E ora?

Giu 15 • L'opinione, Prima Pagina • 680 Views • Commenti disabilitati su E ora?

Dr. Francesco Mendolia

(N.d.R. Ho terminato di raccogliere queste notizie il 2 giugno 2018 alle ore 19:46. Il 2 Giugno1896, in seguito all’accettazione della domanda provvisoria del 5 marzo, Guglielmo Marconi deposita all’Ufficio brevetti di Londra la richiesta per il telegrafo senza fili. Nella domanda la radio è definita “perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi”.)

(Da *Accadde Oggi*”)

 

Il 1° giugno, quasi 90 giorni dopo le elezioni, il governo guidato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha giurato davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da quel momento, Conte e i suoi ministri sono ufficialmente in carica. Dopo il giuramento è avvenuto il passaggio di consegne tra il presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni e Conte. Omissis.

Da lunedì e per il prossimo mese Conte e il suo governo avranno alcuni impegni importanti: la fiducia alle Camere – un passaggio richiesto dalla Costituzione – il primo G7 di Conte da presidente del Consiglio, il Consiglio europeo e alcune importanti nomine da decidere.

La Fiducia

L’articolo 94 della Costituzione italiana prevede che entro dieci giorni dal giuramento il nuovo governo in carica debba presentarsi in entrambe le Camere per avere la fiducia, per dimostrare cioè di avere una maggioranza parlamentare che lo supporti. Omissis

Il primo G7

L’8 e il 9 giugno si terrà a La Malbaie – nel Québec, in Canada – il G7, il primo impegno internazionale del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’incontro tra i capi di Stato e di governo dei sette più importanti paesi del mondo sarà guidato da Justin Trudeau, primo ministro canadese. Fino al 2014 si chiamava G8, ora che la Russia ne è stata sospesa ne fanno parte Canada, Italia, Giappone, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti (ma partecipa come osservatore anche l’Unione europea). Omissis

Il vertice NATO

Andando un po’ oltre il mese, l’11 e il 12 luglio ci sarà, sempre a Bruxelles, un vertice della NATO.

Nomine e primi provvedimenti

Omissis. Bisognerà decidere viceministri e sottosegretari e ci saranno da assegnare incarichi parlamentari come i capigruppo (visto che tutti e quattro i capigruppo di Lega e M5S sono nel frattempo diventati ministri). Bisognerà poi ufficializzare la composizione delle commissioni parlamentari, alcune sempre molto delicate, come quella nota come Vigilanza Rai.

(Il post sabato 2 giugno)

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La 51enne di Velletri Elisabetta Trenta nel Governo del Movimento 5 stelle e Lega nominata ministro della difesa

(Nd.R.: a mio parere è il personaggio con un curicculum che sovrasta tutti quelli dei ministri, se si considera anche l’età. Mi è parso utile aggiungerlo a queste mie note soprattutto se si pensa ai curricula di Di Maio e Salvini).

È una delle cinque donne della squadra di Governo. Il nuovo Ministro della Difesa Elisabetta Trenta (la sua nomina è stata caldeggiata da Luigi Di Maio di Cinque Stelle) parla quattro lingue, ha avuto esperienze in teatri caldi come l’Iraq, il Libano e la Libia, ha una laurea in Scienze Politiche con indirizzo economico, due master e la passione per la salsa e il tango argentino. Oggi alle 16.00 il capo dello Stato riceverà al Colle il nuovo presidente del Consiglio e la squadra dei diciotto ministri. Capitano della riserva selezionata del corpo di amministrazione e commissario dell’Esercito, Elisabetta Trenta, come detto, parla quattro lingue – italiano, inglese, francese e russo – e conosce bene il mondo della Difesa: tra il 2005 e il 2006 è stata sia consigliere per la missione “Antica Babilonia 9” per il ministero della Difesa, sia “esperto senior” nella Task force Iraq, a Nassirya, per la Farnesina. Ma non solo: nel 2009 è stata richiamata in servizio come capitano della Riserva nella missione Unifil in Libano e nel 2012 ha coordinato un progetto in Libia per la riduzione degli armamenti illegali. È inoltre vicedirettore del master in Intelligence e sicurezza della Link Campus University, e ha collaborato con il Centro militare di studi strategici (Cemiss) per il quale ha curato la ricerca “Le guerre per procura”. Trenta, stando al suo curriculum, è impegnata nel sociale attraverso due associazioni di cui è vicepresidente: ‘I bambini di Nassiriya Onlus’, che realizza progetti in Iraq, e il ‘Flauto Magico’. Tra le sue “capacità e competenze artistiche” il ministro cita la musica, la chitarra e l’organo. E poi aggiunge: “Amo la danza: ho studiato per molti anni danza classica e praticato la salsa e il tango argentino. Studio e danzo i balli popolari italiani e amo la scrittura giornalistica”.

(Pubblicato 01-06-2018 ore 10:28, Studio 93)

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Chi è Pedro Sánchez

Un anno e mezzo fa il leader dei socialisti spagnoli era dato per finito, ieri è diventato capo del governo: cos’è successo in mezzo?

Omissis,

Sánchez – 46 anni, originario della provincia di Madrid, ex giocatore di basket, laureato in Economia, ricoprì il suo primo incarico importante nel consiglio municipale della capitale spagnola tra il 2004 e il 2009, anno in cui fu eletto deputato. Divenne leader del PSOE nel luglio 2014, vincendo le prime primarie organizzate dal partito. Non era un buon momento per i socialisti: due mesi prima c’erano state le elezioni per il parlamento europeo e il PSOE aveva ottenuto un risultato molto negativo (il 23 per cento dei voti). Sánchez era visto come un’opportunità per cambiare le cose, ringiovanire e rinnovare i dirigenti e le idee del più importante partito di sinistra nel paese: per il suo aspetto fisico era soprannominato el guapo, “il bello”, ma non veniva considerato particolarmente carismatico. Nel settembre del 2014 fu invitato alla Festa dell’Unità del PD a Bologna, dove si fece fotografare tra gli altri con Matteo Renzi, che allora era considerato in Europa come il simbolo della riscossa di una sinistra blairiana e centrista.

Nonostante le sconfitte e le dimissioni, Sánchez rimase dentro al PSOE con l’obiettivo di ripresentarsi come candidato alla segreteria del partito e di vincere la votazione interna fissata per maggio 2017. Ci riuscì: i militanti del PSOE premiarono la sua opposizione a qualsiasi tipo di governo guidato da Mariano Rajoy – che però nel frattempo era entrato in carica – e la resistenza alla “vecchia guardia” socialista. Sánchez si riprese la leadership del PSOE con il 50 per cento dei voti, contro il 40 di Susana Díaz e il 10 di Patxi López. I consensi elettorali verso il partito non sembrarono però migliorare, anzi. Sánchez ha saputo sfruttare meglio di altri l’estrema debolezza del PP e la lunghissima serie di scandali che negli ultimi anni hanno colpito il partito di Mariano Rajoy.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la serie di condanne arrivate per il cosiddetto “caso Gürtel”, l’enorme scandalo che ha coinvolto diversi uomini d’affari vicini all’imprenditore spagnolo Francisco Correa e molti esponenti del PP. Le condanne hanno riguardato diversi tipi di reati, tra cui corruzione, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale, e hanno rivelato un’ampia rete di attività criminali legate per lo più a finanziamenti illegali del PP, soprattutto nelle comunità autonome di Madrid e Valencia. Subito dopo la condanna, pronunciata lo scorso 24 maggio, Sánchez ha cominciato a fare pressioni nel suo partito per presentare una mozione di sfiducia contro il governo Rajoy. Omissis. È riuscito a far votare la sfiducia al governo di Rajoy a 180 deputati, 4 in più della maggioranza assoluta, nonostante con il suo partito controlli solo 84 seggi. È diventato automaticamente primo ministro. Ha detto che convocherà elezioni anticipate ma non ha fissato la data e non è chiaro se lo farà davvero o se andrà avanti fino alla fine della legislatura, nel 2020.

(SABATO 2 GIUGNO 2018. Il Post)

——————————————————————————————————Afghanistan, ritrovato vivo un pilota sovietico disperso da 30 anni

Dopo più di 30 anni dall’abbattimento dell’aereo su cui volava e dopo che i parenti ormai lo avevano dato per disperso da decenni, si è scoperto che il soldato non solo è vivo e vegeto, ma vuole tornare in Russia. Omissis.

Come scrive il Guardian, l’agenzia Ria Novosti, che ha dato la notizia del ritrovamento del pilota, parla di 125 aerei sovietici abbattuti in Afghanistan nel corso della guerra tra il 1979 e il 1989. Nel momento del ritiro delle truppe, 300 soldati furono dati per dispersi e di questi, solo 30 sono stati individuati e hanno fatto rientro in Russia. Alcuni non sono rientrati perché probabilmente morti. Altri, invece, non hanno voluto fare rientro a casa dopo aver passato anni dispersi nei villaggi afghani. Altri ancora, come Bakhretdin Khakimov, hanno deciso invece di rimanere in Afghanistan dopo essere stati curati e ospitati dalla popolazione locale.

(Renato Zuccheri – Sab, 02/06/2018 – 16:04, il Giornale .IT)

 

Il governo degli spergiuri

Il governo giura su furbizie e false promesse

Non ci mettiamo la mano sul fuoco non per sfiducia pregiudiziale ma perché è innegabile che si è arrivati a ieri attraverso una serie di spergiuri nei confronti degli elettori ai quali – scommettiamo – si aggiungeranno quelli sugli impegni presi e sottoscritti solennemente nel contratto di governo tra Cinque stelle e Lega. Qui non c’entra la Costituzione ma l’affidabilità, la serietà e la lealtà dei personaggi in campo. Sarebbe banale ricordare che Di Maio e Salvini avevano giurato «mai insieme»; che Di Maio aveva ridicolizzato la flat tax e viceversa Salvini aveva giurato sul «mai reddito di cittadinanza» spreco di Stato. Sarebbe facile ripescare le battute ferocemente antieuropeiste dei due leader ora rassicuranti sulla tenuta dei patti monetari e politici; o ricordare a Salvini che prima del voto voleva portare Berlusconi dal notaio per certificare e blindare a futura memoria l’indissolubilità dell’unità del centrodestra. Sarebbe un gioco da ragazzi far notare che i membri del governo hanno giurato nelle mani di un presidente al quale fino a poche ore fa davano dello spergiuro, con tanto di richiesta di messa sotto accusa. Omissis, È dura passare dalle parole ai fatti. Come scrive su queste pagine Francesco Del Vigo, i ministri del popolo grillini e leghisti sono arrivati al Quirinale in taxi ma sono usciti in auto blu, con scorte e segretari al seguito. Come è giusto che sia alla faccia della loro demagogia che sosteneva il contrario. Quando i «cittadini» arrivano al potere diventano casta, che la smettano almeno di fare i moralisti. Del resto siamo il paese del Gattopardo: tutto cambi perché nulla cambi. Giuro che è e sarà così.

(Alessandro Sallusti – Sab, 02/06/2018 – 17:47)

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