Echi dal Gran Consiglio

Giu 15 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 436 Views • Commenti disabilitati su Echi dal Gran Consiglio

Più debito, meno democrazia? L’UDC non ci sta

L’UDC prende posizione su Consuntivo e soglia di sbarramento

In vista della prossima seduta del Gran Consiglio, il gruppo UDC si è riunito per definire le proprie posizioni su alcuni temi centrali. Le parole d’ordine sono – come sempre – rigore finanziario e rispetto della volontà popolare.

Bocciare il Consuntivo 2024

Il Consuntivo 2024 ha chiuso con un disavanzo di CHF. 71.8 mio a fronte dei 130.8 mio preventivati. Sebbene possa apparire una buona notizia, il miglioramento dei conti è dovuto essenzialmente a dei ricavi fiscali straordinari di CHF 49.9 mio (cifra che tralascia i ricavi di trasferimento pari a CHF 72.6 mio dovuti ai profughi ucraini, considerati solo nel preventivo 2025) e non a delle misure per il contenimento della spesa. Questo, ovviamente ci preoccupa.

Il debito pubblico ha superato i 2.6 miliardi di franchi, il capitale proprio è negativo (–215.9 milioni) e la spesa per personale, beni e sussidi è cresciuta in modo preoccupante. Il Decreto Morisoli, accolto dal popolo, è stato ignorato anche nel 2024. Le richieste dell’UDC per interventi mirati sono rimaste lettera morta. Il Governo non ha mostrato alcuna visione d’insieme né volontà di riforma.

In nome del rispetto delle cittadine e i cittadini che lavorano e vivono nel nostro Cantone, l’UDC invita a respingere il Consuntivo 2024.                                                                                                                                           

NO alla soglia di sbarramento: nessun limite alla democrazia

A maggioranza, il gruppo UDC respinge la proposta di introdurre una soglia di sbarramento del 3% per l’elezione in Gran Consiglio. In Svizzera il pluralismo politico è alla base della nostra democrazia. Limitare la rappresentatività significa minare la morfologia della nostra democrazia rappresentativa, che in Svizzera è essenzialmente l’espressione del popolo.

Va da sé che limitare la rappresentatività nei legislativi, come vorrebbe lo sbarramento, non rispetta il principio cardine del nostro paese. Si escluderebbero dei partiti o dei movimenti che, seppur eletti con una percentuale contenuta di voti, rappresentano comunque una parte dell’elettorato ticinese.

Cambiare le regole per agevolare i lavori è una scorciatoia, non una riforma! La democrazia è naturalmente composta da pluralità. Se davvero si vuole migliorare il funzionamento dell’attività parlamentare, si lavori sul regolamento del Gran Consiglio. Non si intervenga sulla Costituzione per disinnescare la rappresentanza politica.

Mozione

Si riveda l’attuale sistema RIPAM, poiché esso ha dimostrato i suoi limiti ed è divenuto insostenibile

È pacifico che la problematica dell’aumento dei premi della cassa malati è di competenza federale. Se ne parla da anni, senza che si sia trovata una soluzione a questo tema, che affligge vieppiù l’intera popolazione svizzera ed in particolare quella ticinese.

Nessuno mette in dubbio che l’attuazione del sistema RIPAM debba sostenere le fasce più deboli della popolazione, ma anche il ceto medio.

Per il nostro Cantone, l’inerzia federale ha condotto ad una “voragine” finanziaria.

Infatti, dai nostri conti emerge che i sussidi erogati per la riduzione dei premi dell’assicurazione malattia (RIPAM) sono in costante crescita. La spesa ammonta ad oltre Fr. 400 mio all’anno e circa 1/3 della popolazione assicurata residente nel nostro Cantone beneficia di questi sussidi.

Per tentare di apportare dei correttivi a tale voce di spesa, il Governo ha a disposizione unicamente due strumenti: (i) il coefficiente cantonale di finanziamento e (ii) le costanti che definiscono il reddito massimo disponibile.

I margini di manovra sono estremamente ridotti.

Nel recente passato, le misure di risparmio proposte dal Governo che intervengono su questi strumenti, non hanno trovato consenso.

Ritenuto che il sistema RIPAM viene automaticamente adattato all’aumento puntuale annuo dei premi della cassa malati, stante alle recenti notizie, si può affermare con certezza che il prossimo anno non ne farà verosimilmente eccezione. Questo significa che la cerchia dei beneficiari diverrà vieppiù ampia, andando ad incrementare ancor di più il costo a carico della collettività.

Prossimamente il popolo ticinese sarà chiamato a votare sulle due iniziative per la deducibilità dei premi della cassa malati (Iniziativa popolare legislativa elaborata del 29 agosto 2022 di A. Censi e cofirmatari, denominata: “Basta spennare il cittadino, cassa malati deducibile integralmente!” (IP150) e Iniziativa popolare legislativa generica (IP154) denominata “Esplosione premi di cassa malati: ora basta! (iniziativa per il 10%)”) e magari anche sul controprogetto.

Tali iniziative comporteranno un’importante diminuzione del gettito fiscale, sia per il Cantone, che per i Comuni, stimato complessivamente per l’IP 150 in circa Fr. 100 mio (Fr. 55.1 e rispettivamente Fr. 44.1 mio) e per l’IP 154 in circa Fr. 400mio.

I parametri atti a stabilire la concessione o no del sussidio RIPAM sono diversi rispetto ai criteri sulla deducibilità fiscale, per cui, è impossibile stabilire se a fronte di quest’ultima operazione corrisponderà una diminuzione dell’importo erogato a titolo di sussidio RIPAM.

Nemmeno il controprogetto risolve tale dilemma.

In considerazione anche di questo aspetto, è pacifico che l’attuale sistema mostra delle criticità e diviene vieppiù insostenibile.

In diverse occasioni il Governo è stato invitato rivederlo, ma purtroppo tale auspicio è rimasto lettera morta. Nessuno mette in dubbio che la problematica non è di facile soluzione, ed è per questo motivo che si chiede che venga istituito un gruppo di lavoro costituito da professionisti privati, chiamati ad elaborare un modello alternativo.

In considerazione di quanto esposto, mediante la presente Mozione si chiede al Consiglio di Stato, in particolare al DSS, di conferire un mandato ad un gruppo di professionisti privati di proporre entro 1 anno dal deposito del presente atto, un progetto di revisione totale dell’attuale Modello RIPAM.

Roberta Soldati e Tiziano Galeazzi (primi firmatari)

Aline Prada, Lara Filippini, Alain Bühler, Andrea Giudici, Sergio Morisoli

Interrogazione

Quali controlli per reclutare le «guardie della natura»?

La Legge sulla protezione della natura prevede che il Consiglio di Stato organizzi un corpo di guardie della natura, a carattere volontario, incaricate di collaborare nella sensibilizzazione di terzi in ambito delle componenti naturali (art. 30 cpv. 3).

Il relativo regolamento ne disciplina i compiti, fra cui: (i) sensibilizzare e informare la popolazione in merito al valore del paesaggio e delle sue componenti naturali, sui motivi e le modalità della loro tutela, nonché sulle relative norme giuridiche; (ii) effettuare un servizio di sorveglianza territoriale e di controllo dello stato di conservazione dei biotopi, dei geotopi e delle aree protette; (iii) vigilare sull’applicazione delle norme riguardanti la protezione della flora, della fauna e dei funghi, nonché sulle disposizioni concernenti la raccolta di rocce, minerali e fossili; (iv) segnalare all’UNP (Ufficio natura e paesaggio), rispettivamente al MCSN (Museo cantonale di storia naturale), ogni intervento non conforme alle disposizioni in materia di protezione della natura e del paesaggio; e (v) collaborare con i comuni, con i servizi cantonali competenti in materia di foreste, della protezione delle acque, della caccia e della pesca, nonché con le polizie cantonale e comunali.

Le guardie della natura hanno un ruolo attivo molto importante

Per poter ricevere l’abilitazione ad agire quale guardia della natura da parte del Dipartimento del territorio, è necessario seguire un corso e superare un esame d’idoneità. Le guardie della natura rilasciano una Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi davanti al Direttore del Dipartimento, diventando così delle guardie giurate.

I requisiti per proporre la candidatura sono: avere compiuto 18 anni, essere cittadini svizzeri domiciliati nel cantone, godere dell’esercizio dei diritti civili, essere incensurati e di condotta irreprensibile (art. 36 e 38 del Regolamento).

È pacifico che queste persone debbano, oltre che conoscere le disposizioni legali, avere una condotta irreprensibile anche al di fuori della loro attività. Ne va della loro credibilità ed efficacia del servizio, ritenuto altresì il ruolo di guardie giurate che ricoprono.

Spesso i temi riconducibili alla natura e alla tutela del territorio sono divisivi.

In particolare, il tema lupo è delicato e spesso oggetto di prese di posizioni estreme.

L’attività delle guardie della natura, in qualità di «giurati», non deve prestarsi ad alcuna propaganda ideologica estremista, né in relazione al tema lupo, né ad altri temi che riguardano il settore primario e l’ambiente.

Hanno destato stupore e perplessità alcune esternazioni fatte sui social da una guardia della natura, scagliatasi palesemente contro chi avversa il lupo e ne chiede una regolamentazione incisiva. Tale comportamento è inaccettabile.

Senza entrare nel merito di quanto accaduto, mediante il presente atto si chiede al Consiglio di Stato:

  1. Con quali modalità e quali sono i parametri utilizzati dall’Ufficio della natura e paesaggio (UNP) atti a stabilire l’esistenza del requisito di «condotta irreprensibile» del candidato al corso di formazione per guardie della natura, rispettivamente per concedere il rinnovo della tessera di legittimazione dopo 3 anni di attività? Vengono esaminati e monitorati anche i contenuti dei social personali delle guardie della natura?
  2. Sono noti dei comportamenti inappropriati ed estremisti assunti da guardie della natura?
  3. Secondo quali modalità avviene la verifica da parte dell’UNP per concedere il rinnovo della tessera di legittimazione a una guardia della natura?
  4. In cosa consiste l’esame d’idoneità effettuato dopo la frequentazione del corso?
  5. Quali sono i contenuti delle giornate di aggiornamento (temi e programma) negli ultimi 5 anni erogate alle guardie della natura?
  6. Quale è il contenuto della formazione erogata alle guardie della natura sul tema del lupo?
  7. Che tipo di collaborazione c’è fra i guardiacaccia e le guardie della natura in relazione al tema del lupo? Questi ultimi si occupano anche di posare delle fototrappole e analizzare i filmati e/o foto?
  8. Quanto costano la formazione e rispettivamente i corsi di aggiornamento delle guardie della natura?
  9. Viene ipotizzata la pubblicazione dei rapporti allestiti dalle guardie della natura?
Prima firmataria)

Interpellanza

Caos nel DECS – Incoerenze e indebite ingerenze nelle decisioni sugli ordinamenti scolastici comunali

Come si apprende dai media, con decisione del 13 marzo 2025, a seguito di una sensibile riduzione del numero di allievi nelle scuole elementari, il municipio di Tresa ha approvato il nuovo ordinamento scolastico per l’anno 2025/2026, che prevede la concentrazione degli allievi presso il centro scolastico di Croglio e la conseguente chiusura della sede di Sessa. L’ordinamento è stato debitamente approvato dai servizi del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), con il coinvolgimento della Sezione delle scuole comunali e dell’ispettorato scolastico.

Ebbene, pochi giorni dopo questa approvazione formale, nel contesto della risposta al ricorso promosso da alcuni cittadini ed ex Municipali, gli stessi servizi del DECS – invece di confermare la piena legittimità della decisione municipale e l’assenza di effetto sospensivo, come chiaramente previsto dall’art. 94 cpv. 2 della Legge sulla scuola – si sono spinti ad auspicare che il Consiglio di Stato restituisse l’effetto sospensivo alla decisione, mettendo in discussione la capacità del DECS di prendere decisioni coerenti con le leggi, senza farsi influenzare da questioni politiche che non dovrebbero inficiare le decisioni amministrative. I motivi evocati a sostegno di questa richiesta sono acriticamente e pedissequamente quelli sollevati dai ricorrenti, che esulano però in gran parte dalle competenze del DECS, essendo per esempio gli aspetti logistici e organizzativi di esclusiva competenza dei Municipi.

Questo comportamento sconcerta per almeno tre motivi:

  • Rivela un grave caos interno al DECS, dove i medesimi servizi si contraddicono a pochi giorni di distanza, generando insicurezza giuridica e amministrativa.
  • Costituisce un’inammissibile ingerenza politica da parte di strutture amministrative che dovrebbero limitarsi all’applicazione della legge, senza esprimere valutazioni di opportunità politica.
  • Compromette l’autonomia decisionale dei comuni e crea pericolosi precedenti che possono minare l’assetto delle competenze sancito dal diritto scolastico cantonale.

A tal riguardo, merita particolare attenzione il commento del presidente del Consiglio di Stato al punto 6 della sezione «IN DIRITTO» della decisione n. 20 del 9 maggio 2025 che respinge le due istanze sulla domanda provvisionale volta al conferimento dell’effetto sospensivo, con cui si esprime un netto dissenso rispetto alle argomentazioni avanzate dai due uffici del DECS. Queste ultime, che appaiono acritiche e partigiane, si sono concentrate esclusivamente sugli interessi dei bambini e dei genitori di Sessa, trascurando del tutto la valutazione dell’interesse complessivo dell’intera comunità scolastica del comune di Tresa, suscitando così una severa critica da parte dell’autorità decidente.

«Nel caso di specie devesi in primo luogo osservare che la decisione oggetto di disamina concerne I’organizzazione generale delle scuole comunali di Tresa che concernono non solo i 24 allievi della SE di Sessa, ma anche gli altri 68 domiciliati a Croglio, Monteggio e Ponte Tresa. Trattasi pertanto di decisione di natura organizzativa che non può limitarsi a valutare gli interessi dei bambini (rispettivamente dei genitori) abitanti a Sessa, ma deve essere contestualizzata all’insieme dei cittadini (e dei bambini) interessati dalla stessa, rispettivamente direttamente interessati dalla concessione o no dell’effetto sospensivo. Non può infatti essere dimenticato che l’eventuale concessione dell’effetto sospensivo, con mantenimento provvisorio della sede di Sessa, avrebbe delle evidenti ripercussioni per altre sedi scolastiche, dove attualmente è previsto I’inserimento dei bambini di Sessa.»

Alla luce di questi fatti gravi e preoccupanti, si interpella il Consiglio di Stato chiedendo:

  1. Conferma il Consiglio di Stato che l’ordinamento scolastico presentato dal municipio di Tresa, che prevede la riduzione da 6 a 5 sezioni di SE è stato approvato dai servizi del DECS il 15 aprile 2025?
  2. Si può confermare che, approvando l’ordinamento scolastico, tutti i requisiti relativi al quadro giuridico che regola l’organizzazione e la didattica della scuola in questione siano rispettati?
  3. Il Consiglio di Stato è consapevole del caos interno al DECS, evidenziato dal fatto che gli stessi servizi che hanno approvato l’ordinamento scolastico di Tresa pochi giorni dopo auspicano – senza base legale – la restituzione dell’effetto sospensivo?
  4. Come giudica il Consiglio di Stato il comportamento di quei servizi amministrativi che, anziché applicare fedelmente la legge, si permettono apprezzamenti politici inopportuni, invadendo ambiti che spettano esclusivamente all’autorità politica e giudiziaria?
  5. Che misure intende adottare il Consiglio di Stato per riportare ordine e chiarezza nel DECS, garantendo che i servizi rispettino rigorosamente la legge sulla scuola senza introdurre, di propria iniziativa, deroghe o interpretazioni arbitrarie?
  6. Il Consiglio di Stato non ritiene che questo comportamento rischi di creare un precedente gravissimo, che mina l’immediata esecutività delle decisioni municipali prevista dalla legge e, più in generale, l’affidabilità delle istituzioni?
  7. Come intende il Consiglio di Stato evitare che simili episodi si ripetano, tutelando concretamente l’autonomia comunale e il principio di legalità, e impedendo che i servizi amministrativi si trasformino in organi politici paralleli?
  8. Intende prendere dei provvedimenti sanzionatori verso il capo sezione delle scuole comunali e l’ispettore del luganese per essersi prestati manifestamente a valutazioni e proposte di natura politica che non competono loro?
Alain Bühler (primo firmatario)
Alessandro Cedraschi

Interrogazione

Digitalizzazione dell’Amministrazione pubblica: una strategia già vecchia in partenza?

Nel marzo 2025, il Consiglio di Stato ha trasmesso al Gran Consiglio il Messaggio n. 8555, concernente l’attuazione della prima fase della Strategia per la trasformazione digitale del Cantone Ticino. Un messaggio corposo – 94 pagine – che impegna risorse per oltre 16 milioni di franchi (tra credito d’investimento e a gestione corrente), e che si propone di avviare un nuovo ciclo evolutivo per l’amministrazione cantonale.

Tuttavia, una lettura attenta del messaggio solleva perplessità profonde sulla visione strategica proposta, e in particolare sulla reale capacità del piano di trasformazione digitale di proiettare il nostro cantone verso gli standard già attivi in altri contesti svizzeri.

Nel messaggio, infatti, l’intelligenza artificiale (IA) – oggi tema centrale per la modernizzazione della pubblica amministrazione in Svizzera e in Europa – viene citata una sola volta, in forma generica, e non trova alcuna declinazione operativa, né progetti pilota, né ambiti prioritari di applicazione.

In modo quasi paradossale, mentre:

  • la Confederazione ha approvato nel 2024 una strategia federale sull’uso dell’IA nell’amministrazione pubblica, che prevede progetti concreti già attivi in settori come la meteorologia, la traduzione automatica, il controllo degli appalti, la gestione documentale e i chatbot,
  • cantoni come Zurigo stanno già sperimentando applicazioni concrete dell’IA nella redazione automatica di verbali, nell’elaborazione di bozze normative, nella pianificazione urbanistica predittiva e nella sintesi automatica di riunioni,
  • e realtà accademiche come USI e SUPSI, tramite l’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA) – centro di riferimento internazionale per il machine learning, l’ottimizzazione e l’IA applicata – spingono sull’acceleratore del progresso tecnologico, anche attraverso il lancio, da parte dell’USI, del Master of Science in Artificial Intelligence nel 2023, con un forte orientamento pratico e interdisciplinare,

il Ticino, invece, dedica la parte più rilevante del proprio piano digitale alla gestione elettronica delle pratiche (GEVER), all’archiviazione dei documenti e alla creazione di uno sportello unico. In sostanza, si limita a digitalizzare l’esistente senza ridefinire processi, senza introdurre meccanismi predittivi o intelligenti, e senza sfruttare la potenza dell’automazione avanzata.

In questo contesto, la strategia digitale cantonale appare quindi non solo timida, ma anche tecnicamente superata, al punto da rischiare di diventare un esercizio costoso di gestione documentale senza un vero salto qualitativo.

Si chiede pertanto al Consiglio di Stato:

1.         Per quale motivo il Consiglio di Stato ha scelto di non sviluppare progetti pilota basati sull’intelligenza artificiale, nonostante l’adozione federale di una strategia in materia e le esperienze concrete di altri cantoni?

2.         Quali valutazioni ha condotto il cantone sul potenziale dell’IA per automatizzare e velocizzare attività amministrative, come l’elaborazione di sussidi, le dichiarazioni fiscali, le pratiche edilizie, i verbali o i bandi di concorso?

3.         Intende il Consiglio di Stato, in occasione della seconda fase della Strategia digitale, integrare in modo esplicito progetti con IA generativa, machine learning, RPA o chatbot?

4.         È previsto un censimento dei processi ripetitivi e automatizzabili nell’amministrazione cantonale, al fine di valutare dove l’IA potrebbe sostituire o affiancare il lavoro umano?

5.         In che misura il nuovo Servizio dell’amministrazione digitale (SAD) avrà competenze specifiche sull’adozione di IA, e dispone oggi delle risorse tecniche e umane per farlo?

6.         Il Consiglio di Stato condivide l’idea che l’IA possa rappresentare una leva di modernizzazione dell’amministrazione pubblica e di contenimento dei costi futuri? Se sì, perché non la integra da subito?

7.         Come si intende evitare che il Ticino resti ancora indietro di anni rispetto al resto della Svizzera, come già accaduto nel passato recente in materia di digitalizzazione?

8.         Il governo ritiene che la gestione documentale e la digitalizzazione di primo livello siano sufficienti per definire una «trasformazione digitale» oppure è disposto a rivedere la propria strategia in senso più ambizioso?

Alain Bühler

Raide Bassi

Andrea Giudici

Sergio Morisoli

Aline Prada

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