Blablabla sul mini-arrocco: denaro pubblico buttato al vento
Parlamento deriva dal sostantivo francese «parlement», che indica l’azione di parlare: un Parlamento è quindi un luogo dove si promuove, si discute e si dibatte per giungere a decisioni politiche. Wikipedia
Personalmente, ritengo il mini-arrocco del governo cantonale – per dirla con Fantozzi – una «cagata pazzesca». Data l’inconsistenza del tema, vi esimo dai 92 minuti di applausi. Già, inconsistenza perché, al di là del cancan suscitato dai protagonisti della politichetta nostrana, dallo «sdegno facile» ma, soprattutto, alla perenne ricerca di visibilità – peraltro spesso immeritata – l’operazione non avrà alcuna conseguenza negativa sull’attività del Consiglio di Stato. Semmai avrà delle ripercussioni sulla credibilità dei due ministri leghisti, perlomeno per quanto riguarda la – a dir poco pessima – modalità di comunicazione adottata all’inizio. Essere andati a proclamare «urbi et orbi» lo scambio di dipartimenti – come se fosse già avvenuto, mentre mancava ancora della necessaria formalizzazione da parte del governo in corpore (o perlomeno della sua maggioranza) – è infatti stato, non solo deplorevole e inopportuno, ma anche inutile e comunque prematuro. Come ha dimostrato poi il NO di principio da parte dei Colleghi di Consiglio di Stato, anche se seguito dal mini-arrocco che assegna a Claudio Zali la Magistratura e la Polizia (settori finora diretti dal collega leghista), e passando a Gobbi le Costruzioni «al fine di riequilibrare i carichi di lavoro». Un pastrocchio dal quale esce male soprattutto Norman Gobbi, la cui rimozione dalle divisioni della Magistratura e della Polizia non fa che accentuare le vere o presunte pecche attribuitegli dai soliti strenui avversari politici i quali, naturalmente in chiave anti-Lega, stanno già affilando le armi per le elezioni del 2027. In realtà, visto che quella dei nostri consiglieri di Stato è soprattutto la responsabilità politica di un’attività che continuerà a essere svolta da funzionari amministrativi – che, quelli sì non cambiano mai – l’operatività dei dipartimenti non ne sarà tangibilmente influenzata.
Il blablabla istituzionalizzato
Il mini-arrocco è comunque di competenza del Consiglio di Stato e quindi da settembre avrà effetto. Giusta o sbagliata che sia la decisione, il Gran Consiglio può parlarne fino alla nausea – come del resto hanno fatto la stampa o i privati cittadini in casa o all’osteria – ma non ha alcun potere di revocarla né, tantomeno, è necessaria la sua approvazione. Con la differenza che, se nel caso della stampa o dell’osteria l’operazione costa alle persone coinvolte il prezzo del giornale o di una birra, una seduta del Parlamento cantonale pesa sui contribuenti per 40 o 50’000 franchi. Ma l’occasione è ghiotta per sparare sul Governo, cercare di estorcergli ammissioni di colpa o comunque di metterlo in imbarazzo di fronte alla cittadinanza, in una smaniosa ricerca di visibilità o di una platea per esibirsi in pantomime indegne di una politica seria ma che, apparentemente, soddisfano lo smisurato ego di alcuni deputati.
E con la sottoscrizione di 31 deputati – su proposta del Movimento per il Socialismo (e pensare che poche settimane fa il Legislativo ha bocciato la proposta di quorum per accedere al Parlamento cantonale) – il Gran Consiglio ha potuto essere convocato in seduta straordinaria. Per fare cosa? Non per giungere a decisioni politiche, noooo! Solo per parlare.
Chi dovrebbe pagare il conto?
Chiaramente lo pagherà Pantalone, ossi i contribuenti, come al solito. L’MPS che ha lanciato la proposta e i 31 firmatari, loro no. Per dirla con il Nano, loro «fanno i gay con il culo degli altri». Non solo, ma si beccheranno anche il gettone di presenza. E non mi si dica che il conto dovrebbe pagarlo il Consiglio di Stato, autore della decisione che ha scatenato lo sdegno di MPS & CO., come qualcuno ha sostenuto nei social. Non confondiamo la causa con l’effetto: è come dare al derubato la responsabilità del reato, che non sarebbe avvenuto se non avesse posseduto qualcosa da rubare. Il mini-arrocco, per scriteriato che sia, è stata una decisione del tutto lecita nell’ambito delle competenze del Consiglio di Stato; la convocazione di una seduta straordinaria – sebbene altrettanto lecita – è invece un atto effettuato nella consapevolezza di spendere – o, meglio, sperperare – 40 o 50’000 franchi di denaro pubblico. Per soddisfare la curiosità di conoscere le ragioni che hanno spinto il Governo ad agire in questo modo, i deputati hanno a disposizione gli strumenti dell’interrogazione e dell’interpellanza. E, data la futilità dell’argomento, sarebbero più che sufficienti!
Oh, a scanso di equivoci, sono ben consapevole che tra i 31 firmatari ci siano anche 8 deputati del mio partito. Ma ciò non mi impedisce di dissentire.
« Notizie che rallegrano! Cassis non ce la racconta giusta! »

