La prossima stagione dell’OSI al LAC e all’Auditorio

Ott 2 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 238 Views • Commenti disabilitati su La prossima stagione dell’OSI al LAC e all’Auditorio

Spazio musicale

In questi tempi chi organizza stagioni concertistiche o teatrali deve fare i conti con difficoltà e incertezze straordinarie. Come evolverà la pandemia? Le manifestazioni potranno effettivamente svolgersi? Se sì, in quali condizioni? Quanto pubblico potrà essere ammesso? Gli artisti scritturati verranno davvero o saranno costretti a rinunciare da limitazioni agli spostamenti delle persone? E tanto altro ancora.

In presenza di una situazione così sfavorevole, desta ammirazione il cartellone annunciato dall’Orchestra della Svizzera italiana per la stagione 2020/2021. Costituisce, questo cartellone, una vera e propria sfida (la parola “sfida”, di cui si abusa al giorno d’oggi, qui ha veramente un senso) lanciata alle circostanze negative. All’origine della fiducia nel futuro sta la convinzione che la musica dal vivo, come del resto anche il teatro dal vivo, ha una ragion d’essere che non può venire assunta completamente da mezzi tecnici. Tale pensiero domina anche le considerazioni di Markus Poschner in un intenso appello al pubblico. Il direttore, riferendosi all’esperienza vissuta con la pandemia, scrive: “Per altri versi, tutti abbiamo immediatamente sentito quanto bisogno avessimo della vicinanza e della presenza degli altri, quanto ci mancasse il prossimo. Distanza e isolamento non li possiamo sopportare a lungo. In un certo senso, diventiamo quello che siamo attraverso i nostri rituali, le nostre abitudini collettive. Il sentire tutti insieme, l’esperienza condivisa sono una sorta di collante della nostra società: esperienze ed eventi collettivi che troviamo dappertutto, a prescindere dal fatto che si tratti di cultura in senso classico, come il teatro o l’opera, oppure di cinema, o della cultura tardomoderna dei ritrovi e degli eventi, o ancora di incontri sportivi o di riti religiosi. E per tutti questi avvenimenti condivisi abbiamo bisogno della corporeità, della persona nella sua interezza.” (Ho tolto questo passaggio dalla traduzione dal tedesco di A. Zumthor.)

Il programma dei concerti contiene brevi affermazioni fatte dai solisti. Alcune rappresentano sintesi semplici ed efficaci di parecchie questioni fondamentali. Ad esempio, scrive Sergej Krylof: “La vera arte inizia nel momento in cui la tecnica scompare.” Senza dubbio è un momento avvincente quello in cui l’ascoltatore riceve l’impressione che, per l’esecutore, il problema tecnico sia inesistente e che pertanto le sue energie si rivolgano esclusivamente al lavoro interpretativo. Avviene allora un abbandono totale, indisturbato, al godimento dell’opera d’arte musicale. Interessante è anche l’idea portata da Alexei Ogrintchouk: “Il giorno che si è soddisfatti segna l’inizio della fine”. Effettivamente, l’uomo di valore non è mai completamente contento delle sue prestazioni e sente il desiderio costante di migliorarle. Vorrebbe la perfezione, ma questa gli sfugge e si colloca sempre un passo più in là del punto al quale è arrivato. Tuttavia, l’artista non deve abbattersi nella delusione e nello scoraggiamento perché i risultati conseguiti, anche senza toccare la perfezione, sono pur sempre grandi e costituiscono preziose fonti di arricchimento e godimento. Giuseppe Verdi se la prendeva con i francesi e i loro scrupoli di buon gusto, asserendo che bisogna tollerare difetti nelle opere di ispirazione. Da ultimo cito Francesco Piemontesi, il quale con poche parole definisce chiaramente la caratteristica fondamentale del primo concerto per pianoforte e orchestra di Brahms, che interpreterà: “Il concerto più sinfonico della storia. Pianoforte e orchestra indissolubili in un’unica avventura epica.”

Carlo Rezzonico

Comments are closed.

« »