«Grounding» dei Verdi

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Dalla Weltwoche del 23.06.2021 l’editoriale di Roger Köppel

Roger Köppel, Consigliere nazionale e capo-redattore della Weltwoche

Il Consiglio nazionale ha recentemente discusso un salvataggio da dieci miliardi di euro per le società elettriche svizzere di proprietà dei cantoni. Contro i voti dell’UDC, la maggioranza ha approvato il prestito di un miliardo di euro a spese dei contribuenti. Lo Stato salva le aziende di proprietà statale e i cittadini devono pagare. Questa è la vera follia della politica energetica svizzera.

Non è colpa di Putin se la Svizzera proclama il socialismo perfetto nel settore energetico. Il «grounding» è il risultato di errori fatti in casa. La svolta energetica rosso-verde sostenuta dal PLR e da Economiesuisse, nonché dagli ambienti giovanili liberal-borghesi, l’autoipnosi collettiva sotto il segno di previsioni climatiche apocalittiche, ha fatto sì che la posizione di politica energetica della Svizzera, un tempo esemplare, sia diventata gravemente vulnerabile.

Allo stesso tempo, i prezzi stanno salendo vertiginosamente per i consumatori. Anche questo è il risultato dell’abbandono da parte dello Stato del collaudato ed efficace approvvigionamento energetico. Non sono mancati gli avvertimenti («Pagherete di più per fare la doccia fredda!»), ma i peggiori timori di chi raccomandava prudenza, prima fra tutti e piuttosto solitaria all’epoca l’UDC, sono stati addirittura superati.

L’allora ministro dell’energia, Doris Leuthard, fece credere che il nostro Paese avrebbe potuto in futuro chiudere le centrali nucleari e ricavare la propria energia da pannelli solari e turbine eoliche. L’energia rimanente sarebbe dovuta essere importata dall’estero. Poiché l’energia eolica e quella solare devono essere sovvenzionate in modo massiccio, i prezzi cominciarono a impazzire già anni fa. La prima vittima fu l’energia idroelettrica svizzera, che improvvisamente non fu più redditizia.

Il secondo effetto collaterale della svolta energetica, che ha segnato la fine dell’energia, è stata l’esplosione della speculazione sull’elettricità in borse poco o per nulla trasparenti. A causa della dipendenza dall’estero imposta dallo Stato, le società statali sono state infatti costrette a intraprendere a rotta di collo transazioni a termine  a spese dei contribuenti. Apprendisti stregoni sul treno fantasma dei mercati, si dice che la sola Axpo, società energetica statale, sia stata attiva in trenta borse.

Qualche settimana fa è apparso chiaro che tutti i responsabili avevano completamente perso il controllo della situazione. In preda a un panico che ricorda la caotica ritirata delle truppe russe nel nord-est del Donbass, i vertici di Axpo si sono rivolti al Consiglio federale con la richiesta di concedere un prestito d’emergenza di quattro miliardi di franchi che nessuna banca aveva voluto approvare. Nel fine settimana il governo ha aperto le sue casse.

Ciò che è scandaloso non è tanto la supplica dei dirigenti aziendali sorpresi dall’esplosione dei prezzi. È soprattutto il comportamento del Consiglio federale a essere sconcertante. Simonetta Sommaruga ha dovuto ammettere nel corso del dibattito parlamentare che non era stato effettuato alcun audit approfondito prima della concessione del prestito. Le decine di migliaia di dipendenti federali erano oberati di lavoro? Ogni Svizzero che chiede un piccolo prestito allo sportello bancario viene passato ai raggi X con maggiore attenzione.

Per anni, Sommaruga ha evitato di rispondere a domande critiche, con la scusa che l’approvvigionamento elettrico era di competenza delle aziende. Al primo stress test, queste rassicurazioni si sono rivelate false. In caso di emergenza, non sono le società e i loro azionisti, ma i cantoni, a essere responsabili. Ma i cantoni, che hanno incassato grassi dividendi nei tempi migliori, si sono discretamente defilati. I contribuenti svizzeri si trovano così a essere responsabili, senza nemmeno sapere quali rischi siano ancora incombenti.

È necessaria un’indagine parlamentare approfondita. Il gruppo parlamentare dell’UDC ha chiesto una sessione speciale la prossima settimana per indagare sul caso Axpo, che in realtà è un caso del Consiglio federale. Il Parlamento, i contribuenti, devono finalmente dare un’occhiata ai libri contabili delle società elettriche con le loro acrobazie suicide in borsa. Il socialismo energetico di Stato è una minaccia concreta alla sicurezza e alla prosperità del nostro Paese.

Va inoltre messa in discussione l’argomentazione irrefutabile del governo secondo cui non ci sono alternative ai salvataggi aziendali come quello di Axpo, perché altrimenti la fornitura di energia elettrica in Svizzera crollerebbe. Questa affermazione è contraddetta dai politici preposti all’energia del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati. Gli Svizzeri, quasi non credendo ai loro occhi, stanno assistendo alla trasformazione del loro Paese, un tempo esemplarmente liberale, in una sorta di «kolkhoz» anche nel settore energetico, in un’economia pianificata senza uno schema, gestita sulla base di vincoli ed emergenze prodotte da un Consiglio federale sotto l’influenza della coalizione rosso-verde.

Infine, la buona notizia: il «Grounding» della transizione energetica è soprattutto un «Grounding» dei Verdi: è una rivelazione. Anche l’elettorato si è lasciato confondere. Il tempo delle illusioni è finito, l’incantesimo rosso-verde sta svanendo. Lo dimostra, tra l’altro, l’assordante silenzio che circonda il deposito nucleare nell’Unterland zurighese. In passato, i Verdi si sarebbero scatenati. Oggi manca loro la forza. Il pragmatismo sta tornando. Una salutare disillusione.

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