In Marocco non c’è guerra!

Nov 17 • L'opinione, Prima Pagina • 317 Views • Commenti disabilitati su In Marocco non c’è guerra!

Non ci risulta! Infatti, il Marocco è una delle mete più gettonate per trascorrervi le vacanze. C’è qualcosa che non quadra, perché in Svizzera, segnatamente in Ticino, la presenza di richiedenti l’asilo provenienti dalla monarchia di Mohammed VI – e teppaglia magrebina – è assai consistente. Tutti dissidenti e richiedenti l’asilo costretti a fuggire, altrimenti ci lasciano la pelle? A quanto ci consta, il Marocco gode di una certa stabilità politica e quindi, rieccoci al solito problema: l’accoglienza indiscriminata, che in Svizzera, e non solo, complice l’UE e il nostro arrendevole CF, origina allarmanti casi riguardanti la sicurezza, messa a rischio dalla criminalità importata. Quanto alla pericolosità di questi soggetti, gli esempi non mancano, ma se non si vuole né vedere né sentire, perché fa comodo a qualcuno, allora stiamo sprecando il nostro tempo!
Lo scorso 27 ottobre, due richiedenti l’asilo marocchini, hanno rubato un’auto da una concessionaria di Mendrisio. Dopo essere fuggiti ad alta velocità, i due «perseguitati» da ospitare e proteggere sono andati a sbattere, causando ingenti danni all’auto. Uno degli occupanti, ha riportato gravi ferite ed è stato ricoverato all’ospedale, contribuendo così al vertiginoso rincaro delle casse malati. L’altro, in fuga, è poi stato bloccato dalla polizia – supponiamo in maniera gentile – altrimenti, come buonismo e pensiero unico esigono, a rimetterci saranno i nostri agenti, sempre più demotivati! A parte i costi di mantenimento di queste due «risorse», che probabilmente non saranno nemmeno espulse, bisogna assicurare, a questi «signori» il rispetto dei diritti umani, altrimenti la CEDU – quella che Berset definisce «bussola democratica» – si attiva e ci martella gli zebedei. Intanto, ci si mette pure la direttrice del DECS, che schierandosi afferma: «a scuola bisogna anche parlare di pace e diritti umani». Compreso – si spera – anche il diritto, di poter garantire alla nostra popolazione la tranquillità, sempre più a rischio!
Ma per Berna, il problema non sussiste. Anzi, dovremmo essere più aperti, accoglienti, disponibili e tolleranti, in maniera che i «progressisti» possano dormire sonni tranquilli, convinti di poter contribuire all’inclusione, all’integrazione e al nostro arricchimento culturale, quello che fa tendenza e, soprattutto, favorire l’invasione maomettana. A proposito: siamo sempre in attesa che l’imam di Giubiasco ci dica da dove pervengono i fondi utilizzati per costruire la nuova moschea «ticinese». Imam: se non è troppo occupato a leggere le Sure, risponda!
Stiamo mettendo a rischio il futuro di questo paese, grazie all’eccessiva, ipocrita tolleranza! Dove sono finiti il nostro orgoglio, la nostra storia e la fierezza di essere svizzeri? La domanda la poniamo a Cassis, anomala presenza in CF, intento a farci credere che gli asini volano. Opportuno citare quanto ha scritto al «nostro» ministro degli Esteri, il presidente del gruppo parlamentare UDC Svizzera, Thomas Aeschi: «Egregio Signor Consigliere federale Cassis, La invitiamo a ricordare il Suo giuramento, la Costituzione federale e la responsabilità storica comune nei confronti della nostra patria. Si tratta della Svizzera, di ciò che caratterizza il nostro paese. E si tratta del fatto che questo accordo UE in fase di negoziazione compromette le fondamenta politiche, storiche e spirituali della Svizzera. Si tratta dell’anima politica della Svizzera, che è più della somma di leggi, paragrafi e regolamenti». (fdc)
Purtroppo, abbiamo a che fare con emuli del pifferaio di Hamelin, soprattutto quando si tratta di Bilaterali III e di UE, alla quale Berna guarda con indecente bramosia.
Una voglia incontenibile di «consumare» il rapporto, anche se poi dovesse rivelarsi tossico per la nostra democrazia diretta. Intanto, a fornire il Viagra necessario alla virile prestazione, ci pensa Economisuisse, per convincerci che: «i Bilaterali III, includono l’aggiornamento dei cinque accordi esistenti e la conclusione di due nuovi accordi di mercato interno (nei settori dell’elettricità e della sicurezza alimentare), nonché la cooperazione nella ricerca, nella formazione e nella salute, quindi, Economisuisse sostiene la ripresa dei negoziati con l’UE, poiché con i Bilaterali III possono essere indubbiamente raggiunti gli obiettivi principali dell’economia svizzera» (fdc)
In pratica, per favorire e arricchire ulteriormente i «baroni» di Economisuisse – fra questi, pochi quelli che possono vantare il passaporto rossocrociato – dovremmo dire «bye bye» alla nostra irrinunciabile indipendenza e diventare sudditi, permettendo l’invasione già fuori controllo, dell’élite delinquenziale proveniente da tutta Europa e non solo!

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