UDC – POLITICA CANTONALE

Set 8 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 378 Views • Commenti disabilitati su UDC – POLITICA CANTONALE

Interpellanza dei nostri deputati

Roberta Soldati Deputata UDC in Gran Consiglio
Tiziano Galeazzi
Deputato in Gran Consiglio

Anche il Ticino potrebbe fare molto per agevolare i Comuni di Lavizzara e Cevio (Valle Bavona) nella ripartenza e nella ricostruzione

Dopo quanto è successo pochi giorni fa, laddove parte del Ticino è stato gravemente colpito non solo nel lutto della cittadinanza, ma anche nelle infrastrutture ed edifici di ogni genere, i Comuni di Cevio e Lavizzara, così come i privati cittadini, si trovano e si troveranno in difficoltà nel ricostruire quanto distrutto e nel migliorare la sicurezza.

Non tutte le Amministrazioni locali hanno e avranno la capacità finanziaria per poter affrontare questi sforzi nel corso dei prossimi anni.

Diverse persone hanno assistito alla distruzione delle loro case e altre, dove apparentemente non sembrerebbero avere subito danni materiali, si vedranno magari classificare i loro immobili in zona a rischio di pericoli naturali (zona rossa). Chi si vedrà classificare la propria abitazione in zona rossa, subirà, oltre al danno, anche le beffe, perché se una parte l’immobile subirà una forte diminuzione di valore, dall’altra il proprietario dovrà comunque fare fronte all’ammontare del mutuo rimasto invariato; oltre le conseguenze sul futuro valore assicurato.

Se, correttamente, la Deputazione ticinese alle Camere federali ha chiesto aiuto alla Confederazione, anche in Ticino, oltre agli aiuti immediati e ai contributi finanziari di prima urgenza, bisognerà pianificare nel medio e lungo periodo, interventi di ricostruzione.

Quest’ultimi non dovranno essere posti a carico dei comuni direttamente colpiti, così come della popolazione.

I fondi per la ricostruzione messi a disposizione da privati, da vari enti pubblici (comuni e associazioni) e da molte aziende, sono importanti. Tuttavia, la solidarietà non potrà coprire tutti i costi.

I comuni coinvolti avranno infatti bisogno di aiuti a fondo perso e magari in futuro anche di prestiti e linee di credito agevolate. Per questo si chiede al Consiglio di Stato se ha già in programma un piano di agevolazione con la propria banca cantonale, in caso di richiesta ufficiale da parte degli enti comunali.

Per questi motivi Tiziano Galeazzi e Roberta Soldati chiedono al Consiglio di Stato se esiste un piano di intervento finanziario mirato (a fondo perso) che possa scattare in queste tragedie, per la ricostruzione e la messa in sicurezza delle infrastrutture di competenza comunale, patriziale e consorzi. Nel caso in cui questo piano non esistesse, viene chiesto come intende il Consiglio di Stato implementarlo.

Sempre al Consiglio di Stato viene chiesto se  ha un piano d’intervento finanziario mirato (a fondo perso) che possa scattare per coprire la differenza fra l’eventuale rimborso delle assicurazioni e il costo effettivo della ricostruzione e la messa in sicurezza delle infrastrutture e degli immobili di proprietà dei privati cittadini.

Si chiede inoltre l’esistenza o no di un piano d’intervento finanziario mirato che possa scattare per agevolare il pagamento dei mutui ipotecari dei privati cittadini che si vedranno classificare la loro abitazione in zona a rischio di pericoli naturali; e in caso di risposta negativa, se il Consiglio di Stato intende implementarlo.

Da ultimo, nel caso in cui il Governo non avesse un piano preciso, i gran consiglieri chiedono di intervenire direttamente presso la Banca dello Stato del Cantone Ticino per permettere di agevolare eventuali prestiti futuri sia agli enti di diritto pubblico che ai privati cittadini per la ricostruzione e la messa in sicurezza delle infrastrutture e degli immobili.

La proposta del Consiglio di Stato sulla progressione a freddo  è una fregatura per i contribuenti!

UDC Ticino esprime forte contrarietà alla proposta del Consiglio di Stato di modificare il meccanismo della progressione a freddo, introducendo una compensazione parziale nella legge tributaria cantonale. Questo meccanismo, fondamentale per garantire equità nel sistema fiscale, ha lo scopo di neutralizzare l’aumento occulto delle imposte causato dall’inflazione. In assenza di un adeguamento integrale delle soglie fiscali, i contribuenti rischiano di finire in scaglioni di imposta più elevati senza che la loro capacità contributiva reale sia aumentata. Il Consiglio di Stato giustifica questa modifica sostenendo che i salari non sono aumentati al passo con l’inflazione e che, pertanto, una compensazione integrale della progressione a freddo si tradurrebbe in uno sgravio fiscale ingiustificato.

Tuttavia, questa logica è fallace: se i salari non crescono al ritmo dell’inflazione, i cittadini vedono ridotto il loro potere d’acquisto reale e, di conseguenza, anche la loro capacità contributiva. In questo scenario, la compensazione integrale non solo è giustificata, ma necessaria per evitare un iniquo aggravio fiscale. L’idea di legare la compensazione della progressione a freddo all’evoluzione dei salari, anziché esclusivamente all’inflazione, rappresenta una pericolosa distorsione del principio fondamentale di equità fiscale. La progressione a freddo esiste proprio per neutralizzare gli effetti dell’inflazione, non per seguire le fluttuazioni salariali. Introdurre un’eccezione a questo principio rischia di compromettere la giustizia fiscale nel nostro Cantone.

UDC Ticino invita il Gran Consiglio a respingere questa proposta, che rappresenta un passo indietro pericoloso e ingiustificato. Chiediamo che venga mantenuta una compensazione della progressione a freddo basata esclusivamente sull’inflazione, come previsto dal sistema attuale, per garantire che i cittadini ticinesi non subiscano ulteriori perdite di potere d’acquisto. Il Consiglio di Stato farebbe bene a mettere finalmente mano alla spesa pubblica del Cantone — cosa che UDC Ticino chiede da oltre 10 anni e che la cittadinanza ha ordinato approvando il Decreto Morisoli — anziché ipotizzare forme velate di aumento del prelievo fiscale.

È ora che il cantone gridi al lupo, al lupo!

La gestione del lupo in Svizzera e soprattutto in Ticino è vieppiù problematica: contadini di montagna che, malgrado l’impegno nel proteggere le greggi con ogni mezzo previsto dalle leggi, ogni giorno perdono capi predati dai lupi. Canton Ticino, è ora di agire!

È dell’altro giorno la notizia di una piccola azienda agricola – e non è l’unica – che ha gettato la spugna, riportando in pianura le proprie capre. La paura è quella della predazione da parte del lupo, che miete vittime e semina paura tra le greggi. La protesta dei contadini dell’Alta Vallemaggia a Cevio dello scorso 21 agosto, è la dimostrazione che il problema è più diffuso di quanto sembri e che le autorità non si stanno muovendo nella giusta direzione, relativizzando e sminuendo la grave situazione in cui versano gli allevatori di montagna. Le cifre reali parlano chiaro: il numero delle predazioni avvenute nel 2024, da gennaio a oggi, sono 99. Questo numero supera già ampiamente quelle avvenute nel corso del 2023, che furono 72. Anche il numero degli attacchi del lupo, quest’anno sono aumentati, passando dai 26 dell’anno scorso agli attuali 48. Nelle statistiche non vengono riportati gli animali feriti e dispersi, anch’essi in aumento. Mai come nel 2024 si è assistito a uno scarico anticipato così importante degli alpeggi; a oggi, ben 720 capi! Senza contare che il numero di animali alpeggiati è diminuito nel corso degli anni a causa della chiusura di diverse aziende. Inoltre, parecchi allevatori hanno sostituito gli ovini con altri animali.

Questi ultimi dati e variabili non sono considerati nelle fuorvianti statistiche ticinesi. Il Dipartimento federale dell’Ambiente, guidato da Albert Rösti, ha compiuto enormi sforzi per permettere ai cantoni di agire anche in modo preventivo attraverso abbattimenti e allontanamenti dei lupi dalle zone più sensibili. Anche il canton Ticino deve agire per sfruttare i margini di manovra concessi dalla Confederazione.  Il canton Grigioni è già uscito con un comunicato stampa chiaro con l’indicazione del numero di lupi che si vorrebbe abbattere. In Ticino non si sa nulla e le richieste non sono ancora state presentate a Berna.

La presenza del lupo sta distruggendo la pastorizia e l’allevamento del bestiame minuto in Ticino e con essa spariranno tradizioni profondamente legate al nostro territorio. Numerose aziende agricole sono a rischio di chiusura, con conseguenti perdite di posti di lavoro, abbandono della produzione di prodotti locali e di cura del territorio.  Se non vogliamo vedere ben presto le nostre valli spopolate, senza più contadini che curano il nostro bel territorio e producono ottimi prodotti a km 0, allora è necessario agire e subito.

UDC Ticino

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