Il conservatore, la borghesia e la modernità

Mag 3 • L'opinione, Prima Pagina • 301 Views • Commenti disabilitati su Il conservatore, la borghesia e la modernità

L’avvocato Tito Tettamanti ha scritto recentemente un piccolo libro che ci ha gentilmente concesso di pubblicare a puntate ne «Il Paese». Il libro non è in vendita, si tratta di una pubblicazione che Tito Tettamanti ha realizzato per farne omaggio ad amici e conoscenti. La pubblicazione tramite il nostro giornale è quindi un’occasione per farne conoscere i contenuti anche al di fuori di questa stretta cerchia, e siamo sicuri dell’interesse che riscontrerà fra i nostri lettori. Consideriamo infatti l’avvocato una delle menti più brillanti del nostro cantone, un acuto osservatore di quanto succede sul palcoscenico politico, economico e finanziario (locale, cantonale, nazionale e internazionale) – ma non solo, i suoi interessi sono innumerevoli. Il suo libro è una lucida disamina di avvenimenti che hanno costellato la sua vita e che possono costituire un insegnamento per chiunque si trovi a vivere nella realtà odierna.

Un intellettuale conservatore non molto noto alle nostre latitudini è il tedesco Günther Rohrmoser (1927-2008), il quale ha sostenuto che il conservatore, in sostanza, è colui che non pensa ideologicamente ma storicamente. Infatti, il conservatore affronta le necessarie modifiche nella società con professionalità e competenza e, in particolare, evitando di farsi influenzare dalle ideologie, vale a dire dai sogni di un mondo ideale che non trova corrispondenza nella realtà. Per parte mia aggiungo che il conservatore non confonde il progresso, necessario e positivo, con le mode temporanee e futili.

La modernità (ma chiamiamola pure progresso) ha bisogno come ogni cosa di radici e le radici sono nel passato, nella memoria, nella storia. Il progresso è evoluzione e non rivoluzione. Ovviamente invece, chi modifica o perlomeno prepara il terreno per la rivoluzione – il mutamento totale o quantomeno sostanziale – deve scardinare, abbattere il quadro sociale e istituzionale esistente.

In questa direzione hanno operato con molto successo Herbert Marcuse, e con lui la Scuola di Francoforte, il Sessantotto con l’attacco all’autorità, i filosofi decostruzionisti francesi (Foucault, Derrida, Lacan), i teorici della democrazia radicale quali Chantal Mouffe e altri.

Uno degli obiettivi per raggiungere il loro scopo è stata la demolizione della «società borghese» che si basa su convinzioni antitetiche a quelle del progressismo di sinistra che ha influenzato, infiltrato o addirittura sostituito la socialdemocrazia.

I capisaldi della convinzione borghese sono: parsimonia, rispetto dell’autorità, decoro, modestia. Uno dei più efficienti grimaldelli per scardinarli consiste nello suscitare il sentimento di discriminazione nei diversi interstizi della società.

Sfortunatamente, negli ultimi decenni la società è stata pesantemente influenzata dal pensiero di una nuova sinistra liberatasi del fardello degli errori e insuccessi del comunismo e sostenuta da una insistente campagna che, direttamente o indirettamente, demolisce i capisaldi della nostra società. In particolare, si tocca e si cerca di influenzare e stravolgere molteplici sfere di realtà: dalla famiglia alla genetica, ai comportamenti sessuali, alla fluidità di genere, alla ambiguità della licenza totale come presunta affermazione della libertà, fino a nuovi indirizzi di educazione scolastica spesso dimentica della nostra storia, e anche fino all’imposizione di nuovi linguaggi e alterazioni espressive, fino al culto di concetti estremi in materia di clima e di nutrizione. Provenendo questo attacco complesso da diversi lati e fronti (compresi i discriminati veri o presunti) e agendo nella distrazione e talvolta nella poca sensibilità culturale della società borghese, esso ha permesso a nuove concezioni (e fanatismi) di pesantemente inserirsi negli interstizi della struttura sociale. I conservatori, anche per il fatto che molti di essi non hanno percepito il pericolo di questa rivoluzione strisciante e sottesa e non hanno saputo reagire tempestivamente, sembrano giocare oggi in difesa e si trovano a dover combattere contro molti pregiudizi.

Continua nel prossimo numero

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