Il sultano sogna ancora il califfato
Le mire espansioniste da parte degli «ottomani» sono storicamente note. Infatti, ci siamo già passati: vedi l’assedio di Vienna del 1529! Insomma, il «mamma li turchi!» non è del tutto un timore da considerare anacronistico. Certe affermazioni di Erdoğan e i bellicosi atteggiamenti non ci possono di certo lasciare tranquilli. Il «Magnifico Solimano» dei nostri giorni, sogna sempre di ripristinare il Califfato. Poi bisogna tener conto delle proferite minacce: come quella di fare invadere l’Europa – in parte sta già avvenendo – (sic!!) da orde di pseudo rifugiati islamici, invasione favorita dai soliti noti schieramenti progressisti favorevoli all’inclusione di tutti e di tutto.
Ma il sultano, qualche problema in casa ce l’ha pure lui.
L’incarcerazione di Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul, è uno di quelli che potrebbe costargli caro. Ha scatenato un’ondata di proteste che sono state oggetto di una dura repressione, con migliaia di arresti avvenuti nelle grandi città. Mentre gli scartini e le scartine, sconfessati politicamente nei loro rispettivi paesi d’origine, scaldano le sedie all’Europarlamento, il «sultano» Recep Tayyip Erdogan, sta mostrando il suo vero volto: quello di un dittatore che da oltre 20 anni è a capo di un regime autoritario e a vocazione teocratica. A meno di essere ingenui e per chi non l’avesse ancora capito, Erdogan sta pensando all’islamizzazione dell’Europa!
Mustafa Kemal Atatürk, che dal 1923 al 1938 fu il primo presidente del paese, contribuì a realizzare numerose riforme che hanno trasformato la Turchia in una nazione moderna. Sicuramente, il padre della Turchia laica, adesso si starà rivoltando nella tomba! Atatürk non s’immaginava certamente che, grazie al novello Solimano, la Turchia potesse nuovamente diventare retriva oltre che espansionista. Altro che voler far parte dell’UE! Sarebbe come far entrare una faina in un pollaio. Del resto, questa inconcludente e inaffidabile ammucchiata di Stati, assomiglia veramente a un grande pollaio!
Per i numerosi geni che giostrano nell’agone della politica internazionale – e non solo – occorre uno strizzacervelli, ma che sia veramente bravo! Insomma, a volte la storia si ripete, anche perché le si permette di dare corda a certi invasati, che perseguono l’interesse di governi occulti che, dietro le quinte, curano la regia di spettacoli che finiscono sempre in tragedia! A parte le chiacchiere e le poco credibili minacce di ritorsione (assai blande) di blasonate organizzazioni internazionali e umanitarie, Erdogan sta mostrando il suo vero volto: quello di un dittatore responsabile di un genocidio, quello armeno, che ha causato milioni di vittime!
Il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu – accusato di corruzione e abuso di potere – è il candidato alla successione di Erdogan. È sostenuto dal Partito Popolare Repubblicano (CHP) che in Turchia è considerato il maggior schieramento che si batte a favore della laicità e della socialdemocrazia. Intanto, la Turchia è in crisi: l’inflazione è in costante aumento, soprattutto grazie alle discutibili decisioni in fatto d’economia volute da Erdogan, che non facilitano la vita dei «sudditi» del sultano di Ankara e che in parecchi stanno lasciando il paese.
Citiamo un passaggio di un interessante articolo di Francesco Galietti apparso su Start Magazine: «Dinanzi al precipitare degli eventi a Gaza, Erdogan ha accantonato subito l’impostazione di “distensione selettiva”. I video di Erdogan che arringa folle oceaniche attaccando Israele ci restituiscono piuttosto l’immagine di un leader intrappolato nella sua maschera teatrale. Erdogan infiamma la folla islamista perché la conosce e, molto probabilmente, perché la teme. Deve infatti la propria ascesa al potere, così come il suo consolidamento in patria e fuori porta, al nazionalismo intriso di islamismo e alla costante ricerca di vicinanza con le differenti e potenti sigle islamiste». (fdc)
Altro che i dazi di Trump! Ci si dovrebbe invece preoccupare di altre minacce – magari ripensando a cosa accadde a Vienna nel 1529 – e prepararci affinché non si ripetano ancora!
« Il conservatore e il multiculturalismo (seconda parte) Neutralità: i Calmy-Rey, Cassis & Co. ci sono stati anche in passato »

