Dal cantone
Accolta la mozione: «L’eccessiva burocrazia imposta ai docenti della scuola dell’infanzia deve essere ridotta»
Il 13 marzo 2023 avevo depositato una mozione che chiedeva di ridurre l’eccessiva burocrazia imposta dal DECS ai docenti della scuola dell’infanzia.
Oltre all’importante ruolo educativo e pedagogico, i docenti della scuola dell’infanzia sono confrontati con un’intensificazione delle relazioni con le famiglie degli allievi e con un forte incremento degli oneri burocratici, quali ad esempio la compilazione di una modulistica infinita per ogni allievo, formulari per richieste varie, schede per ogni singolo colloquio, eccetera.
Tutte queste attività sottraggono tempo prezioso all’insegnamento e alla preparazione delle attività che verranno svolte in aula, poiché anch’essa viene svolta fuori orario lavorativo.
Tutto ciò compromette, da una parte il piacere dell’insegnamento e, dall’altra, diminuisce il grado di soddisfazione del docente.
Nessuno nega la necessità e l’utilità di espletare una certa burocrazia; tuttavia, negli ultimi anni la situazione è vieppiù peggiorata.
La mozione nasce da questi fatti e chiedeva al Consiglio di Stato di snellire la burocrazia posta a carico dei docenti della scuola dell’infanzia, al fine di rimettere al centro il loro ruolo educativo e pedagogico.
La Commissione formazione e cultura del Gran Consiglio ha approfondito il contenuto della mozione e l’ha estesa anche ai docenti della scuola elementare. Il rapporto commissionale, allestito dal deputato Aron Piezzi, chiedeva al Governo di presentare, entro un anno, un piano di misure concrete e di cambiamenti (leggi, regolamenti, direttive) volti a diminuire il carico amministrativo–burocratico di tutti i professionisti della scuola dell’infanzia e della scuola elementare.
Nella seduta del 14 ottobre scorso, il Gran Consiglio ha accolto il rapporto e con esso la mia Mozione.
Ora tocca al Consiglio di Stato dare seguito a quanto deciso.
Viticoltori sempre più obblighi!
Dal primo gennaio dell’anno venturo i viticoltori che non hanno il relativo patentino fitosanitario non avranno più la possibilità di acquistare determinati prodotti fitosanitari per i trattamenti in vigna. Negli scorsi mesi, il deputato al Gran Consiglio Aron Piezzi, preoccupato delle conseguenze che questa nuova disposizione avrà, in particolare sugli hobbisti che possiedono solo qualche pergolato di vigna, ha inoltrato, in merito, un’interrogazione al Consiglio di Stato.
Nella risposta quest’ultimo rimanda a regolamenti e ordinanze federali e alle modalità in atto per l’ottenimento del relativo patentino. Sicuramente, l’entrata in vigore di questa nuova disposizione provocherà un ulteriore abbandono, da parte dei viticoltori che per hobby si occupano di molti piccoli appezzamenti di terreni. Il patentino dovrà esser ottenuto entro il primo gennaio 2026.
Piezzi, insoddisfatto della risposta ricevuta dall’esecutivo cantonale, è tornato alla carica con una mozione che, in particolare, chiede al governo ticinese di attivarsi con le competenti autorità federali, se del caso facendosi aiutare dalla deputazione ticinese alle Camere federali e coinvolgendo le associazioni interessate, per modificare le attuali disposizioni.
In primo luogo, chiede di procrastinare la data d’entrata in vigore del sistema d’autorizzazione per l’uso dei prodotti in questione fino al primo gennaio 2028.
Di individuare una nuova modalità formativa per ottenere questa licenza che differenzi fra chi, nei vigneti, opera per passatempo rispetto a chi vi svolge la sua professione.
Non va neppure dimenticato il tempo insufficiente per ottenere il patentino.
Sicuramente, la causa è il fatto dell’eccessivo e sproporzionato onere per lo svolgimento del corso.
Attendiamo lo sviluppo della materia.
FRG

