All’ombra del minareto

Mar 20 • L'opinione, Prima Pagina • 520 Views • Commenti disabilitati su All’ombra del minareto

Anna Lauwaert

La preghiera

I miei nonni erano contadini cattolici ai quali non sarebbe venuto in mente che si potesse discutere di religione. Vivevano al ritmo delle stagioni e delle feste religiose. Pasqua, maggio, mese di Maria e ogni sera la processione verso una delle numerose cappelle per recitare il rosario, Pentecoste e cresima, San Martino, festa del paese con mazza del maiale, Tutti i santi e i morti, Natale, Epifania, Candelora, ecc. Il sabato dopo pranzo ci si lavava in un largo catino piazzato in mezzo alla cucina (bagno e WC arrivarono negli anni 1960), poi si andava a confessione e la domenica a messa con comunione, l’Angelus alle 14, e il vespro alla sera. I digiuni: Quaresima = 40 giorni di “magro e astinenza” dal Mercoledì delle ceneri fino al Sabato Santo e il mese dell’Avvento prima di Natale. Il Venerdì Santo si andava a pregare un’ora in chiesa, seduti o in ginocchio per terra e alzando le braccia al cielo per fare penitenza. Il 24 dicembre: la messa di mezzanotte seguita da 3 messe basse e il 25 la messa solenne. Nelle scuole cattoliche la messa era obbligatoria ogni mattina. Nel 1946, per poter ottenere la carica di insegnante nella scuola elementare comunale, quindi laica, del villaggio, mio padre dovette produrre un certificato firmato dal parroco testimoniante che era un buon cattolico…

Si pregava uscendo dal letto, prima e dopo i pasti; si recitava l’Angelus; alla sera ci si radunava attorno alla stufa, mia nonna recitava il rosario come un mantra durante il quale ci si appisolava prima di andare a dormire… senza bisogno di sonniferi…

In prima elementare, la maestra ci preparò alla prima comunione con la recita delle preghiere e l’assoluto divieto di mordere l’ostia perché alla consacrazione si era cambiata in carne di Gesù e, mordendo, un flusso di sangue sarebbe uscito dalla nostra bocca.

Poi, dal 1962 al 1965 venne il Concilio Vaticano II, si mise tutto in discussione e le chiese si vuotarono…

Chi, oggi, deride le credenze musulmane, si ricordi che appena 70 anni fa eravamo come loro… Reciprocamente, anche per l’islam, il vecchio mondo sta morendo.

La preghiera nel islam – vedi “L’enseignement de la prière” di Mohamed Mahmoud Assaouaf – ed. Dar Soulami Ahmed)

La loro vita è regolata dalle 5 preghiere che dipendono dalla posizione del sole, (1500 anni fa non avevano l’orologio) Le 3 posture assumono la forma delle lettere arabe A (dritto in piedi) D (piegato in due) M (raggomitolato) cioè Adam.

Uno specialista osserva il sole e il muezzin chiama alla preghiera dall’alto di un minareto. Oggi si fa via telefonino tipo “Mobile Muezzin” premiato nel 2009 a Ginevra.

Le 5 preghiere:

1 dall’apparire della luce del mattino al disco solare visibile sopra l’orizzonte;

2 mezzo giorno quando il sole è allo zenit cioè quando l’ombra di un uomo in piedi è ridotta al minimo attorno ai suoi piedi;

3 dopo pranzo quando l’ombra di un uomo in piedi è lunga quanto l’altezza dell’uomo;

4 sera quando il disco solare scompare sotto l’orizzonte;

5 al tramonto.

Si prega ovunque, in un luogo pulito. Contrariamente alla sinagoga o alla chiesa cattolica, che contengono un tabernacolo, cioè il luogo sacro che custodisce sia i rotoli della Torah, sia le ostie consacrate, la moschea è solo un luogo di raduno spesso ampliato a centro culturale, dal semplice recinto nelle campagne, alla costruzione grandiosa come la moschea Faisal di Islamabad che può ricevere 74000 persone.

Prima di ogni preghiera bisogna lavarsi – i musulmani sono ossessionati dall’igiene – si capisce pensando alle condizioni di vita e alle temperature nei deserti – dai miei conoscenti invece della carta WC c’era una bottiglia d’acqua.

La preghiera si fa rivolti verso la Mecca, orientandosi col sole o con le stelle. Oggi è in vendita una bussola “omnimag” swiss made “Holy Kaaba direction finder” che, partendo dalla posizione di ogni città sul pianeta indica la direzione della Qibla.

Lungo la giornata seguono preghiere a ogni occasione: quando si inizia qualcosa o si parte in auto, le “giaculatorie” come la benedizione sul profeta o tipo “shukru ual hamdulillah” grazie e lode ad Allah come noi diciamo Dieu merci, Deo gratias… preghiera per i malati, per i morti, durante le feste particolari, i figli chiedono la benedizione dei genitori come si faceva anche da noi…

Sono stata ospite in una grande ditta di import-export a Karachi. A un certo momento il direttore si scusa, ci fa portare il tè e se ne va per la preghiera, poi ritorna e tutto continua. È possibile perché in un paese musulmano tutto segue questo ritmo. Invece in Europa, gli orari di lavoro sono fissi anche per via delle leggi sociali. Questa vita meno stressata è incompatibile con le esigenze di rendimento occidentale. È impossibile che l’autista fermi il bus per la preghiera o far variare, a seconda della posizione del sole, gli orari dei treni o degli aeri. La nostra vita è regolata dall’ora esatta di Neuchâtel… Ancora una volta: sono due sistemi che funzionano ma sono incompatibili.

Fin quando si prega in privato, non dà fastidio a nessuno, però quando si chiedono sale di preghiera nelle imprese, adattamenti degli orari di lavoro o che centinaia di persone bloccano il traffico per svolgere le preghiere sulla strada, diventano manifestazioni a carattere politico che hanno un risvolto negativo in quanto sono quelle manifestazioni che aumentano l’odio verso i musulmani e gli stranieri.

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