Rivalutiamo le tradizioni

Set 20 • L'editoriale, Prima Pagina • 624 Views • Commenti disabilitati su Rivalutiamo le tradizioni

Eros N. Mellini

Se con orgoglio svizzero festeggi il 1° agosto, oggi ti senti spesso ribattere che il Patto del Grütli è un mito, che non è mai avvenuto. Se parli di Guglielmo Tell, non è mai esistito, è un mito. E i miti, chissà perché, sono da sfatare. A mia volta ribatto: e chi se ne frega? Intendiamoci, non del Grütli o di Guglielmo Tell, bensì del fatto che siano avvenuti ed esistiti oppure no.

Una generazione composta per la maggior parte da mezze cartucce, viziate e ostili a valori per rispettare i quali occorre impegnarsi e fare fatica, sempre di più tende a rinnegarli, ignorarli e deriderli.

I Romani…

Le tradizioni sono il futuro. È così, non sono mai obsolete, fintanto che servono a ricordare un passato di gloria o anche di solo successo. La storia insegna che dietro alle grandi civiltà ci sono sempre stati dei miti. Verosimilmente, ammesso che sia mai esistito, Romolo non era figlio di Marte e non fu rapito in cielo durante una tempesta dopo 36 anni di regno, i re di Roma furono ben più di sette, Decio Mure, Muzio Scevola e Orazio Coclite furono personaggi mitici, inventati per abbellire la storia. È vero – anche perché, con la mentalità di oggi, è difficile credere che esistano persone disposte a effettuare delle azioni così strampalate – ma è fondandosi su questi miti che Roma divenne il più grande impero che la storia occidentale ricordi. E la sua decadenza fu, almeno in parte, causata dal sopravvento delle generazioni rese molli e sfaticate dagli agi, che fecero seguito al periodo di massimo fulgore. Anche quelle di allora, come le generazioni di oggi, trovavano più comodo pensare che le tradizioni fossero obsolete, da rinnegare e deridere e, improvvisamente, non furono più in grado di opporsi alle invasioni di barbari che, al contrario di loro, ai propri Dei credevano ancora.

… i Greci…

Forse Omero non è mai esistito, ma ciò non significa che l’Iliade e l’Odissea non siano state scritte – dando lustro alla storia eroica che i Greci amavano attribuire alla loro civiltà – seppure consci che dare la colpa della guerra di Troia (dato il comportamento riportato di Elena, forse sarebbe più corretto parlare di guerra PER la Troia) alle corna cresciute sulla fronte di Menelao, fosse un po’ azzardata. Anche qui, la storia si è via via mescolata con i miti, diventando una tradizione foriera di conquiste e di progresso.

… e l’Islam

Già, oggi la minaccia è l’Islam. La civiltà occidentale è di nuovo debole, viziata, per certi versi debosciata, e sempre meno è in grado di resistere alle nuove invasioni barbariche rappresentate dall’Islam. Ancora una volta, la tradizione occidentale – nella fattispecie la religione cristiana nelle sue numerose sfaccettature, una volta pilastro portante della nostra società – viene meno, trascinandoci alla mercè dell’Islam, i cui adepti nel divino credono ancora e le cui frange fondamentaliste sono disposte a sacrificarsi facendosi saltare in aria a suon di bombe. Un sacrificio ricompensato nell’aldilà con una settantina di vergini. Il cristianesimo non offre tale alternativa ma, purtroppo, c’è da credere che la nostra rammollita generazione di LGBTQIA+(XYZ) non sarebbe comunque molto interessata. E di nuovo, noi di Dio ce ne importa sempre meno, al contrario di loro che in Allah credono ancora con cieco fanatismo.

Le tradizioni: ultimo baluardo a difesa della nostra civiltà

Le riflessioni citate sopra mi portano alla conclusione che siamo sulla via di un declino irreversibile. Come per gli antichi Romani e Greci, le invasioni barbariche (oggi Islam) unite al degrado dei costumi e al cedimento imbelle nei confronti di chi grida più forte, nonché al colpevole disfattismo di una Berna federale che ha totalmente perso la fiducia nelle capacità di difesa del popolo svizzero, sono ormai a livello di metastasi diffusa.

L’ultimo baluardo a difesa di valori quali la libertà, l’indipendenza, la neutralità – ma anche del benessere – del nostro paese è rappresentato dalle tradizioni e dal nostro coraggio di esserne orgogliosi. Con l’aiuto di miti come Guglielmo Tell e del Patto del Grütli potremmo anche riuscire a rivalutarle. Sempre che non sia troppo tardi!

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