Neutralità o guerra, vita o morte
Care lettrici, cari lettori,
L’iniziativa sulla neutralità non riguarda una questione superficiale, bensì ciò che conta di più nella nostra esistenza: la neutralità o la guerra, la vita o la morte
La votazione sull’iniziativa sulla neutralità si terrà presumibilmente nel mese di settembre di quest’anno. Secondo l’iniziativa, la neutralità permanente, armata e totale della Svizzera dovrebbe essere espressamente sancita nella Costituzione federale. Perché questo si è reso necessario? Negli ultimi anni il nostro Consiglio federale, e anche il parlamento, non hanno più rispettato la collaudata neutralità. Sebbene questa ci abbia risparmiato la guerra per oltre 200 anni.
Il Consiglio federale – in primis Ignazio Cassis e Martin Pfister – sostiene che una tale precisazione non consentirebbe loro più di gestire la neutralità in modo «flessibile». Non potrebbero quindi avvicinarsi all’alleanza militare della NATO o alla UE. Ma è proprio questo il punto. La neutralità non è stata creata per compiacere i consiglieri federali, ma per impedire che i governanti trascinino la popolazione in guerre e conflitti – che poi, nella maggior parte dei casi, non sono i politici a dover sopportare, bensì soprattutto i cittadini, che potrebbero anche pagare con la vita.
La domanda fondamentale e seria che si pone, in definitiva, è questa: la Svizzera vuole fare la guerra o vuole preservare la pace e contribuire alla pace? L’iniziativa sulla neutralità richiede infatti anche che la Svizzera utilizzi la propria neutralità per contribuire alla risoluzione e alla prevenzione dei conflitti, mettendosi a disposizione come mediatrice. Se rinunciamo gradualmente alla neutralità, la Svizzera perde una sua caratteristica peculiare e il suo valore agli occhi di tutte le parti del mondo.
La progressiva subordinazione all’alleanza militare della NATO e all’organizzazione di difesa dell’UE, attualmente in atto a Berna, è estremamente pericolosa, non da ultimo per i nostri giovani uomini e donne che prestano servizio militare. Il ragionamento è infatti semplice. In alleanze di questo tipo non trarremo semplicemente dei benefici, ma dovremo partecipare con denaro, materiale e, in caso di emergenza, con vite umane. E cosa è più probabile: che queste alleanze militari internazionali difendano i nostri confini nazionali o che i nostri soldati debbano morire per loro in qualche parte del mondo? Credo che conosciate la risposta.
Cordiali saluti dalle paludi di Berna
Thomas Matter, consigliere nazionale, Meilen (ZH)
« Ist ein Bevölkerungswachstum aber wirklich notwendig? Neutralität oder Krieg, Leben oder Tod »
