Manifestazioni non autorizzate, ma lecite e da sostenere? Allora, anch’io…
Negli ultimi anni si assiste sempre più spesso a fastidiose, quanto perfettamente inutili, chiassate popolari con disagi al traffico, vandalismi, quando non addirittura atti di violenza.
E i media – più che per dovere di informazione, sospetto per una colpevole connivenza dei singoli giornalisti con le morbose ideologie politiche dei manifestanti – danno ampia e immeritata eco a questi eventi. Sono convinto, infatti, che un sondaggio – tanto di moda oggi, fra gli utenti dei media – evidenzierebbe che alla stragrande maggioranza della gente del messaggio dei rumorosi dimostranti non frega la canonica «minchia» di sicula etimologia. Ma tant’è. Se la manifestazione è di sinistra, si amplifica la portata del messaggio, facendo così il gioco dei dimostranti che raggiungono in questo modo il loro obiettivo di visibilità; se è di destra – cosa assai più rara – si stigmatizza severamente l’avvenimento, non esitando a usare termini quali «estrema destra», «fascisti» o «neonazisti».
Se non è autorizzata, perché la si permette?
Indipendentemente dall’area di provenienza, quello che mi fa particolarmente incazzare, è il fatto che regolarmente si sente o si legge che «la manifestazione non era stata autorizzata» ma che si è svolta «tutto sommato» abbastanza pacificamente, magari addirittura «sotto il controllo della polizia». Quest’ultima, normalmente, ha ordini dai piani alti di non intervenire se non in casi estremi e di usare il guanto di velluto, in nome di un male interpretato principio di proporzionalità. Scusate, ma cosa c’è di meno proporzionato che portare qualche centinaio di persone in piazza a Lugano o a Bellinzona – bloccando il traffico e, spesso, dando sfogo a vandalismi – nell’illusione che Netanyahu o Putin pongano fine alle rispettive guerre? Non mi piacciono per principio la chiassate di piazza. Ma capisco che degli allevatori imbufaliti vadano a dimostrare a Bellinzona contro un’assurda protezione del lupo, che causa stragi nelle loro greggi: succede in Ticino e sono le nostre autorità a essere chiamate a trovare delle soluzioni, modificando leggi o ordinando abbattimenti. Ma pensare di influire, anche minimamente, su decisioni prese a migliaia di chilometri di distanza da persone che nemmeno sanno dove si trovino Lugano o Bellinzona – figuriamoci cosa importi loro di come la pensi una manciata di dimostranti nostrani – non è solo sproporzionato, è pura follia.
La domanda da porsi è: ma se l’autorità non è in grado di impedire la manifestazione, perché questo esercizio-alibi del «non autorizzata, ma…»?
Quali le soluzioni?
Probabilmente, occorrerebbe innanzitutto accertarsi di avere una base legale – e, se del caso, modificare all’uopo in sede legislativa il Codice di procedura penale – inserendo delle adeguate ammende per chi partecipa a queste manifestazioni «non autorizzate», e la possibilità di fermo fino a quando dette ammende non siano pagate. Delle multe salate, oltre che funzionare da efficace deterrente (perlomeno la smania di visibilità di certi politici non sarebbe gratuita), coprirebbero in parte i danni provocati dalla manifestazione. La polizia, poi, dovrebbe essere mobilitata in forze sufficienti a effettuare il fermo dei dimostranti più facinorosi e, in ogni caso, d chiunque presenzi a viso coperto, peraltro già oggi perseguibile penalmente. È inoltre ovvio che, se provocati, gli agenti devono potere agire con la dovuta fermezza, senza il timore di finire sotto indagine per aver violato il «principio di proporzionalità».
Ma allora, anch’io…
Senza andare nei reati con i quali si provocano danni o gravi conseguenze al prossimo – furto, omicidio, percosse, truffe varie, eccetera – mi viene di fare un paragone con il codice stradale. Quest’ultimo non mi «autorizza» a superare i limiti di velocità, ma che io sia dannato se un radar abbia mai avuto nei miei confronti la stessa benevolenza che l’autorità sembra applicare a chi viola il divieto di manifestare. Eppure, sono sempre arrivato a casa senza provocare danni a persone o cose, al contrario di quanto spesso succede a margine della protesta di piazza. Un po’ di par condicio sarebbe opportuna, non vi pare?
« Dalla vicina Repubblica Nicht genehmigte, aber rechtmäßige und zu unterstützende Demonstrationen? Aber dann, ich auch… »

