Signora Amherd, che fretta c’è?
La CF Amherd – attuale presidente della Confederazione – ci assicura, citiamo: che «Bruxelles e Berna stanno cercando di stabilizzare e sviluppare (a scapito di chi?) le loro relazioni, regolate da oltre 120 accordi, ma gli interminabili negoziati, rilanciati all’inizio dell’anno tra tante sofferenze e questioni spinose, sembrano essere molto lontani da una conclusione.» (fdc)
«Interminabili negoziati?» Ma che fretta c’è? Quindi, la signora CF Amherd, intende forse dire che sarebbe meglio concludere, anche a costo di rimetterci, e firmare passivamente l’accordo istituzionale, rinunciando così alla nostra indipendenza e libertà? Non se ne parla, vogliamo scherzare! Le condizioni dettate dall’UE, nonsono assolutamente condivise dall’UDC, che sulla libera circolazione ha le idee molto chiare. Di gente ne circola fin troppa, accogliamo venditori di fumo e troppi finti rifugiati che ci stanno costando cifre oramai fuori controllo, oltre a creare problemi per quanto concerne la sicurezza e l’ordine pubblico: vedi l’aumento esponenziale della criminalità!
Signora Amherd, di «questioni spinose» ce ne sono parecchie. La libera circolazione è la «spina» che può fare più male e non siamo per niente d’accordo di cedere su questo problema, perché in Svizzera, in pochi anni, sono arrivati circa tre milioni di stranieri. Sarà opportuno che Cassis lo faccia notare a Maros Sefcovic, commissario europeo del dossier Bruxelles, per non parlare dell’esoso contributo di coesione che aumenterà ancora!
Nella malaugurata eventualità che l’accordo venisse firmato ed entrasse in vigore, in ambito d’immigrazione dovremo tacere, subire e scordarci di adottare misure protezionistiche a favore dei nostri lavoratori, i quali già ora, grazie alla scriteriata libera circolazione, sono sempre più sfavoriti. Cosa ne pensano sinistra e sindacati? Naturalmente, questo accordo, metterà la parola fine alla democrazia diretta e alla nostra sovranità! Non dobbiamo permettere che accada! Quindi pensiamo ai nostri interessi e facciamoci gli affari nostri, evitando di metterci nelle mani di un «diritto superiore» che decide per noi e che la Svizzera dovrebbe adottare – in parte purtroppo lo fa già (sic!) – se dovessimo issare bandiera bianca, accettando pedissequamente tutto ciò che Bruxelles ci ordinerà di fare. Purtroppo, alcuni nostri CF danno quasi l’impressione di ubbidire, come disciplinati scolaretti, per assecondare il volere di questa UE, che si atteggia a paladina della democrazia, ma che si sta comportando con metodi discutibili. Nel 1951 i Padri fondatori dell’UE, Adenauer, Monnet, Schuman, Spaak e De Gasperi, avevano tutt’altre idee. In particolare, quella del rispetto della sovranità e dell’indipendenza dei popoli. Oggi invece prevalgono gli ordini tassativi e anche i ricatti. Allora il numero di paesi che avevano dato vita a questa idea era di soli sei. Oggi se ne contano ben ventisette, con altrettante peculiarità, idee, idiomi, usi e costumi diversi, e modi di pensare che ovviamente divergono.
«L’UE non funziona – si legge su l’Huffpost che citiamo – figurarsi quando sarà chiamata ad allargarsi a nuovi Stati membri: dall’Ucraina, alla Moldavia ai paesi dei Balcani. L’allargamento è l’alta priorità nell’agenda dei leader, come una delle dirette conseguenze della guerra di Putin. Ma, al solo pensarci, a Bruxelles e nelle cancellerie dell’Ue, si mettono le mani nei capelli: decidere a 27 è complicato, figurarsi a 30 o più». (fdc)
Gli attuali altezzosi burocrati di Bruxelles, non appena qualcuno si permette di esprimere critiche e dissensi, minacciano di adottare sanzioni. Non tutti, però, abbassano il capo e giustamente si fanno rispettare.
Sappia, signora Amherd che, quando un cittadino svizzero pensa all’Europa, e in particolare all’UE, a prevalere sono sentimenti negativi. Ma su questo diffuso pessimismo, spesso si tende a glissare. Quindi, meglio riflettere, facendo tesoro di questo saggio ammonimento: «chi ha fretta mostra che la cosa che sta per fare è troppo grande per lui!» Questa idea d’Europa non ci piace! Non è quella pensata dai Padri fondatori in favore delle genti. Qui, a essere privilegiati sono solo i grandi capitali, le banche, le multinazionali, e cupe strategie che nemmeno possiamo immaginare, ma certamente non pensate a favore della popolazione di questo continente, nelle mani di una classe politica che qualche immane disastro lo ha già combinato!
« Er leone riconoscente Der Bundesrat muss endlich Klarheit gegenüber der EU schaffen: Die Schweizer Volksrechte sind nicht verhandelbar! »

