Quando la democrazia è fonte di sconforto
Mi capita a volte, a seguito di una votazione popolare – specie quando dà ragione alla sinistra ma, ancora di più, agli iper-ecologisti verdi – di pensare a Friedrich Schiller, il quale diceva: «La maggioranza è la follia, la ragione è sempre stata soltanto dei pochi». È un momento di sconforto che solitamente dura poco, qualche giorno e poi tolgo dal cassetto la massima di un altro dei politici da me preferiti, Winston Churchill, il quale affermava invece che: «È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora».
La votazione sul potenziamento delle autostrade si è svolta il 24 novembre, per cui al momento sono ancora in «fase Schiller», frustrato da un esito dalle urne che ritengo privo di ogni logica, di cui io e tutti quelli che hanno votato SÌ dovremo subire le conseguenze: brusca frenata ai progetti di adeguamento di una rete autostradale vecchia di 60 anni – progettata quando la Svizzera aveva 6 milioni di abitanti, contro gli oltre 9 milioni attuali destinati ancora ad aumentare. Progetti cui, fra parentesi, anche il Ticino era interessato. Infatti, si trattava di un primo pacchetto di interventi al quale avrebbero fatto seguito altri fra i quali, presto o tardi, anche quelli su suolo ticinese (autostrada Locarno-Bellinzona, potenziamenti dell’attuale A2 nel Mendrisiotto, ecc.). Certo, le conseguenze le subiremo tutti, non solo noi del SÌ: la differenza sta nel fatto che quelli del NO gli zebedei da farsi martellare li hanno messi volontariamente sull’incudine, noi no.
Troppi automobilisti autolesionisti
Circa 7,2 milioni di abitanti maggiorenni e quindi in grado di guidare, circa 4,8 milioni di veicoli immatricolati in Svizzera. Con tutte le riserve del caso, due conti della serva ci mostrano che due cittadini su tre hanno un veicolo a motore. Praticamente, due pedoni su tre che vediamo in giro, o sono appena usciti dalla macchina per andare da qualche parte nelle vicinanze, oppure stanno tornando al parcheggio per risalirvi. Come nel caso del pollo di Trilussa, c’è chi di vetture ne ha più di una e chi invece non l’ha ma, come detto, si tratta di un calcolo approssimativo. Che basta però a sottolineare l’illogicità del risultato uscito dalle urne. Suppongo infatti che il fatto di utilizzare un veicolo dovrebbe rendere sensibili alla necessità di una rete stradale efficiente, senza ingorghi e traffico parassitario obbligato attraverso centri abitati. E invece no, la maggioranza di loro ha ormai del tutto assimilato la politica – che dico – la religione ecologista che imperversa oggigiorno e che richiede sempre maggiori sacrifici, oppure ha ritenuto che i soldi necessari (circa 5 miliardi) fossero eccessivi e spendibili per scopi più urgenti e necessari.
Disponibili sì, ma non spendibili
Perlomeno non nell’immediato. Infatti, si tratta di denaro immesso nel fondo destinato alla rete stradale (FOSTRA), vincolato quindi a lavori stradali. Anche qui, come per la tredicesima AVS, qualcuno ha pensato di dare un segnale per una gestione più oculata del denaro pubblico, ma ha sbagliato obiettivo. Mentre per la 13sima AVS si è voluto sottolineare che i fondi andavano reperiti risparmiando sugli inverosimili importi che sperperiamo in politica estera – altrimenti costituirebbero un ulteriore salasso ai contribuenti – nel caso del progetto votato domenica scorsa, i soldi c’erano, ci sono e rimangono lì.
Una sciagurata mentalità iper-ecologista
Delle svariate cause del fallimento del suffragio popolare, d’importanza capitale è stata anche la sciagurata mentalità iper-ecologista che ormai, abilmente insinuata nell’opinione pubblica da un’economia astuta e strumentalizzatrice, ci portiamo dietro come un cilicio a penitenza di immaginari delitti contro il pianeta. Beh, lasciatemi dire che pensare di salvare il pianeta rinunciando a pochi chilometri di autostrada (anzi, di potenziamento, perché l’autostrada esiste già) è un’utopia bella e buona. Oltretutto, i lavori previsti avrebbero fluidificato il traffico, alleggerendone l’effetto inquinante.
Ma tant’è, il popolo ha deciso e devo adeguarmi. Fra un po’, passerò alla «fase Churchill» e continuerò a difendere la democrazia… ma è dura!
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