Banca nazionale svizzera: bravo presidente Schlegel!
Riteniamo interessante, in questo scritto, dare alcune informazioni sulla nostra banca nazionale. La BNS non è una banca commerciale, ma la banca di emissione di banconote e monete in franchi svizzeri.
La legge sulla Banca nazionale assegna a quest’ultima il compito di contribuire alla stabilità del sistema finanziario.
È una società anonima, quotata in borsa, ma disciplinata da una legge speciale dal 2002. Gli azionisti sono i cantoni, le banche cantonali e privati per un terzo. La Confederazione svizzera non ne possiede alcuna azione.
La vigilanza sulla Banca nazionale svizzera è espressamente esclusa dalle competenze del Controllo federale delle finanze.
La Direzione generale è composta da tre membri nominati dal Consiglio federale su proposta del Consiglio di banca (organo di vigilanza della banca). I suoi tre membri sono il presidente, il vicepresidente e un membro della direzione generale.
Le sedi principali sono due aBerna e Zurigo, ma è ci sono pure 6 rappresentanze che sono a: Basilea, Ginevra, Losanna, Lugano, Lucerna e San Gallo.
Fu costituita come risposta alla necessità di ridurre il numero degli istituti d’emissione, che erano 53 dopo il 1826. Nella revisione costituzionale del 1874, fu inserita la competenza per le leggi riguardanti l’emissione di banconote. Ancora nel 1891 l’art. 39 della Costituzione federale fu modificato per conferire alla Confederazione la competenza esclusiva in materia di emissione di banconote.
La Legge sulla banca nazionale fu emanata nel 1906. Nel 1905 fu fondata la Banca nazionale svizzera che iniziò ad esercitare le sue funzioni di istituto d’emissione nel 1907 quando il monopolio entrò in vigore. Fino al 1911 la BNS utilizzò le stesse banconote che in precedenza avevano usato le banche cantonali, con una nuova sovrastampa. Solo nel 1911 entrò in circolazione la seconda serie, disegnata da Ferdinand Hodler e Eugène Burnand. Nel 1914, con lo scoppio della prima guerra mondiale, le banconote non furono più convertibili in metallo prezioso e divennero un mezzo di pagamento fiduciario. Accanto alle serie che si sono succedute negli anni la BNS ha creato anche delle serie di riserva, che non sono mai entrate in circolazione e che sono state create per essere immesse nella circolazione nel caso di una grave crisi. Le competenze della Banca nazionale svizzera sono ora fissate dall’articolo 99 («Politica monetaria») dell’attuale Costituzione:
1 Il settore monetario compete alla Confederazione; essa soltanto ha il diritto di battere moneta e di emettere banconote.
2 La Banca nazionale svizzera, in quanto banca centrale indipendente, conduce una politica monetaria nell’interesse generale del paese; è amministrata con la collaborazione e sotto la vigilanza della Confederazione.
3 La Banca nazionale costituisce sufficienti riserve monetarie attingendo ai suoi proventi; parte di tali riserve è costituita in oro.
4 L’utile netto della Banca nazionale spetta per almeno due terzi ai Cantoni.
L’attuale presidente di questo Istituto di credito, Martin Schlegel, nominato dal Consiglio federale nel giugno 2024, in sostituzione di Thomas Jordan pensionato, negli scorsi giorni si è espresso in modo chiaro contro l’acquisto di bitcoin come richiesto da un’iniziativa.
Per la BNS, le criptovalute presentano una serie di problemi come classe di attivi. Le criptovalute non soddisfano le caratteristiche essenziali «che una buona valuta dovrebbe avere», ha dichiarato Schlegel nell’intervista pubblicata dai giornali di Tamedia.
«In primo luogo, le criptovalute sono estremamente volatili, il che non favorisce il mantenimento del valore degli investimenti della Banca nazionale svizzera (BNS) nel lungo periodo. In secondo luogo, le nostre riserve devono essere altamente liquide in modo da poter essere utilizzate rapidamente per scopi di politica monetaria, se necessario». In terzo luogo, le criptovalute presentano punti deboli dal punto di vista della sicurezza. Si tratta essenzialmente di software, e sappiamo tutti che i software possono avere bug e altri punti deboli», ha affermato il presidente della BNS.
A suo avviso, il ruolo della Banca nazionale non è quello di offrire criptovalute. Martin Schlegel ha consigliato di non perdere di vista le cifre: rispetto al sistema finanziario globale nel suo complesso, la capitalizzazione di mercato di tutte le criptovalute – pari a circa 2’000 miliardi di franchi – è relativamente piccola. «Stiamo quindi ancora parlando di un fenomeno di nicchia», ha affermato il presidente della BNS.
Le valute sono sempre state in concorrenza tra loro, ha risposto Martin Schlegel alla domanda se la BNS, in quanto custode supremo del franco, temesse la concorrenza. Il franco sembra essere più ambito che mai, ha detto, aggiungendo: «Non temiamo la concorrenza delle criptovalute». Un’iniziativa lanciata lo scorso dicembre mira a obbligare la BNS a investire in bitcoin. Essa chiede di inserire nella Costituzione un passaggio nel quale si specifica che la BNS deve costituire riserve monetarie con le sue entrate, una parte delle quali deve essere detenuta in oro e bitcoin. Il testo non specifica quale debba essere la percentuale di questi ultimi.
Dietro l’iniziativa c’è un gruppo legato al pioniere di Internet e autore francofono Yves Bennaïm. «L’obiettivo principale è quello di avviare un dibattito», ha dichiarato in primavera alla NZZ am Sonntag. Il periodo di raccolta delle firme per l’iniziativa popolare «Per una Svizzera finanziariamente forte, sovrana e responsabile (iniziativa bitcoin)» dura fino alla fine di giugno 2026.
Alle Camere, attualmente, vi sono depositati alcuni atti parlamentari, fra cui uno di Paolo Pamini del dicembre 2024 che chiede di ottenere chiarezza in merito alle condizioni quadro giuridiche applicate dalla Banca nazionale svizzera (BNS) a nuove classi d’investimento rilevanti come ad esempio i bitcoin. In tale contesto non si tratta di mettere in discussione l’autonomia della BNS nella definizione della sua politica d’investimento.
Il 19 febbraio, il Consiglio Federale rispondeva alla stessa, con il seguente finale: «Secondo la BNS, il bitcoin iscritto come attivo non è ancora idoneo per l’adempimento dei compiti di politica monetaria. Negli ultimi anni lo ha ribadito in varie occasioni, tra l’altro nel quadro dei dibattiti dell’Assemblea generale. La BNS dichiara in particolare che, a causa della liquidità relativamente scarsa e della forte fluttuazione di valore, il bitcoin non soddisfa i requisiti di una categoria di investimento delle riserve monetarie. Se in futuro la BNS dovesse rivalutare la situazione, non è da escludere che, come spiegato più sopra, la banca potrebbe acquistare criptovalute come i bitcoin nei limiti di legge vigenti.»
Riteniamo che per ora, vale quanto afferma l’attuale presidente della Banca Nazionale.
FRG
