquis européen» e della giurisdizione dei tribunali anazionali.
Inoltre, secondo l’art. 141 cpv. 1 litt. d Cost., otto Cantoni possono chiedere di sottoporre a voto
popolare i trattati internazionali di durata indeterminata, che prevedono l’adesione a un’organizzazione internazionale e che comprendono disposizioni importanti, che necessitano l’emanazione o la modifica di leggi federali.
Esortiamo dunque il cantone Ticino a ricercare subito altri sette Cantoni che si impegnino pubblicamente a organizzare un referendum popolare qualora i negoziati con l’Unione Europea conducessero a una modifica fondamentale delle competenze del Parlamento federale e dei diritti fondamentali della Costituzione svizzera.
Per questi motivi chiediamo:
1. Che il Consiglio di Stato si faccia subito promotore di un intervento diretto presso il Dipartimento degli affari esteri allo scopo di condizionare i negoziati con l’Unione Europea e di impedire l’accettazione dell’«acquis européen» e della competenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea.
2. Che il Consiglio di Stato si faccia promotore di un’iniziativa per raccogliere attorno sé almeno altri sette Cantoni disposti a opporsi già fin d’ora con tutti i mezzi previsti dall’ordinamento giuridico svizzero all’adesione a qualsiasi trattato internazionale che preveda l’incorporazione di un diritto straniero o la competenza giurisdizionale della Corte di Giustizia dell’Unione europea.
Per il Gruppo UDC
Tuto Rossi (primo firmatario)
Bühler – Filippini – Galeazzi – Giudici –
Morisoli – Pamini – Pasi – Soldati
Interrogazione
Airbnb e simili: in Ticino funziona tutto bene dal profilo fiscale?
I numeri degli alloggi ticinesi posti in locazione ad uso turistico sulle piattaforme online (come Airbnb, Expedia e altri) hanno superato le 3’000 unità.
Numeri che hanno portato il legislatore ad introdurre alcuni correttivi sul numero massimo di posti letto e superati i 90 giorni l’attività non viene più considerata accessoria.
Ma un forte dubbio rimane: il Cantone dopo l’entrata della legge LTur ha una reale e aggiornata mappatura di queste attività?
Come abbiamo notato anche nei crediti Covid, non mancheranno, in questo settore, coloro che potrebbero approfittarne e quindi usufruire di alcune zone grigie e non intendiamo la tassa di soggiorno.
Per questo motivo poniamo al Consiglio di Stato le seguenti domande:
A) Con le modifiche di legge apportate e dopo l’entrata in vigore della nuova LTur, il Cantone ha una reale situazione del numero di unità presenti sul territorio ticinese? Se sì, con quali risultati numerici?
B) Il Governo ha già una situazione finanziaria completa di quanto ha incassato in termini di tassa di soggiorno (turistica) dall’entrata delle nuove disposizioni di legge?
C) Come si vorrebbe affrontare questo settore specifico dal profilo fiscale? (quali controlli incrociati e incasso delle tasse son stati fatti sui redditi generati)
D) Sono stati denunciati i redditi percepiti dai proprietari? Se sì, corrispondono esattamente ai posti unitari messi a disposizione su queste piattaforme in rapporto al loro utilizzo reale?
E) Nel caso non si abbiano dati riguardanti la domanda D, come si vorrebbe, ed entro quanto tempo, affrontare questo delicato tema fiscale? (reddito generato)
F) Ci sono stati degli abusi? (Se sì quanti e a quanto ammonta la cifra non dichiarata al fisco)
Tiziano Galeazzi (primo firmatario)
Matteo Quadranti, Sara Beretta Piccoli, Roberta Soldati, Fabio Schnellmann, Paolo Ortelli, Daniele Piccaluga, Sara Demir e Arnaldo Caccia
Interpellanza
Sciopero nelle scuole medie ticinesi?
Da informazioni ricevute ci risulta che Collegio dei docenti della Scuola media di Camignolo (così come altre sedi scolastiche e uffici cantonali), ha deciso di aderire alla mobilitazione a difesa delle pensioni, indetta per mercoledì 10 maggio 2023 dall’associazione apartitica ErreDiPi (Rete per la Difesa delle Pensioni). Questa mobilitazione prevederà l’astensione dal lavoro: durante la mattinata del 10 maggio i docenti della scuola si asterranno pertanto dall’insegnamento, non terranno lezioni e sospenderanno qualsiasi attività didattica.
Nella stessa chiedono ai genitori di tenere a casa i figli mercoledì mattina!
Analogamente, il collegio dei docenti della SME di Losone e della scuola media di Canobbio sciopereranno mercoledì 10 maggio 2023 (vedi lettere/formulari allegati SM Losone, Camignolo, Canobbio).
A questo proposito chiediamo al Consiglio di Stato:
– Cosa pensa il Consiglio di Stato dello sciopero indetto per il 10 maggio 2023?
– Chi ha deciso e chi ha dato il permesso allo sciopero?
– Quale è la base giuridica che permette ai dipendenti dello Stato di scioperare?
– Come valuta il CdS l’invito alle famiglie di non mandare i figli a scuola?
– Non crede il Cds che le opinioni politico/sindacali dei docenti debbano rimanere fuori dal contesto scolastico?
– In che modo intende adoperarsi per garantire il regolare svolgimento delle lezioni agli allievi delle scuole medie di Losone, Canobbio e Camignolo ed eventuali altre sedi?
– Come verranno recuperate le ore di lezioni perse dagli allievi?
– Come dovranno essere giustificate le assenze degli allievi da parte dei genitori?
Andrea Giudici Sergio Morisoli
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