Gli Svizzeri si sono stufati della democrazia diretta?
V’è chi vuole vietare la raccolta di firme a pagamento e chi chiede di rendere più difficile (e costoso) l’esercizio dei diritti popolari per limitare il numero delle votazioni

Il municipale del comune di Centovalli, Ottavio Guerra, è preoccupato per la scarsa partecipazione dei cittadini alle votazioni federali e cantonali e, in una lettera intitolata «Democrazia a rischio» pubblicata su Il Paese lo scorso 20 settembre, sostiene che le cause sono dovute allo «sfinimento del cittadino che è chiamato alle urne nel corso di un anno troppe volte e su troppi temi», nonché a un certo disinteresse alla vita politica del paese da parte di una buona fetta dei cittadini «naturalizzati». Quale possibile rimedio, oltre all’introduzione del voto elettronico, propone il raddoppio del numero delle firme necessarie per la riuscita di iniziative (attualmente 100’000) e referendum (50’000) a livello federale, con conseguente diminuzione degli oggetti posti in votazione: così, a suo dire, vi sarebbe «sufficiente tempo per un dibattito di maggiore qualità e di maggiore impegno sui singoli temi».
Quando il rimedio è peggio del male
Si può anche essere d’accordo con la prima proposta, ma personalmente non condivido la seconda. È certamente condivisibile la preoccupazione per il crescente astensionismo, e infatti, nel maggio del 2014, avevo presentato al Gran Consiglio una petizione (respinta) con la quale – sull’esempio di quanto avviene con buoni risultati nel canton Sciaffusa – proponevo di rendere obbligatoria la partecipazione al voto in Ticino, applicando una piccola tassa a chi si sottrae a quello che la nostra Costituzione cantonale (art. 32) definisce un «dovere civico». Però, a ben pensarci, non è un dramma se sempre meno cittadini rinunciano a votare: in fin dei conti chi rinuncia a esercitare un proprio diritto è implicitamente d’accordo di delegare le decisioni a quei pochi o tanti che votano, e comunque non è detto che, aumentando la partecipazione, il risultato della votazione sarebbe diverso.
Ma rendere più complicato (e di conseguenza più costoso…) l’esercizio dei diritti popolari allo scopo di diminuire il numero di votazioni equivarrebbe a premiare gli astensionisti e penalizzare i bravi cittadini che apprezzano la bellezza della democrazia diretta e che la praticano volentieri, sia lanciando iniziative e referendum e sia partecipando al voto. La medicina proposta dal municipale di Centovalli sarebbe insomma peggio della malattia, perché, senza risolvere il problema dell’astensionismo, diminuirebbe il potere del popolo sovrano di controllare, ed eventualmente correggere, l’operato dei suoi rappresentanti eletti nei vari parlamenti, o di portare avanti nuove proposte.
Le conseguenze negative del voto per corrispondenza
Fra coloro che per vari motivi vedrebbero volentieri un aumento del numero di firme da raccogliere per la riuscita di iniziative e referendum, v’è chi – e fra questi, un po’ a sorpresa, il signor Guerra – giustifica tale proposta con il fatto che, negli ultimi decenni, la popolazione è aumentata mentre il numero delle firme necessarie è rimasto uguale. In apparenza questo ragionamento non fa una grinza, ma nella realtà raccogliere firme oggi è molto, ma molto, più difficile e costoso rispetto a una ventina di anni fa, e lo dice uno che, a differenza di tanti altri, parla con cognizione di causa, avendo lanciando una dozzina di iniziative a livello cantonale e comunale (più due come copromotore a livello federale) e avendo dedicato un migliaio di ore di lavoro – «off course» gratuitamente – alla raccolta di firme a favore delle stesse.
Un motivo di questo peggioramento è proprio da ascrivere a quel crescente disinteresse della gente verso la politica che preoccupa il signor Guerra. Ma il motivo principale è dovuto all’entrata in vigore del voto per corrispondenza, a partire dal 2004 per le elezioni federali e per tutte le votazioni federali e cantonali, e dal 2015, in Ticino, per le elezioni cantonali e comunali. Questa agevolazione era stata introdotta per accrescere la partecipazione al voto dei cittadini, ma non mi sembra che tale questo scopo sia stato raggiunto (e magari la stessa cosa succederebbe con il voto elettronico…). In compenso, per modo di dire, il voto per corrispondenza ha eliminato la possibilità di raccogliere facilmente e quasi gratuitamente in poche ore migliaia di firme – a livello cantonale – in occasione di elezioni o votazioni, quando tutti i cittadini che intendevano votare dovevano forzatamente transitare davanti alle bancarelle allestite vicino ai seggi di voto, per le quali, in quelle occasioni, era abbastanza facile trovare dei volontari disposti a lavorare per 3-4 ore.
Ora invece, per raccogliere lo stesso quantitativo di firme, occorre lavorare nelle piazze per almeno 600/800 ore (nell’arco di 60 giorni per i referendum e di 100 giorni per le iniziative), rendendo imprescindibile l’impiego di raccoglitori di firme a pagamento, senza i quali solo i sindacati (che impiegano personale stipendiato) e poche altre grosse organizzazioni potrebbero permettersi di esercitare con successo quei diritti che, da «popolari», diverrebbero «elitari».
Un’iniziativa lungimirante bocciata dal popolo
Proprio per limitare le negative conseguenze dell’introduzione del voto per corrispondenza, nel 2005 avevo lanciato un’iniziativa cantonale intitolata «Più potere al popolo con diritti popolari agevolati» con la quale si chiedeva di diminuire in Ticino il numero di firme necessarie per la riuscita di iniziative (attualmente ben 7’000 per quelle legislative e ben 10’000 per quelle costituzionali) e di referendum (7’000) a livello cantonale, e di aumentare il tempo a disposizione per la loro raccolta. Ma nel 2007 il popolo, con il 50,9% dei voti, bocciò quell’iniziativa – del cui comitato facevano parte sia il direttore di questo giornale, Eros Mellini, e sia, ma guarda un po’, lo stesso Ottavio Guerra – «condannando» così i futuri promotori di iniziative e referendum cantonali a metter mano al borsello e spendere ogni volta fra i 10’000 e i 15’000 franchi per far fronte al costo degli indispensabili raccoglitori di firme. No, caro Guerra, se pensa che la democrazia diretta sia a rischio, la soluzione non è quella di aumentare il numero di firme necessarie, ma semmai – specie in Ticino – proprio il contrario.
Firme falsificate: ecco il parere del Guastafeste
A tal proposito colgo l’occasione per informare i lettori che negli scorsi giorni ho inviato alla stampa e ai politici una dettagliata presa di posizione, basata sulle mie esperienze personali acquisite in 20 anni di attivismo politico sulle barricate, concernente lo scandalo delle firme falsificate scoppiato oltre Gottardo. In quel documento, che sarebbe utile far leggere agli allievi di Civica, ho spiegato con dovizia di esempi perché l’eventuale divieto di utilizzare raccoglitori di firme a pagamento – cosa che secondo un recente sondaggio della società Leewas sarebbe auspicata dall’84% dei cittadini elvetici – metterebbe a rischio la democrazia diretta. Chi è interessato a leggere quel testo lo può trovare sul sito della Lega dei ticinesi (www.mattinonline.ch), che lo ha pubblicato integralmente nella rubrica destinata alle opinioni dei lettori; oppure può richiederne una copia al sottoscritto inviando una richiesta via e-mail all’indirizzo ilguastafeste@bluewin.ch.
Tabella su iniziative costituzionali nei Cantoni
In questa tabella, aggiornata al 2019, sono riportate le norme in vigore nei vari cantoni per la riuscita di un’iniziativa costituzionale cantonale. Il Ticino è in fondo alla lista per quanto concerne il numero di firme richieste per rapporto al numero dei cittadini con diritto di voto, ed è anche uno dei cantoni che concede meno tempo per la loro raccolta. Dopo l’introduzione del voto per corrispondenza è praticamente impossibile raccogliere così tante firme (10’000) in così poco tempo (100 giorni) senza ricorrere a dei raccoglitori di firme a pagamento. Da notare che nel 2019 il popolo aveva approvato la riformetta decisa dal Gran Consiglio che aumentava il tempo per la raccolta delle firme da 2 mesi a 100 giorni, ma il confronto con gli altri Cantoni (in 7 dei quali addirittura non vi sono limiti di tempo, e in altri 7 vi sono limiti che variano dai 12 ai 18 mesi) evidenzia la ridicolezza di questo «alleggerimento».
L’iniziativa del Guastafeste «Più potere al popolo con diritti popolari agevolati», bocciata dal popolo nel 2007, proponeva di ridurre il numero delle firme a 5’500 e di aumentare il tempo per la loro raccolta 6 mesi, ciò che corrispondeva all’incirca alla media nazionale. Se l’iniziativa fosse stata accettata non sarebbe più stato necessario (o quasi) utilizzare dei raccoglitori di firme a pagamento, e le spese a carico dei promotori sarebbero state sensibilmente inferiori.

