Il conservatore, la borghesia e la modernità

Un intellettuale conservatore non molto noto alle nostre latitudini è il tedesco Günther Rohrmoser (1927-2008), il quale ha sostenuto che il conservatore, in sostanza, è colui che non pensa ideologicamente ma storicamente. Infatti, il conservatore affronta le necessarie modifiche nella società con professionalità e competenza e, in particolare, evitando di farsi influenzare dalle ideologie, vale a dire dai sogni di un mondo ideale che non trova corrispondenza nella realtà. Per parte mia aggiungo che il conservatore non confonde il progresso, necessario e positivo, con le mode temporanee e futili.
La modernità (ma chiamiamola pure progresso) ha bisogno come ogni cosa di radici e le radici sono nel passato, nella memoria, nella storia. Il progresso è evoluzione e non rivoluzione. Ovviamente invece, chi modifica o perlomeno prepara il terreno per la rivoluzione – il mutamento totale o quantomeno sostanziale – deve scardinare, abbattere il quadro sociale e istituzionale esistente.
In questa direzione hanno operato con molto successo Herbert Marcuse, e con lui la Scuola di Francoforte, il Sessantotto con l’attacco all’autorità, i filosofi decostruzionisti francesi (Foucault, Derrida, Lacan), i teorici della democrazia radicale quali Chantal Mouffe e altri.
Uno degli obiettivi per raggiungere il loro scopo è stata la demolizione della «società borghese» che si basa su convinzioni antitetiche a quelle del progressismo di sinistra che ha influenzato, infiltrato o addirittura sostituito la socialdemocrazia.
I capisaldi della convinzione borghese sono: parsimonia, rispetto dell’autorità, decoro, modestia. Uno dei più efficienti grimaldelli per scardinarli consiste nello suscitare il sentimento di discriminazione nei diversi interstizi della società.
Sfortunatamente, negli ultimi decenni la società è stata pesantemente influenzata dal pensiero di una nuova sinistra liberatasi del fardello degli errori e insuccessi del comunismo e sostenuta da una insistente campagna che, direttamente o indirettamente, demolisce i capisaldi della nostra società. In particolare, si tocca e si cerca di influenzare e stravolgere molteplici sfere di realtà: dalla famiglia alla genetica, ai comportamenti sessuali, alla fluidità di genere, alla ambiguità della licenza totale come presunta affermazione della libertà, fino a nuovi indirizzi di educazione scolastica spesso dimentica della nostra storia, e anche fino all’imposizione di nuovi linguaggi e alterazioni espressive, fino al culto di concetti estremi in materia di clima e di nutrizione. Provenendo questo attacco complesso da diversi lati e fronti (compresi i discriminati veri o presunti) e agendo nella distrazione e talvolta nella poca sensibilità culturale della società borghese, esso ha permesso a nuove concezioni (e fanatismi) di pesantemente inserirsi negli interstizi della struttura sociale. I conservatori, anche per il fatto che molti di essi non hanno percepito il pericolo di questa rivoluzione strisciante e sottesa e non hanno saputo reagire tempestivamente, sembrano giocare oggi in difesa e si trovano a dover combattere contro molti pregiudizi.
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