Per fortuna c’è l’esercito

Apr 17 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 298 Views • Commenti disabilitati su Per fortuna c’è l’esercito

Werner Salzmann, Consigliere nazionale UDC, Mülchi (BE)

In questi giorni emerge che il «Sonderfall» Svizzera è un modello di successo anche per ciò che riguarda l’esercito. Al contrario, l’UE non lo è affatto. Le Svizzere e gli Svizzeri remano nella crisi nella stessa direzione, sia quali collaboratrici/collaboratori nella produzione, nell’approvvigionamento e nelle cure, o quali militi dell’esercito e della protezione civile.

Negli anni scorsi, esercito e protezione civile sono stati sempre più messi in discussione e i mezzi finanziari a loro assegnati ridotti al minimo. Sedi e infrastrutture sono state smantellate. Le strutture e le procedure di funzionamento denigrate come obsolete. Prestare servizio sarebbe inutile e solo d’intralcio all’economia. Il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) si fregava le mani, perché c’erano persino dei borghesi che ormai non facevano più resistenza alla pretesa di smantellare l’esercito. I grandi problemi del mondo non si possono risolvere con l’esercito, si diceva. Ormai non ci sarebbero più conflitti in Europa – alla faccia dell’Ucraina.

E improvvisamente l’esercito è richiesto

Adesso, improvvisamente, le cose sono del tutto cambiate: tutto a un tratto, è chiaro quanto importante sia un esercito, come possa costituire l’unica riserva della Confederazione e quanto importante sia il suo contributo in una situazione di emergenza sanitaria.  Attualmente, esercito e protezione civile provvedono a che dappertutto ci siano sufficienti letti a disposizione qualora l’epidemia di coronavirus esplodesse maggiormente. Permettono di ovviare alle carenze di personale sanitario, come pure di quello ai confini, perché improvvisamente è tornato d’attualità anche il tema del controllo alle frontiere. Ancora poco tempo fa, ciò era impensabile.  Un virus non si ferma alle frontiere, si diceva. È vero, un virus no, ma le persone portatrici del virus sì. Tutti i paesi l’hanno riconosciuto e hanno ridotto le entrate. Quanto ancora tre mesi fa veniva liquidato con un «non si può fare», oggi è una realtà. Anche del materiale in giacenza, che avrebbe quasi dovuto essere smaltito, come vecchie maschere di protezione, improvvisamente è di grande utilità.

Si potrebbe ora dare la caccia ai responsabili e puntare il dito contro di loro. Ma è più importante trarre dall’attuale situazione il giusto insegnamento per il futuro: la Svizzera farà bene a puntare sulle forze impiegate nell’attuale crisi, facendo sì che l’esercito e le sue strutture non vengano ulteriormente smantellati. Ma pure la produzione nel nostro paese deve essere in futuro assicurata, anche per ciò che riguarda materiale sanitario, prodotti alimentari ed energia.

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