Smodata ambizione, freddo calcolo, interessi personali e disonestà

Lug 16 • L'editoriale, Prima Pagina • 371 Views • Commenti disabilitati su Smodata ambizione, freddo calcolo, interessi personali e disonestà

Eros N. Mellini

Nei miei primi anni di segretariato di UDC Ticino, fui avvicinato da un conoscente interessato ad aderire al partito. Combinai perciò per lui un incontro con l’allora presidente Pierre Rusconi, e ci trovammo così a pranzo in un ristorante di Piazza Riforma. Nota bene: il personaggio in questione non aveva fin lì mai fatto politica attiva e non aveva la più pallida idea dei meccanismi che ne regolano una carriera. Questa puntualizzazione è necessaria per almeno giustificare – senza mettere totalmente in dubbio le sue facoltà mentali – l’affermazione con cui esordì nella sua presentazione: «A scanso di equivoci, vi dico chiaro fin da ora, che il mio obiettivo è il Consiglio federale! A questo scopo, disporrei di almeno centomila franchi per la campagna elettorale». Quando gli spiegammo che da noi una carriera politica inizia solitamente dal Consiglio comunale, obiettivo relativamente facile da raggiungere, seguito poi dal Gran Consiglio di già più difficile realizzazione, e quindi dalle Camere federali, decisamente riservate a pochi fortunati, mentre il Consiglio federale è un terno al lotto che dipende essenzialmente dal trovarsi al posto giusto nel momento giusto… beh, terminammo il pranzo e non lo vedemmo più.

Questo è evidentemente un chiaro esempio di ambizione sfrenata, di calcolo (sbagliato) e interesse personale che, salvo eccezioni come questa, non è praticamente mai il caso di chi muove i primi passi in politica.

Consiglio comunale

Chi si mette a disposizione per l’elezione nel Consiglio comunale – a mio avviso, prima tappa di qualsiasi carriera politica nel nostro paese – lo fa di solito perché animato da un certo ideale, desideroso di dare il suo contributo al benessere collettivo, o perché ritiene onestamente che il suo apporto possa cambiare delle cose che nella gestione della cosa pubblica possono essere fatte meglio. Anni fa gli fu tolto anche il titolo di «onorevole» per cui, di ambizione o di interessi personali non si può proprio parlare. Ma attenzione! Da consigliere comunale a municipale – o addirittura a sindaco – il passo è breve, e qualche appalto o attribuzione di impieghi pubblici all’amico dell’amico, sono dietro l’angolo. 

Gran Consiglio

Qui, la situazione non è molto diversa, salvo che per dimensione. Il livello cantonale fa sì che le pressioni vengano, oltre che dal privato amico dell’amico, anche da lobbies bramose di appalti e mandati, interessate a far avanzare o a bloccare messaggi e leggi riguardanti il proprio settore. E quindi, ecco che i primi malandazzi si fanno sentire: Asfaltopoli, Argo1, tanto per fare due esempi di politici colti con le mani nel barattolo della marmellata. E, come citato nel caso dei municipali, anche a livello di Esecutivo cantonale è lecito il sospetto – per usare un eufemismo – di clientelismi sia in materia di impieghi pubblici, sia per quanto riguarda l’attribuzione di mandati e appalti vari.

Camere federali

A questo livello, raramente l’ambizione rimane nei limiti del ragionevole. I seggi in Consigli d’amministrazione – lautamente remunerati – sono ovviamente leciti ma, nella maggioranza dei casi rientrano nel titolo di questo articolo: non più ragionevole, bensì smodata ambizione, freddo calcolo, interesse personale e spesso anche disonestà, nella misura in cui non si esita a votare e sostenere messaggi e leggi contrarie agli interessi del popolo elettore, pur di soddisfare le richieste delle lobbies che pagano.

Non so quanto e in che misura il meccanismo citato per i primi due livelli si applichi anche all’Esecutivo federale ma, a giudicare dalle posizioni assunte nel privato o in organizzazioni internazionali da ex-consiglieri federali alla fine del loro mandato, credo di essere nel giusto sospettando che Berna non sia diversa in questo campo da Bellinzona o dai comuni ticinesi.

Unione europea

Se alle nostre latitudini, la sfrenata ambizione, il freddo calcolo, gli interessi personali ed eventualmente anche la disonestà, sono mali che affliggono solo una parte più o meno grande dei politici, a livello europeo sono convinto che non vi siano eccezioni. Già la remunerazione mensile di un europarlamentare (base + spese + indennità spese generali + spese di viaggio + diaria sedute) che ammonta a oltre 18’000 euro, rende l’ideale politico irrilevante rispetto all’interesse personale in un posto di lavoro (si fa per dire) lautamente retribuito. Cui si aggiungono altri «benefit» quali il rimborso delle spese mediche e, non da ultimo, una pensione al raggiungimento dei 63 anni, pari al 3,5% dell’indennità per ogni anno compiuto di esercizio del mandato. Per un mandato completo (cinque anni) la pensione maturata è di 1750 euro lordi al mese.

Per non parlare dell’Esecutivo UE, la famigerata Commissione europea, i cui salari mensili e indennità varie si aggirano attorno ai 30’000 euro. La presidente qualcosa di più, circa 35’000 euro.

Ma parliamo solo degli emolumenti ufficiali. Come se per un tennista professionista parlassimo solo dei premi vinti nei tornei. Come a questi si aggiungono impegni pubblicitari e sponsorizzazioni, per i commissari e parlamentari europei si devono aggiungere gli introiti derivanti da attività extra parlamentari, speculazioni e – nel caso della von der Leyen sono in corso delle indagini giudiziarie – mangerie varie su acquisti e operazioni ufficiali. Nel caso in questione, il più eclatante ma verosimilmente lungi dall’essere unico, è quello relativo all’acquisto di 1,8 miliardi (sic) di dosi di vaccino anti-Covid Pfizer, per l’ammontare di 35 miliardi di euro, che la presidente della Commissione UE avrebbe ordinato personalmente in totale mancanza di trasparenza (sms segreti con il Ceo di Pfizer Albert Bourla). Dato che in precedenza, la von der Leyen era già stata condannata per mancata trasparenza sui contratti per l’acquisto di 1 miliardo di dosi per 2,7 miliardi di euro, e obbligata a pagare le spese legali, mi si consenta di pensar male e fantasticare a quanto possa ammontare la cresta che la signora ha incassato sul secondo ben più polposo acquisto. Certo che la sola «condanna alle spese legali, comprese quelle relative alla versione iniziale del ricorso» da parte della Corte di giustizia dell’UE, lascia chiaramente intravvedere l’inciucio fra quest’ultima e i vertici dell’Unione. Una intrallazza illegalmente per 2,7 miliardi di euro e il massimo tribunale europeo la condanna solo a pagare le spese legali del ricorso? Tra parentesi, questa è la corte europea alle cui decisioni il Consiglio federale vorrebbe sottoporci con la firma del trattato di sottomissione denominato Bilaterali 3 (chiusa la parentesi).

Onnipotenza o immunità

Quello che sorprende – o poi neanche tanto, visto che chi è preposto a controllare è altrettanto ammanicato quanto il controllato – è l’immunità di fatto di cui godono questi personaggi. I fatti risalgono al 2021/2022, la «condanna» della CGUE a maggio del 2024. Ciononostante, Ursula von der Leyen è stata rieletta dal parlamento europeo alla presidenza della Commissione UE il 18 luglio 2024.

A tutti i livelli – UE, Berna, Bellinzona e comuni ticinesi – la maggior parte degli scandali sembrano essere destinati a finire a «tarallucci e vino», salvo eventualmente il sacrificio di qualche occasionale capro espiatorio.

E ciò fa sì che negli interessati si faccia strada un certo senso di immunità e di onnipotenza che – siccome l’occasione fa l’uomo ladro – invoglia sempre più spesso il politico a un comportamento delinquente o quantomeno eticamente scorretto. E l’ideale? Un concetto irrilevante e anacronistico. Non esiste più.

Comments are closed.

« »