Titolo: CORSI e corsari moralizzatori

Set 25 • Lettori, Prima Pagina • 1084 Views • Commenti disabilitati su Titolo: CORSI e corsari moralizzatori

La questione televisiva ha tenuto banco in questa coda d’estate, preludio di un autunno elettorale, in particolar modo per le dimissioni di rappresentanti leghisti in seno alla CORSI e alla coda polemica a seguito di questa scelta. Aria fritta, si capisce. Il solito blablà in funzione antileghista e anti-UDC e a sostegno del solito conformismo al cloroformio.

 

Il peccato di chi ha rimesso il proprio mandato? Aver espresso un diritto. Come di consueto, quando si tratta di Lega e UDC anche i principi massimi vengono scomodati. Ho letto, tanto per citare un esempio, di chi sostiene che la libertà di scelta giornalistica non può essere messa in discussione, ma – allo stesso tempo – non consente la stessa libertà a chi decide di dare delle dimissioni, criticandole. Paradossi ticinesi.

 

Non dobbiamo illuderci. Se la televisione fosse quel contenitore dai contenuti ininfluenti – come alcuni ora sostengono – non si spiegherebbe la massiccia presenza di politici (o ex-politici) in seno alla CORSI. Non si spiegherebbe il percorso con cui tali nomine vengono effettuate e che, in parte, sono espressione politica. Troppe coincidenze per essere un caso di disinteressato amore per la cosa pubblica.

 

È pur vero che i tempi e il contesto sono cambiati rispetto a quando tali meccanismi vennero creati e pertanto la televisione pubblica ha meno presa rispetto a quando internet era ancora da inventare. Ma ciò non vuol dire che tale presa sia irrilevante, ininfluente. Ed è pertanto comprensibile come i partiti vogliano avere spazio sui media televisivi. Ma un conto è avere tale ambizione, un altro è avere tale ambizione per sé e negarla agli altri.

 

Non posso immaginare che le dimissioni dalla CORSI siano il frutto di una scelta arbitraria; piuttosto le interpreto come la conclusione di un percorso il cui esito fa pensare a una completa inutilità del proprio impegno. Far parte di una cooperativa il cui scopo è quello di rappresentare gli ascoltatori e i telespettatori e non aver voce in capitolo è come essere l’uomo sbagliato, nel posto sbagliato al momento sbagliato.

 

Il vero problema, come spesso accade, è che tutta l’attenzione mediatica si concentra su quello che la Lega fa o non fa. Sarebbe un passo avanti se il dibattito si incentrasse sulle cause dei problemi piuttosto che i suoi sintomi. Nel caso concreto, anziché disquisire sulle dimissioni, forse sarebbe stato più opportuno capirne il perché. Ne gioverebbe un cantone intero di questa accresciuta capacità. Ma questa, come diceva Kipling, è un’altra storia.

 

Christian Castelli

 

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