Orbán: l’Europa dei popoli

Apr 22 • L'opinione, Prima Pagina • 928 Views • Commenti disabilitati su Orbán: l’Europa dei popoli

La parola ai giovani

Daniel Grumelli
Presidente Giovani UDC Ticino

Domenica 8 aprile l’Ungheria era chiamata alle urne per eleggere il parlamento di Budapest e i suoi 199 seggi. Oltre il 70% degli aventi diritto di voto, all’incirca 8 milioni di abitanti, si è recato alle urne. Fidesz, il partito conservatore euroscettico guidato da Viktor Orbán, ha vinto con il 48,6% dei voti, confermando così le previsioni che davano il primo ministro magiaro come vincitore. Ciò garantisce a Orbán un terzo mandato consecutivo e quattro anni alla guida del Governo. L’estrema destra antisemita, Jobbik, e la coalizione di sinistra perdono consensi un po’ in tutto il paese, la seconda di ben 14 punti percentuali a favore di Verdi e Democratici.

Orbán, che già alla fine degli anni ottanta riuscì a farsi un nome nelle piazze ungheresi contro l’allora sistema social-comunista, si riconferma alla guida di uno degli Stati membri dell’Unione Europea più euroscettico, assieme ai restanti membri del Gruppo di Visegrád.

La maggior parte dei votanti, ha voluto continuare a sostenere la politica portata avanti da Fidesz e da Orbán stesso in quello che ormai da molti vien chiamato “miracolo economico” ungherese. Debito pubblico sceso a livelli mai visti da decenni e con un tasso di disoccupazione al 3.8%, paragonabile a Danimarca e Germania. Nel 2010 quando venne eletto per la prima volta erano ben l’11% i disoccupati. Per non parlare dei numerosi investitori che negli ultimi anni han deciso di investire in Ungheria aprendo e finanziando centinaia di nuove industrie che han creato nuovi posti di lavoro e una maggiore ricchezza sia privata che nazionale, portando anche lo Stato ad avere un’economia solida e stabile. Immigrazione controllata, turismo in crescita e un constante aumento del PIL.

Orbán, che ormai da anni è uno dei pochi all’interno dell’UE a difendere il concetto di un’Europa dei popoli e delle nazioni, ne esce a testa alta. E in un paese criticato da Bruxelles per la volontà di difendere i propri interessi nazionali, cosa che ogni Stato sovrano dovrebbe fare, è lecito che l’euroscetticismo prevalga. Piuttosto che criticare e giudicare coloro che fanno gli interessi del proprio popolo, come l’intero Gruppo di Visegrád, Bruxelles dovrebbe fare una riflessione sul motivo di tutto questo euroscetticismo sparso un po’ ovunque ormai nel territorio dell’Unione.

 

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